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“Gente spaesata” lo spettacolo che la giovane compagnia romana “Russotto/Eburnea” ha proposto a Noto in Sicilia il 24 agosto scorso nel contesto dell’interessante Festival teatrale “Codex 2025”, è un lavoro che, se da un lato presenta una positiva

qualità teatrale di fondo (drammaturgia, costruzione complessa della azione, ritmo, recitazione), si scontra tuttavia con l’enormità del tema filosofico-esistenziale scelto: il nichilismo. Un tema trattato da millenni in tutte le salse e con tutti i linguaggi artistici (diciamo dal biblico Ecclesiaste a Vasco Rossi, da Giacomo Leopardi a Sarah Kane) e che difficilmente può esser maneggiato con equilibrio senza rischiare l’ovvietà a ogni battuta. Un tema che, com’è evidente nello spettacolo e dichiarato, in questo caso è tratto da Nietzsche e dalla divulgazione di Galimberti ed è impastato con una poesia di Cesare Pavese (“Gente spaesata” da “Lavorare stanca”) da cui è tratto anche il titolo dello spettacolo. Concretamente: drammaturgia e regia sono firmate da Sofia Russotto, in scena ci sono Michele Eburnea, Filippo Marone, Gaja Masciale. Ma proviamo a andare un po’ più in profondità: «due ragazzi senza desiderio né scopo discutono su come cambiare il mondo affogando le loro giornate tra musica, alcool e cocaina – così recita la sinossi -. Un alto muro di casse e una consolle da dj sono gli strumenti del loro divertimento distruttivo. Il loop tossico della loro quotidianità viene interrotto dall’arrivo di una giovane donna che sconvolge da subito il fragile equilibrio della casa dando inizio ad un pericoloso vortice di eventi che li metterà di fronte alla scelta più difficile della loro vita». La pesante dipendenza tossica (da una sostanza stupefacente, da un dolore, dall’inerzia della volontà, dalla banalità e dalla violenza opprimenti della cultura circostante) copre, allevia e al contempo aggrava, un assoluto vuoto esistenziale. Scatta da qui in poi una serie di domande che attraversano lo spettacolo e spesso restano sospese: di che natura è questo vuoto angosciante? Attiene alla natura dell’uomo? È indotto da una cultura? È legato alla cultura dell’Occidente contemporaneo e alla posizione che in essa hanno i giovani, i nostri giovani? Inoltre quale sarà, quale potrebbe o dovrebbe essere la scelta più difficile della loro vita? Forse accettare la vita nella sua mediocrità? Tenersi lontani dal veleno dei miti e delle ideologie (quelle del novecento appena trascorso, la cui militanza oggi è culturalmente rozza, o quelle più subdole e feroci del presente)? Accettare di crescere (indipendentemente dal desiderio di farlo) e mettersi in gioco nella sfida dell’amore adulto (adulto, un aggettivo di cui è facile sentire l’inappropriatezza) e della responsabilità sul futuro del mondo? Non è giusto spoilerare oltre perché questo lavoro deve ancora crescere e girare e perché la sua costruzione presenta un intelligente klimax emotivo che val la pena di rispettare. Come val la pena di sottolineare anche il ritmo dei dialoghi, indice di un’apprezzabile professionalità che non sempre è presente nella giovane ricerca teatrale. Così come è apprezzabile l’inserimento secco, straniante e inatteso della poesia di Pavese nel contesto dell’azione: al di là del soggetto, è il nichilismo appunto il contenuto di tale composizione, quell’“ospite inquietante” che si prende la vita e non la restituisce integra, se non a un prezzo altissimo di dolore e morte. È un inserimento interessante che punteggia il dispiegarsi lineare dello spettacolo e ne approfondisce - senza banalizzarlo - il senso. È un inserimento fecondo perché, seppure in questo caso non è del tutto perspicuo e chiarificante, in quanto la poesia di Pavese appare lontana dal contesto della vicenda inscenata, tuttavia potrebbe rivelarsi un interessante campo di ricerca formale (con altrettanto tasso di pensiero, ma forse più concreto) per questo giovane ensemble.

Noto, Festival “Codex”, tredicesima edizione, dal 22 agosto 2025 al 12 ottobre, direttore artistico Salvatore Tringali. 24 agosto 2025, Ex Magazzini della Stazione di Noto, spettacolo: “Gente spaesata” compagnia “Russotto/Eburnea”:  Drammaturgia originale di Sofia Russotto. Regia di Sofia Russotto. Con Michele Eburnea, Filippo Marone, Gaja Masciale. Produzione: Colline Far. Con il sostegno di BeiRicordi. 

Foto Federico Russotto