Non sono affatto numerosi gli studi e i saggi teatrali sullo spettatore. Pur essendo infatti una figura essenziale all'esistenza di un evento teatrale, senza la quale uno spettacolo non può essere definito tale, il suo ruolo è quasi sempre stato considerato
passivo, non portatore cioè di una componente creativa. In questo saggio di Massimo Roberto Beato, ricercatore, saggista, docente ma anche attore, regista e drammaturgo, questa accezione viene messa in discussione e sovvertita, grazie anche al solco di studi eccellenti che lo hanno preceduto. Da spettatore a spett-attore, da presenza a partecipazione, da semplice destinatario a vero e proprio collaboratore alla creazione di senso in un mutuo scambio con i protagonisti della scena ma anche con ambiente, tecnologia ed effetti che costituiscono i componenti dello spettacolo teatrale. Afferma Beato: "L'idea di uno spettatore passivo è il prodotto di una precisa configurazione storica del teatro e non la sua condizione originaria" spiegando che "la prospettiva postumana (...) restituisce alla spettatoralità la sua dimensione relazionale, ecologica e cognitiva, ricordandoci che l'umano, come il teatro, non è mai stato un soggetto isolato ma sempre un campo di relazioni in atto". Il volume approfondisce inoltre gli aspetti sociologici, filosofici e semiotici del tema proponendo esperienze emblematiche del teatro degli ultimi anni, come le Audio walks di Janet Cardiff, spettacoli come The Encounter di Simon McBurney e The Burnt City di Punchdrunk, e il grande evento Doctor Who: Time fracture.
Fenomenologia della partecipazione
L'esperienza dello spettatore teatrale postumano
di Massimo Roberto Beato
Bulzoni 2025
pagg. 154 € 14,00
