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Anatomia di un triangolo amoroso. Lo spettacolo si addentra con audacia nel più classico degli intrecci: il triangolo amoroso. Nato da un’indagine della compagnia sulla natura dell’amore e su come un sentimento così fondamentale possa degenerare

e tradire aspettative, lo spettacolo si configura come un’analisi lucida e toccante sul desiderio e sulle relazioni amorose. Utilizzando una struttura scenica essenziale il dramma si concentra sulla frammentazione e la rinascita di un cuore spezzato, raccontando le molteplici fasi dell’innamoramento, dall’incanto iniziale alla dolorosa conclusione. La regia di Mariano Dammacco che è anche autore della drammaturgia, adotta un approccio volutamente minimalista, focalizzando l’attenzione esclusivamente sul dramma interiore e sulle performance delle attrici. L’impiego di una scenografia ridotta (due piccoli palchi con sgabelli) non è casuale. I due palchi rappresentano metaforicamente i mondi emotivi delle due donne, le due fasi distinte di una relazione. Lo sgabello funge da punto di raccordo, il luogo della confessione o del confronto interiore. L’assenza di altri elementi scenici sposta l’intero focus su Serena Balivo. La sua capacità di alternarsi tra le due figure femminili, supportata da cambiamenti di costume minimi, si basa soprattutto su variazioni di tono, postura e movimento. È il corpo dell’attrice a creare lo spazio narrativo. Lo spostamento fisico dell’artista tra i due palchi definisce le transizioni sceniche, marcando in modo chiaro e dinamico il passaggio da una prospettiva emotiva all’altra, dalla leggerezza, alla ferita, mantenendo alto il ritmo nonostante la struttura monologante. La regia utilizza questa essenzialità per creare un "luogo mentale" più che fisico, dove il vero palcoscenico è la psiche delle donne e il corpo è lo strumento narrativo più potente. La peculiarità della messa in scena risiede nella scelta di affidare il racconto a una sola interprete, la talentuosa Serena Balivo, che incarna con maestria le due figure femminili coinvolte. Serena Balivo emerge con grande forza in entrambe le interpretazioni, risultando molto efficace nel trasmettere la dualità emotiva e la complessità dei personaggi. Da un lato, la donna ferita, rappresentata con toni e movimenti lenti e pesanti, che si trascina dietro il peso della storia conclusa; dall’altro, il nuovo amore, una donna più leggera e inizialmente vanesia, la cui presenza potrebbe paradossalmente agire da elemento liberatorio per una coppia incapace di dirsi addio. Chi vince in questa triplice alleanza? Nessuno, perché ognuno perde qualcosa. L’uomo al centro di questo dramma, una figura muta che dà origine al conflitto, è incarnato in modo grottesco e surreale da un’altra interprete femminile. Giacca e cravatta e un’enorme maschera dal naso lungo e dalle grandi orecchie, simbolo di colui che "annusa tutto e tutto vuole", ma che, non sapendo decidere, finisce per spezzare la pienezza di un amore vissuto. Questa rappresentazione visiva, affidata a Mariachiara Falcone, è di rara efficacia. I suoi movimenti, così armonici ed espressivi, riescono a trasformare il corpo in un vero e proprio linguaggio di parola, donando respiro e ritmo agli intensi monologhi. Il testo di Dammacco, già insignito del prestigioso Premio Ubu 2020-2021 per la categoria Nuovo testo italiano/scrittura drammaturgica, è notevole per la sua poeticità ed espressività. Vivo nelle figure stilistiche e nei passaggi scenici, alterna con equilibrio momenti di pura ironia a squarci di profonda tristezza, amplificati da un tappeto sonoro ben congegnato. 
Un suggerimento per i lettori: Se siete alla ricerca di proposte culturali in questi giorni di festa, vi invitiamo a dare un'occhiata al sito dell'Elfo Puccini, noto per la sua programmazione varia e di alta qualità.

Produzione Compagnia Diaghilev con il sostegno di Infinito, Operaestate Festival Veneto, L’arboreto -Teatro Dimora / La Corte Ospitale / Centro di residenza Emilia-Romagna, CapoTrave/Kilowatt. 
Milano, Elfo Puccini, 6 dicembre 2025

Foto Matilde Piazzi