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Abbiamo sempre considerato il trascorrere del tempo in maniera lineare, sia da un punto di vista cronologico che da un punto di vista della visione del presente, quest’ultimo da intendere come un momento di passaggio, all’interno di un lungo viaggio

che proviene dal passato e che si dirige verso il futuro. Anche il concetto di evoluzione persegue una visione lineare che, pur partendo da trasformazioni periodiche, spinge lo sguardo verso il futuro. Il concetto di tempo circolare, di durata e di aggrovigliamento del pensiero, viene invece riportato all’interno di questo spettacolo che occupa il palcoscenico del Teatro Mercadante di Napoli con un’enorme pedana girevole. La caratteristica predominante de LA DISTANCE, testo e regia di Tiago Rodrigues, è l’eleganza, visiva, scenica, recitativa, musicale, che delinea una tematica sicuramente non innovativa, ma illustrata e descritta in maniera futuristica e poetica insieme. Il titolo è in contrasto con il movimento circolare, poiché anche il concetto di distanza, in verità, si collega ad una certa linearità. In questo caso la collocazione temporale ci trasporta nel 2077: due personaggi, un padre ed una figlia, vivono nello stesso tempo, ma a distanza di anni luce, su due pianeti differenti. In effetti questo accade a tutti i padri e a tutti i figli, se intendiamo la distanza in maniera simbolica e metaforica, ma in questo caso la figlia decide di partecipare ad un Programma di popolamento di Marte, di sfollamento della Terra, di recupero dell’umanità affinché possa sopravvivere su un altro pianeta. Gli adepti di questo Programma si chiameranno “Dimentichi” perché, piano piano, perderanno il ricordo di tutto ciò che hanno vissuto, guardando solamente al futuro, in maniera forzatamente lineare. La pedana girevole, dunque, è un personaggio preponderante all’interno dell’intero racconto e ricorda le rotazioni dei pianeti che non si scontrano mai, la corsa per acchiappare qualcuno, il gioco infantile, la giostra, l’aggrovigliarsi dei pensieri, i turbamenti. Il ritmo è costruito non solo dalle battute, a volte secche, sintetiche, cadenzate, soprattutto all’inizio dello spettacolo, ma anche dall’accelerazione rotatoria che corrisponde anche agli stati d’animo dei due personaggi e al trascorrere del tempo, soprattutto quando si avvicina una scadenza e le giornate sembrano più brevi. Da un lato il padre, preoccupato per il destino della figlia e attanagliato dai sensi di colpa, gira in tondo sul passato, recuperando musiche e fotografie, dall’altro la figlia, il cui girovagare per lo Spazio e la cui scelta di vivere su Marte accelerano il movimento, aumentando la curiosità e la speranza per il futuro. L’intero spettacolo appare come una danza cosmica, in cui i due personaggi non si incontrano mai, recitando da una parte e dall’altra della pedana; si sfiorano e si ritrovano l’uno davanti all’altra solo quando emergono i flashback del passato. In quell’attimo la pedana rallenta e si ferma perchè il passato ha una sua solidità, ha i piedi puntati per Terra. Proprio la Terra, questo pianeta in disfacimento, secondo un’ottica che caratterizza moltissimi spettacoli in scena in questi ultimi anni, rimane ancorata ai ricordi, ai valori, al sapore di un pomodoro e di un olio extravergine che su Marte saranno sempre frutto di un surrogato finto. La ragazza avrà a disposizione un certo numero di giorni per decidere di tornare sulla Terra, ma sarà ingravidata da un altro Dimentico, secondo le volontà del Programma, per portare avanti la nuova generazione umana. Il padre vivrà nel ricordo di un tempo lineare e rotatorio che creano insieme l’ellissi orbitale, ripensando al passato, all’infanzia, a quando la Terra era diversa. Qual è, dunque, il pensiero che riempie le menti degli spettatori, molti visibilmente commossi? Sicuramente il rapporto con i figli e il loro allontanamento, naturale, dovuto o imposto. Si accende anche la riflessione sul futuro di una nuova generazione, ma anche il pensiero che forse questo nostro Pianeta e queste nostre vite siano ancora oggi legati ad un moto di sopravvivenza, a valori intrinsechi, al rapporto parentale, alle piccole gioie della vita. La riflessione e il dialogo tra i due protagonisti, in lingua francese, si evolve con grande eleganza, arricchito da pennellate di ironia, di malinconia, di speranza. I due attori, Alison Dechamps e Adama Diop, danzano vocalmente inviandosi messaggi interstellari e futuristici, rispettando la regola che nessuno dei due possa inviare un altro messaggio se non riceve risposta dall’altro, una regola questi inaccettabile oggi, ma in realtà la base di un dialogo rispettoso. Un doveroso plauso è rivolto alle luci di Rui Monteiro, al suono di Pedro Costa, alle splendide scene di Fernando Ribeiro, un mix vincente che ci catapulta a tratti tra le rosse distese marziane o in un bosco terreste mosso da raggi di sole che sfondano le chiome fitte degli alberi dopo una pioggia autunnale. Stavolta l’ambientazione futuristica è colma di poesia ed eleganza. Gli applausi prolungati sono rivolti ai due compostissimi attori che per ben quattro volte ringraziano i fonici e i tecnici collocati in fondo alla sala, dietro le quinte e sui palchetti laterali, inchinandosi al pubblico napoletano che ha apprezzato questo spettacolo durante tutte le repliche.

LA DISTANCE
NAPOLI TEATRO MERCADANTE
22-24 OTTOBRE 2025
testo e regia Tiago Rodrigues
con Alison Dechamps, Adama Diop
traduzione Thomas Resendes
traduzione per i sottotitoli Chiara Elefante
scene Fernando Ribeiro
costumi José Antonio Tenente
luci Rui Monteiro
musiche e suono Pedro Costa
collaborazione artistica Sophie Bruciare
assistente alla regia André Pato
spettacoli in francese con sopratitoli in italiano
produzione Festival d’Avignon, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Onassis Stegi (Athènes), La Comédie de Clermont-Ferrand Scène nationale, Divadlo International Theatre Festival, Le Volcan Scène nationale du Havre, Teatre Lliure (Barcelone), Centro Dramatico Nacional (Madrid), Malakoff Scène nationale Théâtre 71, Culturgest (Lisbonne), De Singel (Anvers), Équinoxe Scène nationale de Châteauroux, Points communs Nouvelle Scène nationale de Cergy-Pontoise / Val d’Oise, Piccolo Teatro di Milano Teatro d’Europa, Maillon Théâtre de Strasbourg Scène européenne, NTCH Taiwan National Theatre and Concert Hall, Les Célestins Théâtre de Lyon, Théâtre du Bois de l’Aune (Aix-en-Provence), Théâtre de Grasse Scène conventionnée d’intérêt national Art & Création, Scènes et Cinés Scène conventionnée d’intérêt national Art en territoire (Istres), Le Bateau Feu Scène nationale de Dunkerque, Plovdiv Drama Theatre, Malta Festival (Poznan), Espace 1789 (Saint-Ouen)

Foto Christophe Raynaud de Lage