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E’ una edizione cruda, più che attuale ed ambigua, che lascia poco spazio al dialogo o alla speranza nei sentimenti e  a una relazione pacata tra uomo e donna. Ci riferiamo all’adattamento e regia di Maximilian Nisi, con la traduzione di Saverio Vertone, della nota pièce

“Quartett” di Heiner Muller, ispirata al noto romanzo “Le relazioni pericolose” di Laclos, in prima nazionale al Piccolo Teatro della Città di Catania e poi in replica al Teatro Massimo di Siracusa, al “Franco Parenti” di Milano dal 27 gennaio al 1° febbraio ed alla Sala Bartoli del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia il 2 e 3 febbraio. 
Prodotto dal Teatro della Città di Catania il nuovo allestimento di Maximilian Nisi, impegnato anche nella regia e sulla scena con Viola Graziosi, presenta delle peculiarità che ci pare giusto sottolineare dal punto di vista scenografico, registico e dell’allestimento.
L'adattamento di Maximilian Nisi, in un solo atto, con la claustrofobica scenografia di Vincenzo La Mendola (autore anche dei costumi), con le originali musiche Stefano De Meo, tra divani, poltrone, lampadari d’epoca ed oggetti vari, in uno spazio indefinito e illuminato da luci fioche e tra il ticchettio di un orologio che scandisce il tempo, si concentra sui due protagonisti, la marchesa di Merteuil ed il visconte di Valmont, in continua competizione, figure aristocratiche e significative del XVIII secolo. I due, con un linguaggio forte, duellano in modo sfacciato e ordiscono intricati intrighi sessuali ai danni di terzi, rinfacciandosi con cinismo ogni sorta di bassezze. Il pubblico assiste ad una competizione distruttiva fra due cinici prevaricatori che, con crudeltà, ironizzano sull’orlo dell’abisso pronti a sbranarsi con i loro inganni. La marchesa ed il visconte si scambiano di ruolo, ora carnefici ora vittime, perdono e ritrovano la propria identità e impersonano a turno le loro vittime: Cécile de Volanges, la verginella fresca di collegio e Madame de Tourvel, la signora virtuosa che cerca lievemente di opporre resistenza.
L’occhio registico di Maximilian Nisi osserva, quasi spia, i due protagonisti attraverso un velo trasparente, offrendo al pubblico una edizione cruda, diretta e che rispetto al passato, vira più sul cinismo e sull’umorismo tragico, fotografando con cattiveria e senza alcuna via di redenzione, gli attuali rapporti tra donna ed uomo, rifacendosi alle maschere ed agli scambi di ruolo che non fanno altro che distruggere, scolorire ed annientare i veri sentimenti, relegandoci nell’oblio della solitudine e della incomunicabilità.
Rispetto al testo originale di Muller, Maximilian Nisi nella sua rilettura inverte, sin dall’inizio, i ruoli dei due protagonisti sottolineando il ruolo diverso oggi della donna e le indecisioni dell’uomo che, vivendo nella paura di aver perso il suo ruolo dominante, è spesso confuso e diventa violento. Nisi, che si immerge in un materiale incandescente e tossico, crea, quindi, una sorta di gioco di specchi tra uomo e donna, come se l’uomo volesse mostrare alla donna che cosa è diventata e viceversa. Ed il tutto si svolge in un totale abisso, in una profonda disperazione che odora di distruzione e di morte. L’attenzione si focalizza, in maniera profonda, anche su concetti oggi molto dibattuti nella nostra società, quali dominio, manipolazione, fluidità di genere e sopraffazione.
Grazie alla rigorosa interpretazione dello stesso Nisi e di Viola Graziosi viene fuori quindi uno spettacolo complesso che fa nascere tanti interrogativi allo spettatore sulla reale consistenza del desiderio ai nostri giorni, sul margine di contatto tra uomo e donna e sull’uso sempre più diffuso di maschere, espedienti che stanno incrementando incomunicabilità e violenza gratuità, facendo quasi scomparire i sentimenti, l’amore nei rapporti di coppia.
 
“Quartett” di Heiner Müller, traduzione Saverio Vertone, con Viola Graziosi e Maximilian Nisi, adattamento e regia Maximilian Nisi, musiche originali Stefano De Meo, scene e costumi Vincenzo La Mendola, produzione Teatro della Città, visto il 22 gennaio al Piccolo Teatro della Città di Catania, in prima nazionale.

Foto Dino Stornello