Un testo che, sia pur scritto nel 1895, conserva intatta la sua autenticità ed il suo valore, esplorando tematiche quali l'amore, il dovere e la fragilità umana e che si concentra soprattutto sulla complessità delle relazioni e sulla funzione, sul ruolo, della
donna nella società. Il testo in questione è “Candida”, commedia in tre atti di George Bernard Shaw, rappresentata nel 1897 e pubblicata nel 1898 nel volume delle "Commedie gradevoli e sgradevoli" in inglese: Plays Pleasant and Unpleasant”. L’autore, George Bernard Shaw, nato a Dublino nel 1856 e vincitore nel 1925 del Premio Nobel per la letteratura, definì la commedia “Candida come "un mistero". In Italia l’opera teatrale è stata messa in scena per la prima volta dalla Compagnia Ferrati, Cortese, Scelso con la regia di Alessandro Brissoni e la rappresentazione ha ottenuto un grande successo di critica e pubblico.
L’opera, poco rappresentata, è stata messa in scena lo scorso 5 gennaio al Teatro Fellini di Catania, grazie alla scelta coraggiosa ed all’allestimento scorrevole del regista catanese Gianni Scuto che ha presentato uno spettacolo lineare ed interessante per le tematiche affrontate, mantenendo l’autenticità del testo originale ed aprendo, con alcune scelte ed atmosfere particolari, alla modernità, catturando così, con tocchi di ironia e leggerezza, l’attenzione ed i consensi del pubblico.
La pièce, in due atti, continua a mantenere la sua attualità, soffermandosi sul tema dell’amore, della libertà e del ruolo della donna nella società vittoriana e l’impianto scenografico classico, si avvale, con il tocco esperto del regista, di alcuni accorgimenti scenografici evocativi che consentono di mettere in risalto la consistenza dei dialoghi degli interpreti.
Al centro della vicenda c’è la giovane ed affascinante Candida, moglie del reverendo James Morell che durante una vacanza si invaghisce del passionale e giovane poeta Eugene Marchbanks che decide di rivelare, appena rientrati, il suo amore al marito della donna. Candida si trova quindi a dover operare una scelta tra i due uomini, consapevole che il primo potrà offrirle una vita comoda e serena ed il secondo invece un amore focoso. Alla fine, inaspettatamente, Candida sceglierà di rimanere col marito James, che non avrebbe sopportato la sua assenza ed il giovane spasimante, accettata la scelta, abbandonerà la casa della sua amata. All’interno della vicenda si muovono altri due personaggi, la segretaria ed amante del pastore Proserpine e l’avido ed affarista suocero Burgess.
La rappresentazione, con una scenografia unica che inquadra l’interno dell’abitazione del pastore James, nonostante la polvere del tempo del testo di Shaw, dimostra una sua attualità focalizzandosi sul ruolo e sulla personalità, spesso dominante, della donna nella società, ieri come oggi.
Sulla scena, convincente ed applaudito, l’intero cast. Nei panni della determinata e coraggiosa Candida troviamo una Jessica Ferro che offre al pubblico un personaggio carico di slanci e di fine sensibilità, il pastore James Morell è reso con estrema misura e linearità da Domenico Maugeri, mentre il giovane poeta Eugene è interpretato con slancio da Giorgio Candarella.
Disegnati, con passione ed ironia e ben integrati all’intreccio della vicenda, anche gli altri due personaggi, il padre di Candida, l’affarista Burgess, reso con estrema simpatia da Salvo Brocato e la segretaria del pastore, Proserpine, con i suoi dubbi ed il suo trasporto, interpretata da Marcella Marino.
