Pin It

Carlo Cecchi è morto “inaspettatamente” come recitano i necrologi, ma come per tutti gli attori e i “grandi” attori come lui viene paradossalmente il dubbio se siano mai vissuti davvero, ovvero se, nonostante nascite e morti, continuino comunque a

vivere della vita 'transitoria' del teatro, la cui materia sfuggente è sempre e inevitabilmente la 'memoria'.
Ci si rivolge spesso per sfuggire alla tenaglia di questa contraddizione alle performance cinematografiche e televisive, che pur ha frequentato  'fuori dagli schemi' più consueti e di cui resta 'traccia' concreta, ma noi vorremmo ricordare Carlo Cecchi esclusivamene come attore di teatro, e credo che questo l'attore toscano lo gradirebbe ove se ne accorgesse, e per questo ci affidiamo al ricordo.
A detta di tutti la formazione di Carlo Cecchi, come attore e regista teatrale, ha due campioni indiscussi, il Living Theatre e Edoardo De Filippo, che potrebbero sembrare distanti e inconciliabili ma che in realtà, se capìti, costituiscono l'evidenza dei due elementi imprescindibili che, secondo lui e più modestamente anche noi, si compongono nel teatro, la creatività e spontaneità del 'corpo' e la 'disciplina' della parola.
Un impasto che ha prodotto un attore dalla straordinaria e singolare capacità vocale, con un dizione in grado da subito di manipolare e trasfigurare l'Accademia che pure ha frequentato con successo, ed una 'facilità' di presenza scenica capace di interpretare il testo rendendolo vivo e vitale oltre la letteratura.
Per tutto questo, e andando forse un po' controcorrente, ci piace ricordarlo in una prestazione in genere meno ricordata e valorizzata di altre, ma di cui siamo stati più volte testimoni diretti: l'atto unico “Sik-Sik l'artefice magico” che di quelle due fonti citate credo si alimenti.
Di quello spettacolo, nell'edizione del 2022, così scriveva questa stessa rivista: <<“Syk Syk l'artefice magico”, un vero e proprio cavallo di battaglia di Cecchi, gioca con la magia (e la magia del teatro anche quando è 'povero') per cercare di mostrarci quella trama di suggestioni, sogni e ricordi, che sempre scorre sotto l'apparenza della nostra concreta realtà e che con sè porta la domanda su quale sia effettivamente la verità. Ovviamente non c'è luogo migliore per scoprirlo del teatro, come non ricordare in proposito “Questi fantasmi”. A questa piccola pièce, che apre il suo sguardo sul mondo dei guitti e sui suoi legami con il popolo più basso ma anche più attento ai sentimenti, era molto legato anche il suo autore che la portò in scena fino alla sua vecchiaia.>>
Tutto ciò detto e scritto, non credo che serva altra retorica e credo che Carlo Cecchi non la gradirebbe. Un arrivederci comunque.