Il giornalista, scrittore e drammaturgo ceco Karel Čapek ha anticipato i tempi con il suo testo “R.U.R. - Rossum’s Universal Robots”, dramma utopico fantascientifico (un prologo e tre atti), pubblicato nel 1920 e messo in scena al Teatro nazionale di Praga il 25 gennaio 1921.
Capek con il suo testo ci ha visto bene anticipando, con grande lucidità, i dilemmi del nostro presente e che riguardano l’espandersi e la pericolosità dello sviluppo tecnologico ed il rapporto tra umani e macchina.
Un testo, quello di Čapek, che possiamo definire pionieristico e che è stato proposto dal Teatro Stabile di Catania, nella Sala Futura, dal 23 al 25 gennaio, per la regia di Cinzia Maccagnano e nel lucido adattamento dello scrittore Ottavio Cappellani che ha sottolineato in modo chiaro l’attualità sorprendente del capolavoro di Karel Čapek, tra sviluppo tecnologico, etica e responsabilità umana.
La pièce, ponendo al pubblico tanti interrogativi sul rapporto uomo e macchina, sul sottile confine tra progresso e coscienza e sulle contraddizioni di un mondo sempre più automatizzato, viene proposto nell’adattamento di Cappellani in uno scorrevole atto di 80 minuti, con l’impianto scenografico altamente tecnologico di Andrea Taddei che ricostruisce una sorta di sala grigia con pareti dipinte come l’interno dei telecomandi o dei sistemi elettronici, con fili che si saldano con altri, qualche simbolo chimico e delle sagome di teste biomeccaniche. Ben si amalgamano poi i costumi di Dora Argento, le luci ed i video di Gaetano La Mela e le azzeccate musiche elettroniche, tra Kraftwerk e Rockets.
L’edizione di Ottavio Cappellani di “R.U.R.” lascia aperti mille interrogativi e la storia narrata è intrigante: in un’isola immaginaria, l’ombra di Utopia, è stato messo su un progetto - curato da Glory Rezon, grande scienziato e fisiologo - di convivenza tra umani e robot allo scopo di dare agli uomini una vita priva di fatiche. Per la smania, l’ambizione di ampliare gli orizzonti, però il progetto sfugge al potere degli esseri umani e la microsocietà dei robot, ai quali è stato innestato un misterioso cip del dolore, si organizza per ribellarsi. Helena, la figlia del proprietario, arrivata per una breve visita, rimane sull’isola e poi, con il passare degli anni, entrata in contrasto con il direttore Domino, distrugge il prezioso apparecchio con le formule segrete per la riproduzione dei robot che, quind,i si ribellano contro gli umani per poi trovare una tregua e lasciando intravedere la possibilità di una coesistenza pacifica. Rispetto al finale del testo di Capek nella riscrittura di Cappellani la storia si conclude in modo meno drammatico e per i protagonisti si apre uno spiraglio di speranza. Gli uomini, alla fine, chiedono: “Ci ucciderete?” ed i robot rispondono: “Stiamo decidendo”.
Nello spettacolo, sull’isola/bunker/laboratorio, nei vari ruoli, si muovono Agostino Zumbo, Evelyn Famà, Marina La Placa, Franco Mirabella e Rita Fuoco Salonia.
Una riscrittura quella di Ottavio Cappellani e un adattamento di grande fascino ed intelligenza per una pièce di straordinaria attualità che affronta temi quali intelligenza artificiale, lavoro e progresso tecnologico, destino dell’umanità. Tutti aspetti e dilemmi del nostro problematico e difficile presente e che Karel Capek aveva anticipato ed immaginato già nel 1920 nel suo testo al quale hanno fatto riferimento celebri film di fantascienza.
“R.U.R.-Rossum’s Universal Robots” di Karel Čapek, traduzione e adattamento di Ottavio Cappellani, regia di Cinzia Maccagnano, scene di Andrea Taddei, costumi di Dora Argento, luci e video di Gaetano La Mela, con Agostino Zumbo, Evelyn Famà, Rita Fuoco Salonia, Marina La Placa e Franco Mirabella, produzione Teatro Stabile di Catania - 23- 25 gennaio 2026 - Visto il 23 gennaio alla Sala Futura di Catania.
Foto Antonio Parrinello
