Ad esergo del suo “Il Candelaio” Giordano Bruno scrisse in frontespizio <<in hilaritate tristis e in tristitia hilaris>>, assurto, secondo Achille Campanile, a consueto, e per lui un po' banale, termine di riferimento per il comico, come genere e
soprattutto come persona, termine di riferimento infine diventato una sorta di luogo comune, un 'si dice' (come sono tristi in fondo Charlie Chaplin, Totò e Buster Keaton).
In realtà tale affermazione serviva e servì allo stesso Achille Campanile per rimarcare, anche con un non celato e in fondo aristocratico 'snobismo', la differenza che correva tra il comico (Totò, Chaplin e Keaton) e l'umorista (ovviamente lui medesimo) capace al contrario di stare per così dire sempre con i piedi in due staffe, al punto, come lui stesso scrive, di poter essere, se e quando gli aggrada, l'uno ma anche il suo contrario, insieme o a tempi alterni, e cioè a volte e puta caso <<in hilaritate hilaris e in tristitia tristis>>.
L'umorismo sarebbe dunque soprattutto un atteggiamento dello spirito e anche del corpo, mentre comicità e ironia sarebbero strumenti di comunicazione da utilizzare con sapienza, almeno secondo quanto siamo in grado di ricavare dalle sue parole.
Perché parliamo di Achille Campanile? Perché Achille Campanile è improvvisamente emerso da uno dei ripetuti inabissamenti (in vita e in morte) dall'oblio grazie ad una pregevole inziativa della “Associazione Ottavio Cirio Zanetti” di Genova, promossa da Rita Cirio che la presiede e organizzata dall'attrice Alessandra Frabetti in Recital, appunto “Campane da Salotto” il cui titolo, chissà, è fors'anche un gioco di parole con il cognome dello scrittore e giornalista romano scomparso ormai quasi cinquant'anni fa.
Con lei, “cronologicamente avvantaggiata”, come da battuta dal sapore campanilesco del foglio di sala, in scena la cronologicamente meno avvantaggiata Ambra Giordano, entrambe alternandosi e dialogando, insieme giocosamente e teatralmente aggirandosi dentro le battute (termine che da umoristico si fa dunque teatrale) tratte da alcuni dei più famosi scritti di Achille Campanile, da “Seppie con i piselli”, alla famosa e gustosissima “Quercia del Tasso”, al “Povero Piero”.
Ad ultimo Alessandra Frabetti ha sfoderato un classico, quel “Polpo” con le sue disavventure tanto amato da Umberto Eco.
Una serata piacevole e soprattutto intelligente che, risvegliando dal sonno Achille Campanile, ci richiama al valore del riso, aperto o stretto che sia, non tanto per affrontare la vita ma innanzitutto per comprenderla.
Anche perché ci ricorda che “Senza ironia la vita avrebbe conseguenze ben più gravi di quelle che sfortunatamente ha già”.
Nella piccola sala dell'Associazione, piena per quanto possibile, il 19 gennaio. Organizzata una seconda replica per il numeroso pubblico che ne sarebbe stato altrimenti escluso.
“CAMPANE DA SALOTTO” da Achille Campanile. RECITAL DI ALESSANDRA FRABETTI CON AMBRA GIORDANO.
