Uno storico di sicura rilevanza, Marco Revelli, nel 2014, ha scritto un saggio il cui titolo si spiega da solo: “La lotta di classe esiste, e l’hanno vinta i ricchi”. La stessa tematica, con un titolo simile, è stata sviluppata l’anno scorso nel saggio di un
importante giornalista economico, Riccardo Staglianò: “Hanno vinto i ricchi”. Si ricordino appena i titoli di questi due saggi, per dire che si tratta di una caratteristica della realtà contemporanea che, sempre di più, si manifesta come brutalmente centrale ed evidente. I poveri insomma, invece di lottare per un mondo in cui tutti abbiano il giusto per vivere dignitosamente e abbiano pari opportunità per crescere, hanno preferito (o siano stati convinti a) accontentarsi e scegliere di adagiarsi nei piccoli privilegi che i ricchi (sempre più ricchi) lasciano graziosamente cadere dalle mense del capitale come elemosina. È quanto vien fatto di pensare ripensando a “Seconda classe” lo spettacolo della giovane compagnia laziale “Controcanto collettivo” che si è visto ad Albenga il 31 luglio scorso nel contesto del festival “Terreni creativi” 2025 (come sempre diretto da Maurizio Sguotti e giunto alla sua sedicesima edizione). La drammaturgia originale è firmata collettivamente, la regia è di Clara Sancricca, mentre in scena ci sono Federico Cianciaruso, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero, Clara Sancricca. Due tavolate conviviali: da una parte fratelli e sorelle e partner che discutono della loro vita “normale” di lavoratori e di persone di ceto medio-basso, dall’altra imprenditori alto borghesi e aristocratici che, pur spiantati, restano upper class. In ballo c’è la “fortunata” partecipazione di uno dei fratelli alla realizzazione e al lancio comunicativo di un lussuoso complesso residenziale, super esclusivo (ed escludente), con tutti gli annessi e connessi del caso e, tra questi, la chiusura e la privatizzazione di un segmento di spiaggia libera. Chiusura di un pezzo di spiaggia libera che è legato alla vita e ai ricordi di quei fratelli e diventa la pietra d’inciampo su cui s’innesta il nodo drammaturgico (è Andrea Mammarella l’attore che incarna con bella efficacia il personaggio su cui si palesa questa consapevolezza). Scopriranno quei fratelli che in fondo il fatto che l’umanità sia divisa in classi e che no, le persone non sono tutte uguali e non hanno uguali diritti e pari opportunità (e sostanzialmente nemmeno uguali doveri), non è qualcosa di totalmente estraneo a loro: lo condividono sostanzialmente come “normale”, lo hanno introiettato come visione del mondo e ne accettano passivamente, a cominciare dalle piccole cose della loro esistenza (la festa di matrimonio, i sogni di un piccolissimo imprenditore, il rapporto con gli altri), il condizionamento materiale e soprattutto culturale. Materiale e culturale, esattamente in quest’ordine, e sarebbe necessario ricordarselo politicamente. Non raccontiamo oltre perché è giusto che gli spettatori possano godersi il dispiegarsi dell’intreccio e perché lo spettacolo è ancora gli inizi del suo percorso, ma è importante sottolineare che la caratteristica più rilevante di esso è la leggerezza complessiva (concept, drammaturgia, prove attorali, dialoghi, tempi comici) che resta intelligente e sapientemente gestita e non degrada mai in moralismo e banalità. Non è poco.
Albenga, Festival “Terreni Creativi 2025, 31 luglio 2025, Azienda Agricola Bio/vio.
Drammaturgia originale di Controcanto Collettivo, regia di Clara Sancricca, con Federico Cianciaruso, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero, Clara Sancricca. Scene di Michelle Paoli, disegno luci di Martin Emanuel Palma, organizzazione di Alessandro Balestrieri, costumi di Moris Verdiani. Produzione Teatro Stabile dell’Umbria.
Foto Luca Del Pia
