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Femminile e Memoria si intrecciano strettamente in questa bella drammaturgia commissionata a Letizia Russo da Serena Senigaglia che la dirige in scena, nella comune ispirazione al romanzo “Storia di Argo” della traduttrice e grecista Mariagrazia

Ciani, della cui biografia – è nata a Pola nel 1940 – è profondamente 'impastata' e 'lievitata' tutta la narrazione.
Il filo che le lega è appunto l'attesa del ritorno che, sia nel mito che nella dissacrata modernità delle guerre, è soprattutto custodia della 'memoria', anche quando questa è insidiata dall'oblio della incipiente malattia, e di cui “Argo”, il cane di Ulisse, che si spegne al ritorno dell'eroe quando appunto l'attesa è finita e la 'custodia' non più necessaria, è potente metafora che va oltre ogni tempo e ogni generazione.
Qui in scena, però, ci sono solo protagoniste femminili perché le donne sono le tradizionali sacerdotesse della 'memoria', donne però che ribaltano il proprio ruolo facendosi artefici esse stesse del ritorno dopo una parentesi di attesa, mentre gli uomini scomparsi oltre gli orizzonti di quella stessa memoria nella loro incapacità di custodire il ricordo, sembrano reiterare ossessivamente una sorta di ansia distruttiva.
Ma il vero lievito della narrazione è l'affettività che, anche nei dissidi generazionali o prodotti dalle difficoltà del vivere entro cui 'sopravviviamo', lavora in silenzio a produrre, con lentezza ma anche con costanza, il pane della reciproca 'solidarietà'.
Tre generazioni, nonna,  madre e  figlia come nel famoso e pur molto diverso “Mela” di Dacia Maraini, che si ritrovano (ciascuna e insieme) in un Viaggio a lungo rimandato per riportare la nonna al suo luogo di nascita, in quella Pola abbandonata a 5 anni, nell'esodo post bellico degli Italiani di Istria, con bara del padre a seguito, forse enigmatico e simbolico lascito per non sradicare del tutto le proprie radici.
Le radici dunque e con loro l'essenziale dell'esistere, ripetutamente richiamato dalla necessità espressa dalla madre di conoscere la data precisa della nascita della nonna.
La drammaturgia, e la regia che ne coglie i singoli passaggi, custodisce tutto ciò dentro l'immobilità di un viaggio apparentemente praticato, tra autostrade notturne e misteriosi incidenti o ostacoli, ma in realtà solo interiormente vissuto nei territori sconosciuti del sogno e che si trasfigurano in ciascuna delle protagoniste, divise tra racconto e dialogo e alternativamente illuminate, in escursioni liriche sconosciute alle altre che precipitano nel buio.
Ciò che è salvifico sta appunto nell'affettività reciproca, conquistata a fatica ma finalmente praticata, che lega, e in fondo redime loro e ciascuno di noi, queste tre donne di fronte al finale apparire di 'Argo' nel ricordo della Nonna e nelle forme di un graffito che lo raffigura a fianco di quella bambina e della promessa del ritorno.
Una affettività che permea il racconto e che è il frutto maturo di una terra solo all'apparenza inaridita.
Tutte brave, nei bei costumi di Valeria Bettella, le tre protagoniste, Maria Ariis, la madre, Lucia Limonta, la figlia e Ariella Reggio, la nonna, ma una menzione particolare a mio avviso merita quest'ultima per la spontaneità della sua recitazione che la rende in scena, oltre ogni verosimiglianza, una persona/personaggio più che un'attrice/personaggio.
Una regia, quella di Serena Sinigaglia ancora una volta impegnata sui 'moderni' temi del femminile nella loro universale articolazione, che è resa dinamica da improvvisi scostamenti e sussulti, come buche improvvise sulla carreggiata, da cambi di scena che ci portano, pur con qualche smagliatura, ora qui, ora lì, nel tessuto epico della messa in scena.
La scenografia di Andrea Belli è una semplice linea di sedie bianche che sanno trasformarsi con innaturale naturalismo in sedili di auto o in esterni di Autogrill, o addirittura in insuperabili 'smottamenti', accompagnati dall'efficace disegno luminoso e sonoro di Roberta Faiolo.
Un buon spettacolo, ospite del Teatro Nazionale di Genova dal 13 al 15 gennaio, ben accolto dal pubblico raccolto nella Sala Mercato di Genova Sampierdarena.

“ARGO” liberamente ispirato al romanzo Storia di Argo di Mariagrazia Ciani, testo originale Letizia Russo, regia Serena Sinigaglia, con Ariella Reggio, Maria Ariis, Lucia Limonta, scene Andrea Belli costumi Valeria Bettella luci e suono Roberta Faiolo, assistente alla regia Michele Iuculano. Produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Bolzano.