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Come rappresentare la struttura interiore e magmatica del tempo? Come rappresentarla teatralmente? Strattonando energicamente lo spettatore e costringendolo a seguire un cammino di poesia, spingendolo a guardare e a considerare non

tanto ciò che accade in scena o viene agito da un attore o un’attrice, quanto al processo di creazione di senso che lui stesso può attivare in relazione a un testo agito in un qualunque contesto esterno al nostro essere. Ecco quel che sembra, ancora una volta, il focus del nuovo lavoro della compagnia italo–australiana Cuocolo/Bosetti: non rappresentare, ma attivare negli spettatori processi di costruzione interiore e ulteriore di quanto viene detto e suggerito dall’attrice. Se a teatro, o in altri luoghi significativi, davvero poco importa, perché è piuttosto il congegno ad accamparsi al centro e a trascinare il pubblico nell’esperienza teatrale. È quanto vien fatto di pensare in relazione a “Notte”, l’ultima creazione di questa compagnia che ha debuttato a Bologna dal 15 al 23 novembre nella sala Leo De Beradinis dell’Arena del Sole, utilizzando la platea come luogo di esecuzione materiale della perfomance di Roberta Bosetti e lasciando che il pubblico la vedesse dall’alto dei palchetti e la ascoltasse per mezzo di cuffie. Un paradosso affascinante, coltissimo ed estremo in qualche modo: a teatro ma quasi ignorando la materialità, fertile e concreta, di quel luogo. Ignorandola perché la combinazione tra la presenza attiva e recitante dell’attrice e il canale percettivo e personale delle cuffie spinge inevitabilmente alla creazione teatrale, personale e interiore. Un lungo discorso “notturno” carico di pensieri “sbilenchi” e incompiuti, un monologo interiore che sembra crescere su sé stesso, attraversando le lande della solitudine, del male di vivere, della violenza subita, agita, pensata, del razzismo (cosa c’è di più pornografico?), della paura, del silenzio, della fragilità, delle lontananze, delle relazioni, degli affetti, dei cambiamenti, del teatro interiore certo (il teatro è l’unico modo che conosco per parlare ai morti e fare in modo che qualcuno risponda). Per fermarsi con una scritta, assemblata lettera dopo lettera con grandi fogli dall’attrice: non la riveliamo ovviamente, ma non è un’epigrafe che conclude il monologo, ma un invito a lasciare ulteriormente aperta la riflessione sul mistero della struttura temporale del nostro essere.

Notte. Bologna. Arena del sole, Sala Leo De Berardinis dal 15 al 23 nov. 2025. Prima assoluta. Di Cuocolo/Bosetti. Testo di Roberta Bosetti e Renato Cuocolo. Con Roberta Bosetti. Ideazione Renato Cuocolo. Produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.

Foto Matilde Piazzi