Da giovedì 15 a domenica 18 gennaio al Teatro Nuovo di Napoli Abracadabra di Babilonia Teatri Uno spettacolo di magia che nasce da un innamoramento lento
e profondo per un’arte antica dall’immenso potenziale narrativo
La magia diviene linguaggio scenico, dispositivo narrativo e rito in Abracadabra lo spettacolo di Babilonia Teatri, in scena da giovedì 15 gennaio 2026 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 18) al Teatro Nuovo di Napoli. che intreccia teatro e illusionismo per attraversare uno dei territori più complessi e delicati dell’esperienza umana: il lutto, la malattia, la relazione tra vita e morte.
Presentato dal Teatro Metastasio di Prato, il lavoro, che vede in scena Enrico Castellani, Valeria Raimondi, Francesco Scimemi, Emanuela Villagrossi, nasce da un innamoramento profondo per la magia, intesa non come semplice abilità tecnica o intrattenimento, ma come arte capace di produrre senso e immaginazione.
Babilonia Teatri sceglie di spostare l’attenzione dal trucco alla narrazione. In Abracadabra le illusioni non sono mai fini a sé stesse, ma diventano parte integrante del racconto scenico, strumenti per dare forma a ciò che spesso sfugge alle parole.
Determinante in questo percorso è l’incontro con Francesco Scimemi, prestigiatore di professione da oltre trent’anni e specialista di magia comica. Il dialogo con Enrico Castellani e Valeria Raimondi porta inizialmente al desiderio condiviso di creare uno spettacolo che racconti la magia e la sua storia.
Ma il processo creativo subisce una svolta radicale quando Scimemi affronta il lutto per la perdita della propria compagna. Abracadabra si trasforma allora in un rito teatrale, capace di tenere insieme dimensione intima e orizzonte collettivo.
Lo spettacolo accompagna lo spettatore in territori che spesso si evitano come la malattia, la perdita, l’assenza, interrogandosi sulla possibilità di raccontare un lutto, la forma che può assumere il dolore, la relazione con chi non c’è più.
I morti possono parlare? È possibile stare accanto alla morte senza fuggire? E che ruolo può avere l’arte in questo attraversamento?
Qui la magia diventa evocazione e connessione, attraversando i registri del tragico e grottesco, poetico e ironico, realistico e onirico.
La magia smette di essere numero per farsi racconto, smette di essere trucco per diventare sintassi, lingua scenica capace di nominare l’indicibile e di toccare l’impossibile. Abracadabra non offre risposte, ma apre domande, e affida alla magia – fragile, finita, imperfetta – il compito di accompagnarci, con crudeltà e dolcezza, oltre la soglia.
Abracadabra di Babilonia Teatri
15 ˃ 18 gennaio 2026 - Teatro Nuovo Napoli, Via Montecalvario 16
Inizio spettacoli ore 21.00 (giov), ore 18.30 (ven e dom), ore 19.00 (sab)
info 0814976267 email
Giovedì 15 ˃ domenica 18 gennaio 2026
Teatro Nuovo di Napoli
(giovedì ore 21.00, venerdì e domenica ore 18.30, sabato ore 19.00)
Abracadabra
di Babilonia Teatri
con
Enrico Castellani, Valeria Raimondi, Francesco Scimemi, Emanuela Villagrossi
scene e costumi Babilonia Teatri
coordinamento tecnico dell’allestimento Marco Serafino Cecchi
assistente all’allestimento Chiara Lanzillotta
direttore di scena Katiuscia Meli
elettricista e fonico Alberto Martino
cura della produzione Elena Tedde Piras e Francesca Bettalli
foto Eleonora Cavallo
video Ivan D’Alì e Giulia Lenzi
grafica Veronica Franchi
produzione
Teatro Metastasio di Prato
con il sostegno di Operaestate/CSC di Bassano del Grappa e Ariateatro Ets
durata 70 minuti
Lo spettacolo
Per raccontare alcuni eventi della vita il teatro forse non è sufficiente, c’è bisogno di un atto magico, un rito che trasforma il palco in un ponte che connette la vita alla morte grazie a un gioco di prestigio e a grandi illusioni.
Abracadabra è una parola magica, fiabesca e arcana, un incantesimo che può far apparire quello che non c’è.
Abracadabra è uno spettacolo di magia che ci prende per mano e ci accompagna in territori da cui spesso scappiamo. È uno spettacolo dove la magia racconta quello che le parole non sanno dire da sole. Abracadabra si chiede che forma si possa dare al dolore.
Si chiede come sia possibile venire a patti con la malattia, se un lutto vada elaborato e se i morti possano parlare.
Il sipario si apre con un vero mago in scena che si fa strumento di connessione con l’aldilà permettendo di nominare l’indicibile e di toccare l’impossibile attraverso la voce di Francesco Scimemi, prestigiatore di professione da trent’anni, che sta in mezzo al guado, che evoca la moglie scomparsa con tutti i colori del tragico, del grottesco e del poetico.
Note
Abracadabra è uno spettacolo di magia. È uno spettacolo che nasce dal nostro innamoramento per la magia. Ci siamo immersi nel mondo magico e un passo dopo l’altro ci siamo addentrati in tutti i suoi meandri, senza mai finire di fare nuove scoperte, di stupirci e di entusiasmarci.
Abbiamo immediatamente avvertito l’immenso potenziale narrativo della magia e abbiamo deciso di dare vita ad uno spettacolo dove triks e illusioni diventino parte integrante del racconto. Uno spettacolo dove le magie non esauriscano il loro valore nell’esecuzione, ma assumano significato in relazione a quello che accade sul palco.
Ad accompagnarci in questo percorso iniziatico di scoperta e di conoscenza, nostro mentore e Virgilio, è stato Francesco Scimemi, prestigiatore di professione da trent’anni, che ha fatto della magia comica la sua specialità. Quando ci siamo conosciuti ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che avremmo dovuto creare uno spettacolo insieme: uno spettacolo che raccontasse la storia della magia.
La vita, come spesso accade, ha deviato il corso delle cose. Francesco ha vissuto il lutto della propria compagna e abbiamo pensato che il nostro spettacolo potesse diventare un rito. Un rito magico e teatrale. Un rito funebre e un rito vitale.
Abracadabra ci prende per mano e ci accompagna in territori da cui spesso scappiamo. È uno spettacolo dove la magia racconta quello che le parole non sanno dire da sole. Abracadabra, grazie ad alcune, iconiche, grandi illusioni, sfuma il confine tra vita e morte e si fa ponte tra la vita e la morte. Abracadabra si chiede che forma si possa dare al dolore. Si chiede come sia possibile venire a patti con la malattia.
Si può guardarla in faccia? È possibile starle a fianco? Un lutto va elaborato? Va cancellato? Va trasformato? Un lutto va raccontato? I morti possono parlare?
Niente può nulla contro la morte, se non la vita. Ci chiediamo se la frattura tra terra e cielo, tra terra e sottoterra possa essere trasformata in ponte.
Abracadabra è uno spettacolo dove la magia si fa evocazione. La magia si fa strumento di collegamento, di connessione, di congiunzione. La magia depone le sue armi davanti alla vita che si spegne e allo stesso tempo ci sorprende ancora una volta e ci accompagna oltre la soglia. Dichiara la sua finitezza, ma non rinuncia ai suoi segreti per scavare più a fondo nell’incomprensibile ovvietà che separa vita e morte.
La magia qui è una lingua che ci permette di nominare l’indicibile e di toccare l’impossibile.
La magia smette di essere spettacolo per farsi corpo. La magia smette di essere numero per farsi racconto. La magia smette di essere trucco per divenire sintassi.
La magia qui non è esibizione di una tecnica ma assume su di sé il compito di traghettarci con crudeltà e con dolcezza attraverso la tempesta della malattia e della perdita.
Per raccontare questo attraversamento, la voce di chi sta in mezzo al guado utilizza tutti i colori: il tragico, il grottesco, il poetico. L’ironico, il cinico, il metafisico. La rabbia, la pace, la depressione. Il realistico e l’onirico.
Sono strade e sentieri ed emozioni e pensieri che si intrecciano e si rincorrono. A cui non è semplice e, forse, non è nemmeno corretto, mettere ordine.
