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Piccolo Bellini
Stagione 2025-2026

23 settembre > 28 settembre
INCONTRO
uno spettacolo di Collettivo lunAzione
progetto e regia Eduardo Di Pietro
con Federica Carruba Toscano e Lorenzo Izzo
produzione Collettivo lunAzione
Un incontro scolastico. Quella donna che si presenta alla platea degli studenti è
sopravvissuta a un disastro, la morte violenta ed accidentale di un fratello
innocente. Guardatela. Anche quello studente che si solleva rabbioso, in cerca di
attenzione e di senso, è sopravvissuto a un disastro familiare. Nonostante forse il
fratello defunto non fosse innocente, guardatelo. Due individui, questi sopravvissuti,
che costituiscono la più elementare forma di società, modelli d’umanità estratti dal
quotidiano e calati in una situazione estrema. Le loro posizioni sono simmetriche:
divorati da un vuoto, entrambi cercano di muoversi tra le macerie del Sud e le
rovine delle rispettive esistenze. Il loro incontro incide la nostra vita comunitaria,
creando una ferita che ne lascia intravedere le interiora. Guardatele.

30 settembre > 5 ottobre
LA VACCA
di Elvira Buonocore
regia Gennaro Maresca
con Vito Amato, Anna De Stefano, Gennaro Maresca
Produzione B.E.A.T. teatro
Estate torrida in un’imprecisata periferia napoletana. Una terra apatica e schifa,
annientata da una volontà di potenza e sviluppo industriale che non conosce legami
né bisogni. Qui due fratelli giovanissimi, Donata e Mimmo, vivono un’esistenza
piccola e quasi incosciente, ignota agli adulti. Schiacciati dall’indifferenza su un
eterno grigiore, i corpi sembrano spenti. Non arde una passione. Eppure qualcosa
accade. Donata rompe il quadro grigio della propria adolescenza semplicemente
guardandosi. L’inadeguatezza delle sue forme piccole, di quel seno mai sbocciato e
tanto voluto, pongono al centro della scena qualcosa che prima era assente: il
desiderio. Fonte inestimabile di eventi è il desiderio, che esplode con l’arrivo di Elia,
un uomo misterioso, per il quale Donata cova una passione crescente. Luminosa.
Così innescata, la meccanica del desiderio non si può più fermare. Le aspettative dei
personaggi, adesso visibili, viaggeranno da sole, mescolandosi tra loro e
intimandosi le une con le altre di fare ciò che vogliono. Con delicatezza, con
prepotenza.
Una favola neorealista. Una storia in cui, per eccesso di realtà, la fiaba esplode
inevitabile. Costruita su una serie di tentativi, La vacca racconta il desiderio e la sua
fragile, radicale esistenza fuori dalle logiche del benessere e del potere. Una storia
d’amore e di animali i cui corpi, stando al mondo, sono pronti al saccheggio.

dance&performance
11 ottobre > 12 ottobre
STELLA
coreografie e regia Luciano Padovani
in scena Luciano Padovani, Roberta Piazza e Andrea Rizzo
una produzione Compagnia Naturalis Labor
Il “comunicato numero uno” delle BR viene fatto trovare a Roma ad un giornalista
del “Messaggero” avvertito telefonicamente. È all’incirca mezzogiorno di sabato 18
marzo, due giorni dopo il sequestro di Moro. In una busta arancione di formato
commerciale, abbandonata sulla parte superiore di un apparecchio per fotografie
formato tessera che si trova in un sottopassaggio di largo Argentina, ci sono cinque
copie del comunicato e una foto Polaroid che ritrae Moro, in maniche di camicia,
seduto sotto una bandiera con la stella a cinque punte e la scritta "Brigate Rosse".
'Questo è quanto ci racconta il coreografo Padovani nel suo nuovo Stella. Uno
spettacolo che segna un importante momento nella ricerca artistica di Padovani,
uno spettacolo dove la maturità del creatore, le approfondite ricerche
sull’argomento, il vissuto del coreografo (allora studente universitario in pieno
periodo di lotte e di terrorismo) sono presenti, forti, diventano materia plasmata
attraverso i corpi e la voce dei due magistrali interpreti, Roberta Piazza e Andrea
Rizzo. Con loro entriamo in un covo di brigatisti, quel covo…una scena di interno
abitata e mossa da emozioni intense e momenti di grande umanità e poesia,
un’atmosfera calda fatta di illusioni e proiezioni, suggerite con grande maestria
dalla costumista Lucia Lapolla'.
Elisabetta Calvi

14 ottobre > 19 ottobre
SPIRITILLI E ALTRI MOVIMENTI
di Enzo Moscato
regia Costantino Raimondi
con Annalisa Arbolino, Liliana Castiello, Carlo Geltrude, Michele Ferrantino
e Fiorenza Raimondi
produzione Teenspark di Antonio Nardelli
Spiritilli di Enzo Moscato con Little Peach e Cartesiana formano il trittico
Ritornanti,titolo mutuato da Anna Maria Ortese.
Con la messa in scena di Spiritilli, testo del 1982, di Guerra di religione del 1989 e di
Trompe l'oeil del 2004, accorpati sotto il titolo di "Spiritilli e altri movimenti”, torno
alla drammaturgia di Enzo Moscato dopo aver messo in scena nel 2004-06
Aquarium Ardent, realizzato in versione francese a La Imprimerie a Parigi e a La
Guillotine a Montreuil.
Il racconto è un momento di affabulazione, è ritornare bambini rimanendo incantati
in una storia magica: la fascinazione della favola classica, trasmessa attraverso
l’eco di credenze popolari, la casa come luogo metafisico abitato da presenze
buone,bonarie o malefiche. La favola narra di vicende tragiche,a tratti comiche,di
Nannina,Totore e Tittinella,giovane famiglia alla ricerca di una casa. Gli altri
“movimenti”sono due racconti: Trompe l’oeil e Guerra di religione, anch’essi ricchi
di atmosfere oniriche tra sacro e profano.
Enzo Moscato è un visionario e viaggiatore instancabile dell'animo-mito,dell'animo-
tempesta.Incarna da solo la definizione del poeta in movimento continuo senza
mezze misure,la cui opera trasmette il senso fisico del piacere attraverso la potenza
figurativa delle immagini e la straordinaria musicalità della lingua. Per le regie dei
testi di Enzo, ho utilizzato il mio linguaggio che dal corpo,attraverso il gesto,
esprime il pensiero e le emozioni un immaginario collettivo con movimenti
obliqui,soffi e sudori. Gli spettacoli si intrecciano e agiscono in azioni del volere o
non, partire o restare, entre rêve et réalité.
Costantino Raimondi

21 ottobre > 26 ottobre
5 novembre > 16 novembre
I POETI SELVAGGI DI ROBERTO BOLAÑO
Indagine su cittadini poco raccomandabili
UNA CONFERENZA SPETTACOLO IN TRE CAPITOLI
testo, drammaturgia, traduzioni e voce narrante Igor Esposito
regia Daniele Russo e Igor Esposito
voce dei poeti Daniele Russo
produzione Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini
“Un poeta può sopportare di tutto. Il che equivale a dire che un uomo può
sopportare di tutto. Ma non è vero: sono poche le cose che un uomo può
sopportare. Sopportare davvero. Un poeta, invece, può sopportare proprio di tutto.
In questa convinzione siamo cresciuti. Il primo enunciato è vero, ma conduce alla
rovina, alla follia, alla morte”. Basterebbe questo incipit, tratto da uno dei racconti
di “Chiamate telefoniche”, a dimostrare la passione che nutriva Roberto Bolaño per i
poeti e la poesia. Una passione, un’attenzione e una cura che lo scrittore cileno,
ogni volta che ha potuto, ha sempre ribadito esplicitamente. Difatti l’incipit del
racconto dal titolo “Enrique Martín” è solo uno dei numerosi indizi che lo scrittore ha
disseminato nella sua opera in prosa, dove c’è quasi sempre una porta o una
finestra dalla quale si affaccia un poeta o arriva l’eco di alcuni memorabili versi.
Questo aspetto emerge anche dalle numerose interviste o dai saggi e discorsi
raccolti nel volume “Tra parentesi”. Fino a giungere ad uno dei suoi capolavori: “I
detective selvaggi”, dove i due protagonisti, Arturo Belano e Ulises Lima, non sono
altro che l’alter ego dello scrittore cileno e del poeta messicano Mario Santiago,
fondatori insieme a Bruno Montané, negli anni ’70, a Città del Messico, del
movimento poetico denominato l’Infrarealismo. Ma quasi tutti i poeti amati da
Bolaño sono ancora inediti in Italia. Ecco allora che la conferenza-spettacolo dal
titolo: “I poeti selvaggi di Roberto Bolaño” prova a costruire un viaggio nella foresta
dove svettano, come alberi o fiori imprescindibili, i poeti amati dallo scrittore cileno.
Poeti e poesie sulle quali si è plasmata l’estetica e il gusto del grande scrittore
cileno. La conferenza-spettacolo si dipanerà in tre capitoli che prenderanno corpo in
tre serate, formando un unico flusso narrativo, ma ogni capitolo potrà anche essere
ascoltato separatamente. La messa in scena avrà due voci: quella narrante
incarnata da Igor Esposito, quella dei poeti incarnata da Daniele Russo e le musiche
di Massimo Cordovani.”
Igor Esposito

dance&performance
1 novembre > 2 novembre
IL CANTO DELLE MANI
liberamente ispirato a La Gatta Cenerentola
coreografia Gabriella Stazio
musiche originali Luigi Stazio
musiche E’ Zezi Gruppo Operaio di Pomigliano d’Arco e della tradizione
campana
produzione Movimento Danza, Ministero della Cultura, Regione Campania
I gesti, i suoni, i simboli rimbalzano e riecheggiano trasportati dal mare. Nasce così
Il canto delle mani su musiche della tradizione popolare campana alternate a
musiche originali: uno spettacolo in cui contaminazioni e sovrapposizioni convivono
nel medesimo spazio/tempo. Il ritmo della danza si gioca in un susseguirsi di
immagini che si compongono e si scompongono dando vita a uno spettacolo in cui
la forza evocativa della simbologia arcaica e rituale è “tradotta” in un linguaggio
coreografico contemporaneo.

18 novembre > 30 novembre
TOTALE
drammaturgia e regia Pier Lorenzo Pisano
con Gioia Salvatori, Andrea Cosentino
produzione Cranpi, Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini
con il contributo di MiC – Ministero della Cultura
Totale è la storia di un amore finito. Una lunga lettera d’addio srotolata da lei e da
lui, fatta di oggetti, ricordi, strappi e macchie di caffè. Una coppia ridiscute tutto
quello che è stato, nella loro storia, nelle loro identità e nel mondo intorno,
passando per il mesozoico, per i primi denti da latte, fino al momento della rottura.
Due voci ironiche e malinconiche decostruiscono le loro vite e la loro relazione
attraverso le cianfrusaglie che le hanno circondate, nel tentativo impossibile di
scomporre e dare un valore ad ogni momento insieme, e dare un senso alla fine.
«Le parole che si dicono su un palco creano la realtà, il passato e il futuro. Due voci
impastano le loro parole per creare un mucchio di ricordi, nel tentativo di farli
impigliare e sommare in un unico, nuovo, totale. Due linguaggi si uniranno per
creare una storia d’amore che nasce e finisce, tra risate, dolori, cianfrusaglie».
Pier Lorenzo Pisano

4 dicembre > 21 dicembre
NEANCHE PARENTI
creazione e drammaturgia Gabriele Russo e Arianna D’Angiò
con la Compagnia Bellini Teatro Factory
produzione Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini
Uno spettacolo collettivo nato in prova, che indaga la famiglia come luogo di legami,
conflitti e identità. Un processo aperto, senza copione, che attraversa memorie e
ruoli. Non una destinazione, ma un inizio.

13 gennaio > 18 gennaio
U PARRINU
La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia
di e con Christian Di Domenico
regia Christian Di Domenico
Mi capita spesso di rimanere stupito quando mi dicono che i grandi, e intendo i
grandi uomini, andavano in un posto da mortali come il mare, da corpi di peccatori
buttati al sole. D’estate magari, in Sicilia,dentro quel caldo d’inferno.
È che uno non se l’immagina proprio. Ma il futuro parrinu di Brancaccio, a Palermo,
assassinato dalla mafia nel settembre novantatré davanti casa con un colpo di
pistola alla nuca, al mare ci andava eccome. Perché era nu parrinu strano.
Anticonformista. Che metteva i calzoni. E ci andava con i ragazzini delle periferie
perché, almeno una volta, giocassero lontano dalle strade.
Ecco, la storia di Christian inizia proprio al mare, su una scogliera, precisamente. La
mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia; una storia semplice, narrazione
di un attore solo con na pocu di musica. Nu ricordu sfumato, che si snoda tra fatti di
cronaca, politica e lotta sin da quella prima giornata di mare coi bambini du parrinu
strano coi calzoni.
Lì Christian fa esperienza dell’onore dei mafiosi, obbligati sin da bambini a non
chiedere mai scusa a nessuno. Ma il ragazzo impara anche l’onore del perdono, che
Pino porterà a san Gaetano di Brancaccio, quartiere con la più alta concentrazione
mafiosa dell’intera Sicilia, e che manterrà sempre fino a quel giorno di metà
settembre novantatré.
Qualche anno dopo Christian ritorna su quella scogliera. E inizia da lì, dal suo
ricordo, a raccontarci di Pino, dell’amico di famiglia, dell’uomo di chiesa, del
maestro di scuola. Che aveva imparato a perdonare, in punto di morte, la violenza
di chi ne era incapace e già gli puntava la pistola alla nuca. Ed era sicuro che il
perdono, con l’esempio e il racconto, potesse essere insegnato.
“Ho incontrato molta gente di Chiesa… e tutti mi hanno detto: non ti preoccupare
che Dio ti perdona… Io, su questo, ho spesso dubitato che possa perdonare uno
come me, di quello che ho fatto io… soprattutto adesso che forse ho ammazzato un
santo… figuriamoci… quante possibilità di perdono posso avere io?” (Salvatore
Grigoli, assassino di Padre Pino Puglisi)

dance&performance
24 gennaio > 25 gennaio
TO MY SKIN
coreografia Antonio Ruz e Mauro de Candia
danzatori Manuela Facelgi, Nicolas Grimaldi Capitello, Leopoldo Guadagno,
Marta Ledeman, Francesco Russo, Antonio Tello
produzione Cornelia
In ogni parte del mondo le popolazioni stanno provando sulla propria pelle i vari
modi in cui il cambiamento climatico può provocare disastri sul nostro pianeta.
Attraverso il corpo la compagnia Cornelia vuole interpretare gli effetti estremi del
calore e del gelo pensando alle grandi estinzioni di massa. L’obiettivo è di riflettere
scuotendo l’animo delle persone che non danno il giusto valore alla tematica,
attraverso immaginari apocalittici che fanno parte di periodi storici dilatati e lontani,
ma che potrebbero ripetersi. Dipende tutto da noi.
To my skin è un dittico di danza contemporanea che propone due interpretazioni
distinte ma complementari dello stesso tema centrale, attraverso le coreografie
originali di Antonio Ruz e Mauro de Candia.

29 gennaio > 15 febbraio
ASFALTO
Poema fisico e musicale per 7 attori
regia e coreografia di Michela Lucenti / Balletto Civile
con la Compagnia Bellini Teatro Factory
produzione Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini
"A partire dalle biografie dei ragazzi coinvolti, Balletto Civile vuole creare uno
spettacolo di drammaturgia fisica proponendo un processo artistico in cui la parola è
profondamente connessa al corpo.
Si può fare poesia del proprio vissuto, di quello che ci abita?
Le vite, raccontate, vengono riscritte in una forma di spoken- word mescolando
ritmo e metrica per dare vita a veri e propri monologhi fisici e vocali che attraverso
un filo rosso si collegano dando voce a uno spaccato generazionale. In un
contemporaneo apparentemente privo di senso proponiamo un viaggio emotivo e
potente nei temi dell’appartenenza, dell’identità, del dubbio.
In uno spazio vuoto alla luce di alcune lampadine appese prende vita un poema
fisico che parte dal singolo per diventare comunitario.
Un flusso di pensiero in cui gli interpreti si passano il testimone fino ad accordarsi in
una falange vitale che crea, nel vuoto, con i corpi il proprio rito.
Un lavoro di gruppo sulla potenza dell’agire e del reagire, per dare voce in modo
irruento costruendo insieme un pensiero sull’urgenza di condividere, creare,
rispondere."
Michela Lucenti

dance&performance
19 febbraio > 22 febbraio
AU REVOIR MIROIR
L'eterno viaggio alla ricerca della felicità
un'opera di danza per sette danzatori, cinque attori e cinque specchi
coreografie Paolo Mohovich
drammaturgia e testo Cosimo Morleo
musiche originali eseguite anche dal vivo Max Fuschetto
danzatori / EkoDance Project Francesca Raballo, Gaia Triacca, Andrea Carozzi,
Miu Sasaki, Leonardo Urgese, Chiara Colombo, Jennifer Mauri
attori / Teatro dell'Altro Andrea Car, Davide Bombardelli, Marco Greco, Sara
Mozzi Zangari, Davide Sardella
produzione Teatro dell'Altro
Au revoir miroir è il solitario percorso di ricerca di sé, del proprio posto nel mondo e
della felicità. Il titolo richiama l'atto simbolico del congedarsi dal proprio riflesso:
uno specchio che diventa metafora di confronto con il proprio passato, le
aspettative e le paure che accompagnano ogni esistenza. Tre diverse declinazioni
dell'amore accompagnano il cammino della protagonista: il primo amore, l'amore da
attraversare e l'amore incondizionato. Paolo Mohovich ha sapientemente intrecciato
il linguaggio della prosa con quello della danza, creando una straordinaria fusione
artistica.

24 febbraio > 1 marzo
IL SEN(N)O
di Monica Dolan
titolo originale The B*easts
dramaturg e traduzione Monica Capuani
adattamento e regia Serena Sinigaglia
con Lucia Mascino
produzione Teatro Carcano
Alla fine tutto si riduce a una sola domanda: pensiamo che il seno sia una cosa
oscena oppure che sia quello che è e basta?
Una psicoterapeuta si trova a dover valutare un gesto mai compiuto prima. Una
madre ha preso una decisione sul corpo di sua figlia e questa decisione scatena
intorno a lei una serie di conseguenze e di reazioni sempre più fuori controllo.
Un monologo volutamente sfidante, Il Sen(n)o ci conduce nell’esplorazione di un
tema terribilmente attuale: come l’esposizione precoce alla sessualizzazione e alla
pornografia nell’era di internet abbiano inciso profondamente sulla nostra cultura.
Scritto da Monica Dolan e tradotto da Monica Capuani, dopo un enorme successo in
Inghilterra Il Sen(n)o debutta per la prima volta in Italia interpretato da Lucia
Mascino con la regia di Serena Sinigaglia.

3 marzo > 15 marzo
L’ULTIMA CORSA DI FRED
tre febbraio millenovecentosessanta
di Mario Gelardi e Giuseppe Miale di Mauro
regia Peppe Miale
con Massimo De Matteo
e con Floriano Bocchino (pianoforte), Ciro Riccardi (tromba), Claudio Marino
(batteria)
produzione Ente Teatro Cronaca
3 febbraio 1960, una Ford Thunderbird sfreccia per le strade di Roma alle sei e venti
del mattino.
La folle corsa di quell’auto verrà fermata da un camion con cui si scontrerà.
Non occorre molto perché gli inconsapevoli spettatori di quella scena si rendano
conto che, alla guida di quell’auto, c’è Fred Buscaglione.
Una vita ed un successo lampo, finita con altrettanta immediatezza, una vita tra il
fumo dei locali italiani ed europei a interpretare il ruolo del taciturno e imprevedibile
cantante da night, un ruolo che forse non gli apparteneva tanto.
Una storia raccontata da un testimone casuale, di quella vita breve, appena
quarant’anni, un fan qualunque come ce ne sono ancora oggi.
È il sogno del fan. Che non immagina ad occhi aperti ma agisce, fa, ripete
fisicamente replica il mito. E nel mito specchia il proprio vissuto, rendendolo per
quanto possibile parallelo alle vicissitudini dell’Altro. Altro che il Fan scruta, spia,
insegue, ma non raggiunge mai. Anche perché l’Altro, infine, schizza via e la scelta
da fare, stavolta, è diversa.
Peppe Miale

17 marzo > 22 marzo
VAUTOURS (AVVOLTOI)
di Roberto Serpi
interpretato e diretto da Sergio Romano, Roberto Serpi, Ivan Zerbinati
produzione Fondazione Teatro Due
In un indefinito ambiente sotterraneo vivono tre uomini che hanno perso l’unica
cosa che conta davvero: il loro lavoro. Avere un’occupazione stabile è il solo modo di
esistere e di non essere soli al mondo, ma ora è tutto perduto. I tentativi per
rientrare in Azienda si succedono in un crescendo goffo ma inarrestabile che mette
a nudo la loro vera anima fino a quel momento assopita dalla routine. Uno spaccato
cinico di un'umanità anestetizzata moralmente ed eticamente che non si ferma
davanti a nulla per raggiungere lo scopo, e che non piange e non ride più, da un bel
po’ di tempo. Un avvoltoio appollaiato che aspetta la sua carogna.
Per gli attori Vautours (Avvoltoi) è un vero gioco dai ritmi serrati, che segue le orme
della struttura del giallo e oscilla fra la tensione di un continuo sentimento di
sospensione e le paradossali conseguenze a catena innescate da una irresistibile
dinamica testuale.
Un lavoro di messa in scena corale che, in un ambiente nudo e privo di appigli
scenografici o sonori, fa risuonare con maggiore potenza la delicata intensità del
lavoro degli attori, impegnati in un’indagine sulla ricerca del proprio posto nel
mondo, forse addirittura sul senso della vita.

24 marzo > 29 marzo
CHI RESTA
uno spettacolo di Matilde Vigna e Anna Zanetti
testo Matilde Vigna
regia Anna Zanetti
con Daniela Piperno, Matilde Vigna
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, La Corte Ospitale
Una figlia perde l’ultimo genitore, la madre, e rimane sola a doversi occupare di
ricostruire una vita propria a partire dai cocci della vita di prima. I ricordi arrivano
all’improvviso, inattesi, dolorosi, e si fanno concreti, perché la madre compare,
come per magia, ad aiutare la figlia ad uscire da queste tenebre apparentemente
senza fine. Perché i nostri morti sono sempre con noi, appena al di là del nostro
sguardo. Il progetto registico di Matilde Vigna e Anna Zanetti sviluppa le immagini
racchiuse nel testo attraverso un lavoro sulla relazione tra due attrici, nella cornice
di un paesaggio interstellare fatto di video, luci e sonorizzazioni. Questo spettacolo
parla delle responsabilità che sommergono, della grottesca burocrazia post-mortem,
di un dolore che divora tutto e che riporta all’infanzia. La madre però è ancora lì e ci
accompagna in un fantastico viaggio oltre la gravità terrestre fino ai buchi neri: un
viaggio cosmico, scientifico, narrativo e visivo.

dance&performance
11 aprile > 12 aprile
NOĒSIS
coreografia Vincenzo Capasso
regia e drammaturgia Vincenzo Capasso e Martina Fuccillo
produzione Corporea-mente
La siepe del divieto, e dietro, le infinite possibilità della libertà. La libertà di fare, la
libertà di scegliere e di rompere in fine i lacci del potere. Cinque danzatori esplorano
il dubbio, si interrogano sul significato della parola equilibrio, ricercano il
fondamento della condizione umana. E portano in scena il divenire verso l’ignoto.

14 aprile > 19 aprile
WEEK-END
di Annibale Ruccello
regia Martino D’Amico
con Sabrina Scuccimarra, e cast in via di definizione
produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi
Il fine settimana di una professoressa di lingue, di origini meridionali, trapiantata a
Roma: Ida. Una zitella acida e zoppa, sola, nella cui giornata, fatta di piccoli e
grotteschi riti quotidiani, s’insinua qualcosa di torvo….
La donna seduce Narciso, un idraulico più giovane di lei, e sembra avere macabri
istinti sessuali anche su Marco, un adolescente a cui è solita dare ripetizioni
pomeridiane. La casa, unico ambiente della pièce, sembra rispecchiare i suoi
frammenti identitari, assumendo così un aspetto triste, sinistro, macabro ed
inquietante; in realtà, l’autore si diverte con lo spettatore, e sembra volerne sfidare
l’indole voyeuristica e la tendenza a giudicare.
Ruccello, infatti, definisce questo testo un esperimento sullo spettatore.
Le scene, una dopo l’altra, svelano un diverso aspetto dei personaggi, offrendo loro
un’altra possibilità, un’umanità toccante e profonda, che disorienta via via
qualunque affrettata valutazione. La solitudine di Ida acquista man mano una
struggente vitalità. Il finale, del tutto inaspettato, è uno spiazzamento totale.
Le musiche vanno da Mozart ai Ricchi e Poveri; il parlato, dal dialetto stretto
all’italiano … come a voler attestare e difendere, attraverso forme tanto differenti
fra loro, la libertà e la possibilità di vivere in modo diverso, al di là di ogni
consuetudine e tradizione.
Martino D’Amico

21 aprile > 26 aprile
FAVOLA
testo di Fabrizio Sinisi
regia, scena, costumi Giorgia Cerruti
in scena e in video Giorgia Cerruti e Davide Giglio
con la partecipazione video di Elvis Flanella e di Ulla Alasjarvi
Uno spettacolo di Piccola Compagnia della Magnolia, realizzato in coproduzione
con TPE/Teatro Piemonte Europa, CTB/Centro Teatrale Bresciano, Teatro
della Città/Catania, Gli Scarti/La Spezia
Una donna e un uomo, due genitori, sono chiusi in una stanza. Per una ragione
oscura che viene nominata solo alla fine, non possono uscirne. In questo spazio
claustrofobico, dominato da un grande muro-schermo, la donna inscena tre visioni.
In ogni episodio lei "G." e il marito "D." sono protagonisti di una violenza, una
sopraffazione dell’uomo sulla donna, del potente sull’inerme. Sul palco - luogo del
reale - i protagonisti G. e D. ripercorrono le favole del proprio dolore, ogni giorno,
nell'arco temporale che sta tra il sonno e il risveglio. Il ponte di accesso a questa via
oscura è un grande schermo che genera visioni: è il cranio di G., il luogo del
rimosso, della trasformazione, o il setaccio della memoria di sequenze perdute.
FAVOLA attraversa i territori della realtà e del sogno, creando un’osmosi tra i
linguaggi specifici del palcoscenico e della video-art. Ogni episodio è un punto di
snodo della modernità occidentale, un momento chiave per capire la contraddittoria
identità del presente. La “piccola” storia personale dei protagonisti è una cornice
scatenante che allaccia un’opera in cinque atti (un prologo, tre sogni, un epilogo)
dove il braccio maestro è un teatro politico poeticamente incastonato nella tragedia
dei perdenti, di coloro che - nella grande Storia - scompaiono affinché sorga una
nuova civiltà, in una parata inarrestabile di diseguaglianze. Fabrizio Sinisi, enfant
prodige della drammaturgia nazionale, premiato col Premio Nazionale dei Critici di
Teatro, scrive appositamente per Davide Giglio e Giorgia Cerruti - anime fondatrici
della Piccola Compagnia della Magnolia - un testo abissale e visionario, poetico e
politico, un gran teatro del mondo severamente affacciato su un barocco
postmoderno e fiammeggiante. La creazione di Piccola Compagnia della Magnolia,
ispirata al Calderón di Pasolini, è idealmente dedicata al poeta friulano.

5 maggio > 10 maggio
LA SEMPLICITÀ INGANNATA
di e con Marta Cuscunà
co-produzione Centrale Fies, Operaestate Festival Veneto
La Semplicità ingannata riporta alla luce la voce di un gruppo di giovani donne che,
nel Cinquecento, lottarono contro le convenzioni sociali, rivendicando libertà di
pensiero e di critica nei confronti della cultura maschile.
La Semplicità ingannata parla del destino collettivo di generazioni di donne e della
possibilità di farsi “coro” per cambiarlo.
Nel Cinquecento avere una figlia femmina equivaleva ad una perdita economica:
agli occhi dei padri era una parte del patrimonio economico della famiglia che
andava in fumo al momento del matrimonio. Una figlia bella e sana era
economicamente vantaggiosa perché poteva essere sposata con una dote modesta.
Una figlia brutta o con qualche difetto fisico necessitava invece di una dote più
salata. Per questo i padri di famiglia escogitarono una soluzione alternativa per
sistemare le figlie in sovrannumero: la monacazione forzata.
Arcangela Tarabotti e le Clarisse del Santa Chiara di Udine attuarono una forma di
resistenza all'utilizzo delle vocazioni religiose a fini economici davvero unica nel
suo genere. Queste donne trasformarono il convento in uno spazio di
contestazione, di libertà di pensiero, di dissacrazione dei dogmi religiosi e della
cultura maschile con un fervore culturale impensabile per l'universo femminile
dell'epoca. L'Inquisizione cercò con forza di ristabilire un ferreo controllo sulle
Clarisse di Udine, ma le monache riuscirono a resistere per anni facendosi beffe del
potere maschile e creando una sorprendente micro-società tutta al femminile, in
un tempo in cui le donne erano escluse da ogni aspetto politico ed economico della
vita. La semplicità ingannata non è un documentario ma un progetto artistico dove
il teatro è anche la possibilità di considerare il dato storico come un punto di
partenza per un racconto che abbia come soggetto la società contemporanea.
Questo approccio implica l'elaborazione di una storia non da una prospettiva
documentaristica ma attraverso una visione artistica e posizionata, disposta anche
a varcare i confini del conosciuto, del filologico e del politicamente corretto.

dance&performance
16 maggio > 17 maggio
THE FRIDAS
coreografia Sofia Nappi
in collaborazione con i danzatori Paolo Piancastelli, Adriano Popolo Rubbio
produzione Komoco
The Fridas è un duetto ispirato al dipinto Le due Frida di Frida Kahlo, ed esplora il
complesso tema dell’identità umana attraverso un rapporto di complicità e
contrasto tra due danzatori. Movimenti speculari e divergenti incarnano conflitti e
armonie interiori, così come l’espressività fisica e l’uso dello spazio (nel linguaggio
Komoco considerato elemento vivo capace di unire e dividere), rappresentano due
elementi complementari ed essenziali nella ricerca. Il rapporto tra i due personaggi
in scena va però oltre il semplice dualismo. Attraverso gesti che rivelano intimità e
vulnerabilità, sfidando le convenzioni sulla mascolinità, i danzatori attraversano
stati emotivi e diventano veicolo espressivo delle migliaia di sfaccettature
contenute in ogni singolo individuo. Il dipinto “esplode”, e il duetto riflette così
l'ambiguità e le molteplici personalità che contraddistinguono anche Kahlo nella sua
stessa persona: “Dentro di me si nascondono più identità, sono un mélange. Un mix
tra una messicana e un’indigena, ma anche una messicana e un’europea. Sono una
pittrice e una moglie. Amo le donne e gli uomini […]. Nel mio quadro voglio
rappresentare proprio questo: tutta la mia ambiguità, no, non l’ambiguità, le mie
tante personalità, la mia complessità”. (Da “L’amante segreto di Frida Kahlo” di
Caroline Bernard). Pensato sia per spazi teatrali che non convenzionali e museali,
The Fridas si presta a essere osservato da diverse prospettive, aggiungendo così
sfumature alla ricerca sull’essenza umana e celebrandone la complessità. Il finale
invita però a un’accettazione ironica del caos della vita: attraverso movimenti
parodistici i danzatori trovano nell’umorismo il balsamo per continuare ad affrontare
le sfide dell’esistenza.

19 maggio > 24 maggio
METAFORICAMENTE SCHIROS
di Beatrice Schiros e Gabriele Scotti
con Beatrice Schiros
coproduzione ATIR – Teatro Carcano
con il sostegno di NEXT ed. 2024/2025 Progetto di Regione Lombardia e
Fondazione Cariplo
Un rito psicomagico di ritorno al teatro che diventa un racconto di vita
appassionante, esilarante, commovente.
Non vorrebbe, Beatrice, essere lì sul palco. Eppure qualcosa accade. Un primo
ricordo, un aneddoto, una risata, e il racconto di un’intera esistenza prende forma,
passo dopo passo, senza soluzione di continuità, attraverso un ventaglio di episodi,
personaggi, pensieri che toccano tutti i temi dell’umano.
Un monologo fuori dai denti e sfacciato, delicato e amaro, nel mezzo del cammin di
nostra vita, in cui Beatrice fa il punto su di sé e sulla propria esistenza.
Un racconto personalissimo eppure universale, dove ciascuno può trovare pezzi di
sé, tra risate e lacrime, perché tutti ci siamo imbarcati in relazioni improbabili,
abbiamo perso qualcuno di importante, siamo caduti più e più volte per poi doverci
rialzare, siamo figli e viviamo il grande mistero: i genitori, cui tanto dobbiamo, nel
bene come nel male.
Uno spettacolo dalla forma essenziale e denso di vita, in grado di portarci al cuore
del teatro creando un fortissimo legame empatico tra attore e pubblico grazie alla
sua grande interprete, Beatrice Schiros, qui per la prima volta anche autrice insieme
al compagno di viaggio Gabriele Scotti.

28 maggio > 31 maggio
TUTTO SHAKESPEARE MINUTO PER MINUTO
di Andrea Ciof
liberamente ispirato a “The complete works of William Shakespeare” di Adam
Long, Daniel Singer e Jess Winfield
regia Andrea Ciof
con Mario Cangiano, Andrea Ciof, Sara Guardascione, Davide Mazzella,
Simone Mazzella
produzione ARCHÈ, Cercamond
Cinque attori sono in scena con un'unica, bislacca missione: rappresentare tutto il
repertorio di William Shakespeare in meno di un'ora e mezza.
Unico ostacolo a questa impresa, loro stessi: i loro egocentrismi, l'approccio diverso
al teatro per ciascuno di loro, l’ignoranza e la presunzione mineranno, minuto dopo
minuto, la riuscita di questo esperimento.
O no?
Tra citazioni semi-colte, gag improbabili e dialoghi surreali, la compagnia di
scalmanati attori darà vita ad un vero e proprio gioco con il pubblico in quello che
è, a tutti gli effetti, un atto di amore verso William Shakespeare.