Bertolt Brecht scrisse Santa Giovanna dei macelli nel 1931, a ridosso della crisi economica del 1929, accadimento catastrofico per la maggior parte della popolazione, in primo luogo la classe operaia; fortunato, invece, per quegli “squali” che, allora
come oggi, si arricchiscono grazie alle disgrazie altrui. Natalino Balasso riscrive quel dramma a quasi cento anni di distanza: certo all’apparenza la situazione economico-poltica mondiale si è profondamente modificata ma, in verità, le dinamiche di sfruttamento, illusione - e auto-illusione di poter cambiare le persone e dunque lo status quo – e tronfia spregiudicatezza rimangono tristemente le stesse. L’autore e attore veneto, dunque, s’immerge in una sorta di esperimento drammaturgico di riscrittura – non di semplice adattamento – dell’opera brechtiana, mantenendo gli stessi personaggi e le medesime perverse modalità di impostare relazioni umane ed economiche. Ecco, allora, che il patron della carne in scatola Pierpont Mauer, protagonista del dramma brechtiano e qui interpretato dallo stesso Balasso, diventa uno scaltro magnate proprietario, fra l’altro, di un diffusissimo social media. Le sue disinvolte mosse finanziarie – suggeritegli anche da una suadente e “preveggente” intelligenza artificiale, Debra – stanno causando un aumento dei disoccupati, i cui diritti sono difesi con strenuo rigore dalla protagonista eponima, Giovanna Darko – incarnata da Marta Cortellazzo Wiel - qui non più una missionaria, ma la seguitissima speaker di una radio legata al cosiddetto “Movimento dei cappelli”. Accanto ai due protagonisti, vari lavoratori, la segretaria e i collaboratori di Mauer, il controverso senatore Lennox, la spietata lobbysta Graham, affaristi e una vedova “usata” per incastrare un avversario: una moltitudine di personaggi, tutti plasmati dai soli quattro versatili interpreti, oltre a Balasso e Cortellazzo, Roberta Lanave e Graziano Sirressi. Creature non semplicemente abbozzate, bensì inventivamente funzionali tanto alla narrazione quanto all’intenzione sottesa a questo “apocrifo brechtiano” che della poetica dell’autore tedesco conserva, pur con aggiornato spirito surreal-satirico, l’intento “epico”, evidente in particolar modo nei numerosi intermezzi cantati. La parabola di Giovanna, ingannata da Mauer che ne sfrutta la buona fede per raggiungere i propri scopi e infine assassinata, si conclude con una laica santificazione e con la contemporanea vittoria della disumana spietatezza della finanza. Un finale amaro, che raggela le risate – pur a denti stretti – di molti dei sipari precedenti, mostrando, ancora una volta, quanto la storia, pur nelle diverse condizioni politico-tecnologiche, tenda inesorabilmente a ripetere sé stessa…
Testo di Natalino Balasso. Regia di Andrea Collavino. Scene di Anusc Castiglioni. Costumi di Sonia Marianni. Luci di Stefano Delle Piane. Cura musicale di Celeste Gugliandolo. Con Natalino Balasso, Marta Cortellazzo Wiel, Roberta Lanave, Graziano Sirressi. Prod.: Centro Teatrale Bresciano, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano.
Visto alle Fonderie Limone di Moncalieri (Torino) il 6 dicembre 2025
Foto Ilaria Vidaletti
