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Elia, che non è il nome di un nuovo profeta dei nostri anni, in realtà è uno scrittore non molto conosciuto, ma con una sua originalità interessante. Sui cinquant’anni, ben portati, volutamente rimasto scapolo, ma che s’accompagna con una

quarantenne divorziata da anni, Elisa; tira a campare non certo con la vendita dei suoi pochi libri, ma insegnando in un liceo di Roma centro, e dando anche ripetizioni private di greco e latino.
Da qualche anno ha stretto amicizia con attori e registi legati nella loro attività a un noto teatro della Capitale, al punto che ha convinto un regista, Vito L., di mettergli in scena a titolo sperimentale, un breve atto unico. Evento rimasto tutt’ora unico per vari motivi, sia personali di Elia e di Vito, sia dovuti alla crisi sempre più accentuata della situazione generale delle attività artistiche dal vivo.
Col passare del tempo Elia si è fatto un’idea precisa, e ricorrente nella sua testa come il giro continuo delle lancette di un orologio, e cioè che il futuro, a causa della Intelligenza Artificiale, non potrà toccare granché la creatività teatrale, essendo la scena occupata da corpi vivi e le performances avendo altri corpi vivi come spettatori, e ciò sia nel caso della prosa, che del balletto, che dell’opera lirica. Man mano Elia si è convinto di sospendere la scrittura narrativa, per dedicarsi toto corde a quella drammaturgica, decidendo di stringere i rapporti con il gruppo di teatranti a cui ho accennato più sopra, ed in particolare di Vito, di una esperta attrice Lucia M., e di altri  ancora, quasi tutti della sua stessa età. 
Elia, Vito e Lucia son seduti ad un tavolo Babingtons, ciascuno col suo tè fumante sotto il naso.
Vito, dopo i primi convenevoli formali, invita Elia ad esporgli i sui progetti drammaturgici, al fine di non solo o non tanto di giudicarli tout court, ma anche per capire sul piano realizzativo e scenico se ci sono possibilità concrete di realizzazione.
Elia tira fuori i suoi appunti un po’ disordinati fra i quali solo lui può districarsi.
“In realtà non vi voglio spiegare un solo testo, ma almeno 3 o 4, tutti imperniati sul tema dei rapporti di coppia, tra il drammatico e l’umoristico.”.
“Ok, cominciamo allora dal primo, ce lo presenti, poi, se sei d’accordo ci lasci una copia scritta completa, e ce la leggeremo in pochi giorni: vai!” risponde Vito.
“Benissimo, d’accordissimo. Allora inizio a spiegarvi il primo testo, che, come gli altri, è un atto unico come dimensioni.”.
“Certo, è positivo, perché renderebbe più facile realizzare una trilogia!”, dice Lucia.
“Sarebbe magnifico… ma non voglio forzare la situazione…” sottolinea Elia, che chiede se può iniziare l’illustrazione, con cenni positivi dei due compagni.”.
“Dunque il primo testo espone un caso di rapporto coniugale di cui ho avuto notizie certe nella realtà di vita. Si tratta dunque di persone che ho conosciuto: ovviamente ci ho messo del mio, son convinto che il teatro deve essere una interpretazione, una rielaborazione poetica, quindi inventiva delle realtà immediata e visibilmente superficiale.”.
“Non possiamo che essere d’accordo, vero Lucia?” fa Vito. “Vai pure avanti… a proposito hai già dato il nome ai due personaggi della coppia?”.
“Beh, provvisoriamente ho pensato a Carlo e Antonietta…”.
Interviene Lucia: “Francamente sono nomi un po’ scontati, comuni, che ne dici Vito?”.
“In effetti, cerca di trovare due nomi che al pubblico, allo spettatore restino da subito in mente, che ne venga colpito in qualche modo…”.
“Ma, direi, come esempio, Cleo e Cesare, che ne pensate?”.
“Troppo indietro nei secoli, nooo… un po’ più moderni… comunque hai tutto il tempo per pensarci!” osserva Vito.
“Dicendomi così vuol dire che la cosa, il mio progetto, ammesso che ti piaccia, non ti interessi davvero al momento?”.
“Ma lascia i sottotesti o i sottointesi alle battute teatrali, dai; siamo qui per ascoltare la sinossi, la trama, un abbozzo della storia, insomma, poi devi darci il testo definitivo, tempo ce ne vorrà, no?”.
Interviene Licia:” Allora inizia a dirci un po’ di che si tratta, penso che ci terrai a qualche nostro suggerimento, Elia!?”.
“Ma certo sono qui per questo. Allora userò i pronomi lui e lei, senza i nomi propri.”.
“Ottima idea” fa Vito.
Lui è sui cinquant’anni, lei più giovane di qualche anno; non hanno figli, ed economicamente stanno bene, perché lui è ingegnere elettronico e lei fa la ricercatrice universitaria, discipline umanistiche. Vivono in zona Castelli Romani, diciamo in una villetta di Marino. Ovviamente, conoscendo i loro casi reali, sto immaginando dei dati informativi inventati.”.
“Quindi” osserva Lucia “è una coppia di ceto sociale alto, con amicizie altrettanto benestanti, alto borghesi, giusto?”.
“Fino ad un certo punto, non hanno molte relazioni sociali, dicono di stare molto bene assieme anche da soli.”.
“Umh, già, la cosa mi intriga” dice Vito, al che Lucia esclama ”Eccolo là, Vito il sociopatico!” e giù una risatella pungente.
“Colpa di voi attori, dei tecnici, costumisti, scenografi e meno male che non ci sono più i suggeritori in buca, altrimenti sarei diventato pazzo, cara mia!”.
E Lucia: “Ma sto scherzando, no!? Vai avanti Elia, Elia suvvia prosegui”.
“D’accordo proseguo. Ovviamente i dialoghi non sono del tutto pronti, eppoi vi annoierei, no?”.
“Ma se sono pronti dacci il copione completo!”.
“Mi tratti come fossi un inesperto alle prime armi; i dialoghi son appena abbozzati, anche per sentire i vostri pareri, per poi completarli…”.
Lucia: “Giusto, hai ragione, e quindi?”.
“Quindi vi spiego le situazioni drammatiche, i conflitti, i lineamenti psicologici dei personaggi.”.
E Vito: “Inizia pure!”.
“La coppia protagonista, in apparenza, va d’amore e d’accordo, parenti e amici, pochi per la verità, son tutti d’accordo nel vederli uniti amorevolmente, fatti l’uno per l’altra e viceversa. Mai gravi litigi, insopportabili disarmonie sono risultate evidenti. Lui lavora molto e sta fuori casa anche per giorni, lei, al contrario, sta molto in casa nel suo studio, per preparare articoli, correggere bozze, programmare lezioni, eccetera. Difatti la vita in comune si svolge nei weekend, durante le festività, e per determinati incontri irrinunciabili.
Ma c’è dell’altro da dire, e qui siamo dentro la dimensione psicologica, se non addirittura spirituale.”.
Lucia: “Mi sta intrigando il tuo racconto, bene, continua…”.
“Va detto, ora, che lui aveva un gemello, che gli era molto somigliante, e che, una volta adulto, sui 30 anni, se ne andò in Australia: era un giovane molto sportivo e fu così che durante una gita in alto mare il motoscafo s’incendiò e, chiamiamolo George, lui non riuscì a salvarsi!”.
“Terribile, e che ne derivò da questo lutto?”.
“Che il fratello superstite ebbe una grave crisi, risolta con psicoterapia e grazie al fidanzamento con la moglie, e poi con il matrimonio.”.
E Vito incuriosito: “Beh, tutto bene allora, ma i conflitti, i dialoghi?”.
“Ora vi spiego. La moglie, e siamo al presente del tempo drammaturgico, si assenta per due giorni per un impegno di relatrice ad un convegno a Venezia. La madre di lei s’incontra col genero…”. Vito lo interrompe: “Senti Elia diamo i nomi perché non ci sto capendo nulla: te li suggerisco io: il marito lo chiamo Edoardo e la moglie Chiaretta, ok? A te va bene Lucia?”.
Lucia fa un cenno di assenso, come pure, soddisfatto, Elia, che riprende: “La suocera di Edoardo, vedova, al genero invitato a cena, quasi commossa e pensando di non comunicare alcuna rivelazione, racconta a Edoardo che Chiaretta si era dapprima invaghita, parecchio prima del matrimonio con Edoardo, del povero George, suo figlio, e gemello di Edoardo; correva insomma tra i due una certa simpatia: davvero era un bel ragazzo George, alto, occhi azzurri, simpatico, aperto, mentre, al contrario, il suo gemello Edoardo era molto più chiuso, ma anche lui proprio un bel ragazzo, serio, studioso, forse più del povero George. 
Al che Edoardo chiede alla suocera, rabbuiandosi appena in volto, cosa intende, a proposito di Chiaretta, per “invaghita”. La suocera, chiamiamola Anna, la butta, rispondendogli, sullo scherzo, e sottolinea che fra i due a livello sentimentale non c’era assolutamente nulla di serio; d’altra parte, osserva, se ci fosse stato, anche Chiaretta sarebbe partita alla volta dell’Australia; Anna sottolinea che quest’ultima è sempre stata una tipa che quello che voleva lo realizzava, sempre! Più prova di questa che fra i due non c’era stato nulla di serio!”.
Lucia interviene: “Ma qui non finisce, giusto? Altrimenti la temperatura drammatica e conflittuale non salirebbe, giusto?”.
“Giusto!” risponde Elia “ e infatti Edoardo, tornato a casa sua, e calcolato che dalla tragedia di George erano passati circa 12  anni, e che l’unione sentimentale con Chiaretta datava a 9 anni prima, inizia a sentire un sottile disaggio, quasi un’ansia di sapere qualcosa di più di quel passato, gli si para davanti come un muro di nebbia. Gli sovviene che in quel periodo Chiaretta aveva, e ancora ce l’ha, una carissima amica, Katia: non perde un attimo, le telefona invitandola a cena la sera stessa; l’amica accetta di buon grado.”
“Ed ecco che la temperatura inizierà a salire” fa Lucia.
“Chiaro, Certo!” afferma Elia riprendendo l’illustrazione di quelle che già mostrano una strutturazione da scene teatrali.
“I due sono a tavola, a casa di Edoardo e senza Chiaretta che sarebbe tornata l’indomani dal convegno. Edoardo, a cena quasi finita, fissa negli occhi Katia chiedendole di essere sincera e di non favoleggiare o fantasticare minimamente, e le chiede se fra sua moglie e il suo fratello gemello, quand’era ancora in vita in Italia, c’era stato qualcosa di tenero, qualcosa di più di un’amicizia. L’amica rimane interdetta, si liscia i capelli, guarda Edoardo, tossisce per poi ammettere che sì, qualcosa c’era stato, ovviamente molto prima che loro due si sposassero. Al che Edoardo chiede a Katia quanto, secondo lei, la morte di suo fratello George avesse addolorato Chiaretta, e come questa fosse riuscita a dimenticarlo. Al che Katia gli fa:
“Non ti dice nulla la dimensione della gemellarità, il fatto che tu e George eravate fratelli gemelli e seppur di carattere diversi, fisicamente eravate quasi due gocce d’acqua? Pensaci un po’; e pensa anche che tu divenivi un sostituto perfetto, una… scusami, una fotocopia di quel poveretto scomparso!”.
Al che Edoardo si asciuga la fronte dal sudore, mormorando mio Dio…”.
Vito interviene, confessando che la storia comincia a piacergli. 
“Grazie, ne son felice!” fa Elia “vado avanti… Edoardo chiede di slancio a Katia se Chiaretta avesse messo da parte qualche ricordo, tipo cartoline, lettere, o addirittura se le avesse confidato qualche evento intimo accaduto a lei assieme a George. Ma a questa domanda Katia risponde del tutto negativamente. Ormai la cena si conclude e i due si salutano, col solito afflato affettuoso.”.
“E che accade?” chiede Lucia, l’attrice, a Elia.
“Accade che  Edoardo d’improvviso si ricorda che in un angusto sgabuzzino della loro villetta, nel piano seminterrato, con una qualche scusa Chiaretta ogni tanto va lì come a rifugiarsi. Di scatto Edoardo scende, e inizia a ad aprire cassetti, sportelli, a sollevare carte, libri e quant’altro.”.
Lucia interviene: “Ma in scena come lo si può rendere se lui va nel sottoscala, ci hai pensato?”.
“Un’idea ce l’ho, ascolta. Dal sottoscala, come voce fuori campo, o fuori scena, Edoardo impreca, fa rumore, sottolinea alcuni documenti a voce alta, per poi dire e ‘sta roba da dove esce?,per riapparire subito in scena con un lettore di audiocassette e vari nastri tra le mani. Da bravo ingegnere sistema tutto, e inizia a esaminare i titoli delle audiocassette, eliminando quelle musicali, finché non ne trova alcune siglate Gi. AUS.: intuendo di cosa poteva trattarsi ne inserisce una a caso nel lettore che ancora funziona attaccato alla corrente, e ascolta.”.
Vito: “Perfetto, dai, dai, continua a raccontare Elia!”.
Ed Elia:” Si sentiranno fruscìi inevitabili, qualche rumore di fondo, e poi la voce di George, molto dolce, suadente, che afferma di essere ancora del tutto innamorato, e che l’essere andato in Australia era stato un grave errore, e che la mancanza di lei era tale da portarlo quasi a un suicidio; e che non sarebbe riuscito a compiere tal gesto per non spingere genitori e il fratello gemello nella tragedia. Edoardo si butta su un vecchio sdraio in un disimpegno del salotto, inserisce un’altra cassetta e come un’esplosione interiore di energia repressa ascolta la voce di sua moglie Claretta, che si rivolge a George: “Amore, amore, amore mio infinito, come posso sopravvivere a questa immensamente crudele lontananza? Ieri ho ascoltato la tua voce, mi pareva che mi fossi accanto, sono arrivata ad accarezzarmi il viso immaginandomi che fossi tu a toccarmi, e poi scendevi, per me nella mia immaginazione assai concreta, ai seni, e me li accarezzavi con tocchi soavi, e poi giù, giù, e con le mie mani unite alle tue raggiungevo la felicità in terra, tutta bagnata, come se tu avessi pianto appoggiando il viso tra le mie cosce!”.
E Lucia “Magnifico, scena stupenda, se la lavori bene con le parole, poche, che il personaggio può dire, viene una bomba!”.
“Grazie” fa Elia, “ma ora c’è il colpo di scena, e cioè accade che rientra all’improvviso in casa Chiaretta, anticipando di molte ore il ritorno. Vede la scena, i nastri a terra, il marito con le braccia penzolanti dal vecchio sdraio, si mette una mano sulla bocca come per fermare un urlo, e quasi grida “Ma che succede, Edoardo!?”. E lui: “Me lo chiedi? Dovresti capirlo… tu mi hai ucciso, anch’io sono morto come mio fratello George. Ti rendi conto? Che razza di tresca a distanza avete combinato alle mie spalle? Ora me lo devi spiegare, prima che io prenda le mie decisioni. E devi capire che tu non hai sposato addirittura davanti a un prete una fotocopia di mio fratello morto e sepolto, lo capisci?”. E lei: “Non è stato proprio così, Edoardo, credimi, cerca di stare calmo, ti prego.”. 
Al che lui le intima con accento deciso, cattivo, di darle i suoi due smartphones, che in genere usa, per primo quello più personale, non dedicato al lavoro. Lei apre la borsetta e glielo porge, con la mano che trema. Edoardo va sull’icona dell’app Galleria, per controllare video e foto, smanetta, si ferma, digita e si apre un video, dove Chiaretta appare nuda sul letto matrimoniale, si accarezza, geme, sospira profondamente, fin quasi all’acme del piacere più intenso, e mormora: “Caro George, in quale punto dell’universo sarai ora? In quale stella la tua luce verrà accesa? Io ti sento ugualmente vicino, non ti ho mai dimenticato, né perduto; e son felice di condividere ancor di più un amore che unisce tutti e noi tre: io, te, Edoardo! Vi amo ancora e sempre!”.
Al che, cari amici, fa Elia,  ho immaginato la reazione di Edoardo, in chiusura d’atto, cosa vi assicuro non facile. Gli farei dire:
“Ma tu come hai fatto a fingere per anni di essere una compagna leale, sincera, innamorata; ed ora mi appari come un’adultera necrofila, o forse una pazza sotto mentite spoglie! Mio Dio!”.
E vedo lei che risponde: “I morti son sempre vivi, la mia non è pura immaginazione, ma un sentimento  nella mia coscienza; un pensiero del cuore che presentifica tutto ciò che è esperienza d’amore, energia pura, coinvolgente ognuno di noi: per avere te sappi che ho dovuto credere anche eroticamente, figurandomi e figurandolo, ancora nel suo essere presente tra noi, oppure avrei perduto entrambi, il tuo fratello gemello e te! Siamo particelle dell’Universo, ma sempre possibili per entanglement ad incontrarci in un eterno presente! Nessuno escluso!”.
Vito e Lucia si guardano negli occhi, tra il basito e il compiaciuto, nei riguardi del drammaturgo Elia. 
Quest’ultimo riprende: “Gentilissimi, resterebbe da dare un titolo a questo atto unico, mi darete una mano? Sempre che vogliate inscenarlo…”.
All’unisono, Vito e Lucia: “Ti daremo una mano, abbi piena fiducia Elia! Inizieremo la trilogia”.