Pin It

Cosa significa essere una coppia? Non intendiamo in accezione puramente sentimentale, bensì lavorativa, amicale, esistenziale anche. La coppia comica, quella letteraria e quella “di sangue”, composta da fratelli e sorelle. La coppia come oggetto privilegiato per indagare l’infondatezza

della pretesa di bastare a sé stessi e per riconoscere tanto la nostra intrinseca incompletezza quanto la nostra “doppiezza”, concepita quale connaturata – e in fondo salutare e salvifica – incoerenza. Di tutto questo tratta Duett, il nuovo spettacolo scritto e interpretato da un’affiatata coppia di attori, Alberto Ierardi e Giorgio Vierda, clown contemporanei di surreale comicità e interpreti di eclettico e disinvolto talento. 
Una camicia bianca con barocchi decori di pizzo e pantaloni scuri, il cappello nero come le bombate scarpe con i lacci, i due agiscono davanti e all’interno un’essenziale scenografia, composta da una semplice parete con una porta centrale, a costruire una sorta di secondo palcoscenico con un suggestivo effetto matrioska. 
Ierardi e Vierda, forti dei propri ineccepibili tempi comici, inanellano l’uno dopo l’altro vari sipari spassosamente surreali, costruiti attraverso la rilettura e la re-interpretazione in chiave contemporanea e, soprattutto, individuale, di gag divenute topiche – le torte in faccia – così come di meccanismi consolidati quale la parodia di personaggi ovvero di episodi noti della storia e della letteratura. Romeo e Giulietta ma anche Otello e Desdemona; e, poi, i danteschi Paolo e Francesca, ma pure Adamo ed Eva e Vladimiro ed Estragone sono protagonisti di un’inedita anti-narrazione fondata sulla cancellazione del conflitto: ecco, dunque, che alle due coppie shakespeariane è riservato un sereno lieto fine, coì come ai non più adulteri signori di Montefeltro e ai non più peccatori genitori dell’umanità è garantita una lunga vita; mentre i due clown/tramps beckettiani non dovranno più attendere invano…
Non si tratta, tuttavia, di una semplice “trovata”, bensì di un’arguta modalità drammaturgica per ironizzare, pur con benevolenza, sulla diffusa predilezione per il melodrammatico, e, più profondamente, per immaginare una storia che, anziché crogiolarsi nelle difficoltà, prova ad affrontarle senza farsene soverchiare. Né qualunquismo né banalizzazione del complesso ma, all’opposto, un tentativo di spostare lo sguardo e, scegliendo una prospettiva mai sperimentata, di descrivere in modo nuovo realtà sclerotizzate dalla tradizione e dalla consuetudine. Un’azione drammaturgica compiuta, nondimeno, ricorrendo a una comicità visionaria, frutto di felice anarchia e di autentica – in certa misura “seria” - adesione a quanto viene portato in scena. D’altronde, che quanto stia avvenendo sul palcoscenico non sia un semplice spettacolo di intrattenimento risulta chiaro dal progressivo cambiamento di tono che conduce al meditativo finale dedicato a una coppia leggendaria della recente storia italiana della televisione e del costume. Quella che potrebbe apparire una parodia di un certo modo di fare spettacolo, spensierato e scintillante, tipico degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, diviene piano piano una riflessione sull’essere “uno”, benché questa unità organica ed esistenziale sia ripartita in due corpi diversi che, dunque, non possono sopravvivere l’uno senza l’altro. Ecco, allora, che la scelta compiuta dalle gemelle Kessler, non più bionde soubrette ma donne indipendenti e determinate, viene definita da Ierardi e Vierda, empaticamente concentrati, in tutta la sua anche perturbante fermezza, aliena a convenienze e presunte questioni etiche, e, all’opposto, intimamente e misteriosamente umana.  

Testo e interpretazione di Alberto Ierardi e Giorgio Vierda. Costumi di Chiara Fontanella. Scenografia di Eva Sgrò. Aiuto regia di Federico Ghelarducci. Luci e allestimento di Giovanni Mancini, Simone Ferretti. Prod.: Teatrino dei Fondi

Visto al Quaranthana - Teatro Comunale di San Miniato (Pisa) il 23 gennaio 2026