Elia, Vito e Lucia si ritrovano una seconda volta da Babingtons, da Elia convocati per sottoporre alla loro attenzione una nuova idea drammaturgica. Ordinato il solito tè, con qualche pasticcino, è Vito a rompere il ghiaccio: “Carissimo Elia, naturalmente
siamo lieti di incontrarti e seguire man mano il tuo lavoro di scrittura. Personalmente rinnovo la mia stima nei tuoi confronti, però come già detto più volte molte sono le difficoltà per portare sulla scena la drammaturgia italiana d’oggi, e credo che sicuramente ne stai tenendo conto, giusto?”.
“Certamente, ne sono ben consapevole, per ora mi basta avere da voi dei buoni suggerimenti, avere un aiuto per sciogliere dubbi e incertezze; eppoi sapete che tengo molto alla vostra amicizia, al di là di tutto, e vi ringrazio di cuore!”. Elia guarda con intensità Lucia, la quale interviene affettuosamente:
“Caro Elia sei corrisposto pienamente anche da noi, te lo assicuro! Vero Vito?”.
“Ma certo Lucia, e direi ad Elia di esporci subito i suoi nuovi progetti…”.
“Beh, ve ne posso presentare per ora uno solo, che è ancora in via di maturazione.”.
“L’intreccio lo hai già immaginato?” gli fa Lucia.
“Sì, quello sì, ho i personaggi abbastanza delineati, mi mancano vari passaggi coi dialoghi.”.
“Quanti personaggi?” gli chiede Vito.
“Due, solo due, un uomo ed una donna…”
“Sposati, come nel testo che ci hai presentato mesi fa?” chiede Lucia.
“No, è una coppia casuale, che s’incontra per una sola volta, di sera, nei pressi di una stazione ferroviaria, tanto che penso di intitolarlo <<Il primo treno dell’alba>>.”.
Vito, nel finire il suo tè, mostrandosi interessato: “Mi pare una buona idea” ed Elia lo interrompe: “Un’idea pericolosa che si accompagna ad altre nella drammaturgia italiana: è una specie di continuazione, di secondo atto, del pirandelliano<<L’uomo dal fiore in bocca>>!”.
“Per Bacco, che coraggio!” esclama Lucia.
E Vito: “Non precorriamo tempi e giudizi, piuttosto dacci un’idea dell’intreccio, se sei d’accordo…”.
“Certo, come no. I due protagonisti sono la moglie che sa di divenire presto vedova, data la malattia grave del marito che ha un cancro incurabile, come tutti sappiamo; e un uomo maturo, che Pirandello ha chiamato <<Avventore>>, anch’egli ormai familiare a chi ama il teatro del grande siciliano; i due si conoscono nella piccola stazione della cittadina dove era transitato l’Avventore, in attesa del treno, e quando lui ha già parlato, secondo il testo pirandelliano, con il marito di lei, sapendo quindi la loro reale e soffertissima condizione.”.
Interviene Lucia, sostenendo che l’idea è buona, ha un suo fascino, e sostenendo che vanno evitati toni lacrimosi, funerei, al che Elia:
“Si, certo, giustissimo, io però ho usato una chiave più psicologica, mentale, nel presupposto che determinate circostanze della vita possono portarci al limite del raziocino comune e necessario, effetto comunque realisticamente probabile, non immaginato gratuitamente o fuori dalla realtà.”.
“Capisco”, fa Vito “allora illustraci un po’ più in dettaglio l’intreccio.”
“Certamente, in sintesi, dato che l’atto unico pirandelliano ben lo conoscete. Io ho fissato lo svolgimento in tre segmenti: nel primo l’Avventore aspetta il treno che arriverà all’alba, nel piccolo bar della stazione; dormicchia, si sveglia, ripensa ad alta voce a quanto gli ha raccontato nel suo sfogo l’Uomo affetto dall’epitelioma al labbro incontrato poche ore prima. In parte ironizza sulle parole e i pensieri espressi da quell’uomo, in parte quasi s’immedesima nella situazione del poveretto, e a volte le sue parole ad alta voce in un luogo solitario esprimono una sorta di avverso rancore.”.
Interviene Vito: “Non hai buttato giù qualche brano verbale?”.
“Sì, qualcosa l’ho già scritto. Ad esempio, l’Avventore in questo suo stranito monologare, rivivendo l’incontro con l’Uomo, a mezza voce afferma:<< È sparito, all’improvviso, proprio sotto il mio naso: era l’ultimo treno della sera! Santa miseria! Tutta colpa di quel tipo strano, strano e un po’ petulante, e anche un po’… iettatore… L’ho ascoltato, con pazienza… anche troppa; per far passare il tempo… in attesa del treno… dopo una giornata di lavoro con 40 gradi all’ombra!… E all’improvviso scompare nel nulla… e per cercarlo, scompare anche quel maledetto treno… Non ha nemmeno finito la sua menta, voleva rinfrescarsi la bocca, le labbra… già, le sue labbra...>>. E più avanti, scusate, prendo i fogli per non sbagliare i passaggi, ecco qua:
<<Un tipo suggestionabile non avrebbe sopportato tutte quelle assurdità, quelle stramberie che gli sono uscite dalla bocca, dalle… labbra… già, dalle labbra! Prenda un ciuffo d’erba, bello grosso, mi raccomando, e ne conti i fili, quelli sono i giorni che mi restano da vivere!… Eh no, santa miseria! Io ho lavorato come un negro per tutto l’anno, e avrò pure il diritto di raggiungere “serenamente” la mia famiglia in vacanza! Posso, devo, preoccuparmi dei problemi di un emerito sconosciuto incontrato nel viale della stazione, per caso? Della sua malattia, delle sue pur comprensibili angosce? Ha detto di avere una moglie, una famiglia, si facesse aiutare da loro, no?... Ma mia moglie è una cagna fastidiosa; è invecchiata, uno straccio da buttare! Si mette in testa un ridicolo cappellino che pare una ciabatta; è… pazza! E che colpa ne ho, io? Eppoi, quel cattivo gusto di nominare il suo male, con tutto il rispetto che si deve avere per chi ha il… il… si, il cancro! E dai, su, ad uno sconosciuto confidarsi che si ha… come l’ha chiamato… ah, già, un epitelioma! Su un labbro… insomma, fa un certo effetto, anche un po’ disgustoso, mi pare, santa miseria! Ma… malattia maledetta! E la moglie? Ancora più strana! …>>.
Interviene Lucia:
“Mi pare carino, con un suo fascino scenico: la solitudine dell’avventore, la notte, una stazioncina deserta, il dormiveglia… bene!”.
Ed Elia: “Continuo, leggendo:
<< Ho un buco nello stomaco; maledetta stazione: tutto chiuso, un deserto; puoi morire dalla fame… Ah, e poi le albicocche! Ma che c’entravano le albicocche! Uno che sta per morire, che ha una moglie pazzoide, e che potrebbe anche uccidere uno sconosciuto, si preoccupa di chiedermi come mangio le albicocche! Ma che gliene può importare!... <<Si spaccano a metà, si prendono con due dita per lungo, come due labbra succhiose>>. Ragionamenti contorti, capziosi, senza senso. Come la storia delle sedie dello studio medico, prima vuote, poi occupate, poi di nuovo vuote; lui che vorrebbe essere una sedia occupata; o… o… essere i nastri dei pacchetti per farsi toccare… Perché vorrebbe aderire alla vita degli altri… proprio così, aderire alla vita degli altri! Immaginare la loro vita, ma poi nella vita si è troppo immersi per avvertirla. Che ragionamenti! Se in questi ultimi minuti d’attesa che restano si dovesse ripresentare qui, un’altra volta, non gliene risparmio una che sia una. Gli dirò che si, che ho cercato un ciuffo d’erba, che l’ho trovato in uno spiazzo polveroso e arido, e che era l’unico appena consistente: che aveva, aveva solo tre… no… cinque… no troppo pochi… potrebbe reagire troppo male… diciamo trenta fili, così, può predisporre con calma ogni cosa.>>
.E rivolto ai compagni: “Che ve ne pare, a livello verbale funziona?”.
“Per me sì” risponde Vito “in quanto anche nel caso che alcuni spettatori, un domani, non ricordassero il testo pirandelliano, quello tuo mi sembra avere logica coerenza, oltreché fascino… come ha osservato Lucia.”:
Ed Elia: “Bene, finisco i riferimenti verbali al primo movimento, che finisce quando, il personaggio della moglie, che in Pirandello non si vede sulla scena, appare all’Uomo nel mio testo. Aggiunge quindi, fra le altre cose, l’Avventore:
<< Gli fosse venuto il cancro in bocca a causa del fumo. Uno così è da venti sigari al giorno: è cancro sicuro. Santa miseria, io non corro rischi, scherziamo? Non lo aspiro, e ne fumo al massimo un paio, toscanelli leggeri, i più sani… Certo, il mio medico mi ha sempre consigliato di troncare netto, perché c’è pure il rischio di malattie cardiache o circolatorie. Però nel mio caso non accuso alcun disturbo: niente catarro, niente fiato corto, niente tachicardia… Sano come un pesce! E che saranno un paio, diciamo pure “tre” toscanelli leggeri! Ma poi quella poveretta della moglie non poteva assecondarlo? Magari fingere, anche se è certamente difficile, lo so… Non ci voglio più pensare… Mi aspetta il mare, il riposo, io non potrei proprio far nulla… nulla…>>.
Naturalmente non vi ho letto alcune didascalie che sono solo mia immaginazione orientativa…”.
E Vito: “ Certo, certo. Intuisco ed immagino quindi che fai arrivare la moglie dell’Uomo malato…”.
“Si, certo, non le ho dato un nome, ma l’indicazione di questo personaggio è semplicemente La donna. Il secondo segmento vede sulla scena, dunque, l’Avventore e la Donna. Da qui fino alla fine il testo non segue più il percorso pirandelliano. Ho cercato di intessere un dialogo come fosse una sfida di fioretto, un gioco mentale fra i due capzioso e snervante, che non può che finire male.”.
Interviene Lucia: “Beneee, se lo porteremo un domani sulla scena sento già da ora che questa parte mi attrae molto!”.
“Ne son felice” commenta Elia “ma aspetta almeno di ascoltare il più esteso possibile questo duetto notturno in un calda notte estiva, in una stazione di provincia…”.
“Ma certo” fa Vito, “però la cosa la dobbiamo rimandare a fra qualche giorno, abbiamo le prove fra meno di un’ora, ok? D’accordo? Comunque, caro Elia devo dire che hai una mano felice che asseconda nello scrivere un’immaginazione fervida, e scenicamente attraente. Dunque, a rivederci fra pochi giorni, sempre qui!”.
