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La grande storia si costruisce attraverso le piccole storie; da anni ormai gli storici attingono a preziose informazioni fornite dagli archivi di famiglia, da diari privati, da carteggi, da lettere e  da materiale manoscritto, a volte riscoperto per caso.

Le storie degli artisti, dei maestri, dei medici, degli sportivi e di tante persone che svolgevano una vita comune, si mescolano alle informazioni militari e politiche che hanno caratterizzato la Seconda Guerra Mondiale. In particolare, parliamo di quel momento storico che viene definito “Anschluss”, annessione forzata dell’Austria alla Germania, con tutte le conseguenze che ne sono derivate anche sul nostro territorio italiano. L’austriaco Matthias Sindelar, proveniente dalla Moravia, ex territorio austro-ungarico oggi situato nell’attuale Repubblica Ceca, si ritrova da bambino in una condizione di indigenza e di povertà, che costringerà la famiglia a trasferirsi a Vienna per poter sopravvivere. La storia di Sindelar è stata narrata in diversi volumi e si aggancia a quel momento storico in cui lo strapotere del Nazismo comincia ad espandersi e a farsi riconoscere. Gaetano Coccia e Davide Ferrari decidono di riportare sul palcoscenico la figura di questo famoso calciatore che si rifiutò di piegarsi al potere nazista. Gli eroi della Seconda Guerra Mondiale non sono solo soldati o dominatori, ma sono soprattutto coloro che hanno combattuto una guerra terribile e silenziosa, cercando di sconfiggere un mostro enorme e, soprattutto, di resistere. Ricordando anche la Giornata della Memoria, il 24 e il 25 gennaio THEATRON di  Portici (Napoli) presenta CARTAVELINA, la storia di Sindelar, conosciuto dagli appassionati, rivelato al pubblico attraverso video, foto, romanzi e biografie, film e adesso anche attraverso uno spettacolo. Scegliere di costruire una drammaturgia su notizie narrate e descritte attraverso biografie o studi è un’operazione complessa perché non parliamo di riscrittura, ma di nuova drammaturgia che deve essere creata trasformando tutte le informazioni in un discorso scenico coerente. Coccia e Ferrari, l’uno anche protagonista in scena e l’altro regista, scelgono una narrazione a tratti in prima persona e in altri momenti in terza persona. La storia è dunque descritta in maniera estesa lungo tutta la prima parte della vita del calciatore, partendo sin dall’infanzia. Gli autori scelgono quindi di soffermarsi attentamente sulla giovinezza del famoso calciatore, distinguendo nettamente tra una certa solarità nel bambino Sindelar, nonostante si sottolinei costantemente la povertà della famiglia, tanto da mangiare le pietre riscaldate sotto la cenere del camino per avvicinarsi al sapore delle patate, per poi arrivare ad un certo grigiore e oscurità nella seconda parte della vita. Anche il ritmo dello spettacolo è assolutamente eterogeneo: velocissimo nella prima parte, caratterizzata dall’energia del ragazzino, più lento nella seconda parte, caratterizzata dall’arrivo del Nazismo, e lentissimo nella conclusione, forse eccessivamente estesa e allungata. Sindelar, dopo il trasferimento della famiglia nel quartiere operaio viennese, cominciò a giocare con l’Herta Vienna e, successivamente, passò all’Austria Vienna. L’annessione dell’Austria alla Germania portò delle conseguenze anche all’interno del mondo sportivo e, così, il capitano della squadra austriaca Michl Schwarz, ebreo, venne licenziato e i calciatori furono costretti a non rivolgergli parola e ad assumere un atteggiamento xenofobo anche nei confronti dei compagni ebrei. Ovviamente Sindelar non è dello stesso parere, ma l’unico modo che può utilizzare per ribellarsi è lo sport e la sua fama. L’intero spettacolo è costruito su una narrazione ibrida, a metà tra racconto biografico e cronaca sportiva, con accelerazioni e rallentamenti che spingono il pubblico ad immaginare le scene, le ambientazioni e le azioni. Il palcoscenico e lo spazio contenuto, come una piccola stanza dove si accumulano immagini e memorie, sono caratterizzati da oggetti simbolici: un secchio che si trasforma in elmo di soldato, il pallone, le pietre, delle aste che delineano una porta di calcio in scena e poi si trasformano in un appendiabiti per indumenti svolazzanti che prendono vita e diventano simbolicamente altri personaggi con i quali può interagire il protagonista. Il soprannome Cartavelina descrive dunque questo uomo magrissimo, nato e cresciuto nella povertà, leggero, abile, svolazzante sul campo di calcio, quasi trasparente, un grande campione le cui fattezze sono molto diverse dai corpi massicci dei giocatori odierni. La regia sceglie di proiettare dei video originali, in bianco e nero, delle immagini reali di Sindelar, così da rendere credibile la storia personale, integrata all’interno della grande storia. Questo calciatore, all’apice della fama, si rifiutò di truccare la partita, di effettuare il saluto nazista, rifiutò tutto ciò che il mondo non avrebbe rifiutato a lungo. Nel 1938, dopo l’annessione, si disputò una partita tra Austria, la cui squadra si chiamava ormai Ostmark, e la squadra tedesca: l’obiettivo era la dissoluzione della squadra austriaca e la partecipazione della Germania ai campionati mondiali in Francia, annettendo nella propria squadra anche i campioni austriaci che avrebbero gareggiato ormai come tedeschi. Sindelar non si abbasserà all’ordine di concludere la partita in pareggio, porterà alla vittoria la sua squadra austriaca e otterrà di indossare la maglia rossa, rispettando i colori dell’Austria. Inoltre, rifiuterà il saluto nazista alla fine dell’evento sportivo. Coccia e Ferrari conducono un’attenta ricerca anche sull’abbigliamento sportivo dell’epoca e sui colori, costruendo le concitate scene e il percorso cronologico usufruendo di lunghi momenti musicali – in particolare il brano originale “Cartavelina” firmato da Claudio Sanfilippo – e di giochi di luci ed ombre che rivelano anche la profonda e lunga esperienza di Gaetano Coccia nella compagnia Teatri 35, che da venti anni sperimenta a Napoli sulla tecnica dei “Tableaux Vivants”. Il nostro amato Sindelar morirà, insieme alla moglie, conosciuta durante un’intervista sportiva, in circostanze misteriose, forse ucciso proprio dai Nazisti che invece dichiararono di aver trovato i corpi all’interno dell’appartamento. Questo racconto scenico è una piccola pietra nel grande mosaico delle microstorie del Novecento, fruibile dal pubblico eterogeneo, ma soprattutto dagli studenti e dai più giovani. Per tutti questi motivi sarebbe necessario proporlo nelle scuole e negli Atenei. Questi tempi bui, quelli odierni, richiedono uno studio attento, serio e approfondito del passato, anche e soprattutto attraverso le gesta di uomini semplici che si sono ribellati, opposti al potere imposto e battuti per la libertà.

CARTAVELINA
Theatron Portici (Napoli)
24-25 gennaio 2026
CARTAVELINA
di Gaetano Coccia e Davide Ferrari
con Gaetano Coccia
regia Davide Ferrari
con un brano originale di Claudio Sanfilippo
produzione Compagnia Ferrari/Coccia

Foto Cesare Abbate