Pin It

La storia di uno dei testi più complessi, firmati da Enzo Moscato, assume diverse sfaccettature che approdano poi ad incontri fortuiti, a studi complessi e, fortunatamente, alla pubblicazione di questo testo, nel 2020. Inevitabilmente oggi ci confrontiamo con l’assenza:

Enzo Moscato autore-attore non salirà più sul palcoscenico, numerosi testi dovranno essere pubblicati di nuovo, dopo la fortuna dell’edizione Ubulibri mai replicata. Si lavora, dunque, alla digitalizzazione dei testi, grazie al lunghissimo e proficuo lavoro della prof.ssa Antonia Lezza, amica e studiosa di Enzo Moscato, e al progetto di pubblicazione cartacea di tutti i testi grazie all’impegno di docenti e Atenei campani. La revisione, curatela e pubblicazione di Tà-kai-Tà è il frutto di un lavoro lungo, faticoso, filologicamente complesso, che Lezza e Moscato hanno realizzato insieme, per ottenere il volume edito da Editoria&Spettacolo nel 2020. La presenza di un testo dona un futuro ad un autore, attraverso il coraggio e la perseveranza degli studiosi, ma soprattutto delle compagnie contemporanee, dei registi e degli attori che, in questo momento, riflettono sulle possibili messe in scena. La storia del teatro e della drammaturgia si costruisce anche attraverso i tentativi, gli esperimenti, lo studio profondo di un autore, i fallimenti e i successi. Questi processi mantengono viva l’attenzione sul drammaturgo che non potrà più calcare i palcoscenici o produrre drammaturgia. Siamo davanti ad un momento storico importante della drammaturgia napoletana e meridionale, un passaggio necessario e articolato che osserva, pur evolvendosi, i grandi autori che si sono battuti per l’innovazione e che hanno attinto dalla tradizione, a suo tempo anch’essa rivoluzionaria. Questo testo è, dunque, l’emblema di un momento rivoluzionario, di un contesto drammaturgico specifico e in evoluzione, di uno spartiacque necessario. Nel 2012 l’atteso spettacolo TÀ-KÀI-TÀ (EDUARDO PER EDUARDO) debutta in occasione del Napoli Teatro Festival Italia, presso lo storico Teatro Nuovo di Napoli. Successivamente lo spettacolo è stato inserito all’interno del programma del convegno itinerante I GIORNI E LE NOTTI: L'ARTE DI EDUARDO, SEZIONE EDUARDO CON GLI ATTORI: FORME DELLA MESSINSCENA, durante le giornate di studio svoltesi presso l’Università degli Studi di Salerno nel 2014. In quella occasione il Teatro di Ateneo ha ospitato la messinscena dello spettacolo davanti a una platea gremita di studenti universitari e di scolari di alcuni licei campani, giovani che, nonostante la complessità del testo, hanno applaudito con entusiasmo. In scena Isa Danieli ed Enzo Moscato, i fantomatici personaggi E1 ed E2, due figure bifronti, gemellate, che rappresentano il costante dualismo che vive all’interno di questo testo. Al centro un catafalco, una cassapanca-tomba, un’aura di misticismo, lirismo e morte, caratteristiche predominanti in numerosi spettacoli di Enzo Moscato. L’ironia nei confronti della vita e della morte sembra apparire anche in questa versione dello spettacolo, che analizza entrambe, anch’esse duplici, gemellate, bifronti. Il testo è strutturato attraverso quattro sezioni che, all’interno dello spettacolo, in scena presso Sala Assoli – Enzo Moscato, il 23 e 24 gennaio, per la regia e i costumi di Fabio Faliero e la supervisione artistica di Arturo Cirillo, sono rimodulate e sintetizzate attraverso una scelta ben precisa. Le nuove regie che si affacciano ai testi moscatiani dovranno necessariamente scegliere determinati percorsi per riportare in scena Moscato. Partiamo dunque dal progetto, ossia il ricordo di Pierpaolo Pasolini attraverso le ramificazioni dei suoi collegamenti, cioè le collaborazioni con Totò e con Eduardo De Filippo. Il riferimento alla morte prematura del Poeta, come lo definisce Moscato, il progetto incompiuto di un film ed, infine, i rapporti con il mondo della letteratura e del teatro fortemente legati alla cultura italiana, negli anni Settanta. Questi personaggi sono collegati tra loro da un atto di morte, dovuto, ricevuto, casuale che, in qualche modo li unisce fortemente e su cui si costruisce l’intero testo. Bisogna dunque sottolineare questo aspetto: la morte è la protagonista di questo spettacolo che, anche presso il Teatro di Ateneo di Salerno, Moscato volle presente sulla scena, attraverso una cassa-feretro-catafalco posto al centro tra lui ed Isa Danieli, spettatori e attori che contenevano le movenze e che, attraverso una sorta di staticità poetica, utilizzavano due leggìi. Raccontavano le storie di altri, intersecate tra loro, con viaggi pindarici tra l’antico e il contemporaneo, tutti stretti nel nodo indissolubile del palcoscenico e del Teatro. Quest’ultimo, sembra essere l’amico-nemico costante di questi personaggi, perché inevitabilmente si è intrufolato nelle trame della vita di questi autori e di Moscato stesso, decretando anche gli esiti dei momenti più difficili di queste esistenze. E su questo aspetto si sono soffermati Faliero e Cirillo, operando una scelta utile ad un pubblico che non conosce questo complesso ed arduo testo, pur rispettando le parole dell’autore. La scena, infatti, non ricorda né l’allestimento moscatiano, né si collega alle didascalie, ma anche Moscato operò dei cambiamenti nei vari allestimenti. Le didascalie, infatti, e i “Fantasmi” che lui rivela all’interno di questo testo sono numerosi e intersecati tra loro,  pertanto il testo appare più poetico che teatrale, più letterario che scenico. Si evince che, in questa nuove versione dello spettacolo, ritorna in scena la figura dell’Attore, ossia colui che osserva il mondo dalle scene: visione ribaltata, catapultata, in cui il palcoscenico presenta sullo sfondo un sipario rosso, attraverso cui E1 ed E2 sbirciano il pubblico e la vita. Gli oggetti di scena, quelli indispensabili per il lavoro degli attori, i costumi, le corde, le americane, gli specchi, i trucchi, tutto sembra animarsi sulla scena, movimentando l’azione che modifica completamente la natura del testo che da statica, come avevamo visto in scena con Moscato e Danieli, diventa sfuggente, saettante, galoppante. Michelangelo Dalisi interpreta Eduardo che racconta Pasolini, che descrive le sue riflessioni sulla voracità della vita teatrale, che accenna ai Fantasmi descritti da Moscato. L’interpretazione di questo attore è emozionante quando cerca di assorbire nelle sue mani quelle movenze, quella gestualità e ripetitività ancestrale moscatiana che, forse, oggi, ha assunto profondamente, per imprinting e devozione, il giovane discepolo Giuseppe Affinito. Dalisi è un attore di esperienza, profondamente evocativo, che qui, per scelta registica ed interpretativa, sembra assumere più le fattezze e l’anima di Eduardo e meno quella di Moscato. Se Moscato-Danieli rievocavano, Dalisi e la giovane Giorgia De Simone raccontano: la scelta è differente e caratterizzante, questo è certo. Dice Moscato, nelle sue note-didascalie, parlando appunto dei due personaggi: «[…] è talmente rarefatta e sottile l’intenzionalità vocale e significante del loro narrare, che le parole sembrano relazionarsi a null’altro che al proprio…spettro – d’invisibile sostanza, o energia o risonanza, o eco, incatturabile ed effimera». La regia di questo spettacolo sceglie di collocare accanto ad E1 una giovanissima attrice, nelle fattezze di una ragazza-bambina che segue il maestro nelle prove, nella memoria, ma che poi emerge come coscienza e ricordo. Forse appare eccessiva la ricostruzione della scena, quasi cinematografica, in cui la figlia di Eduardo gioca con le  palle di neve, per poi accasciarsi morente, mentre E1 cerca di rianimarla. Nell’allestimento del 2014 Moscato scelse di proiettare sullo sfondo una fotografica di Eduardo e della figlia morta bambina in circostanze tragiche. Il momento più alto della rappresentazione della Morte è proprio il dolore dell’uomo di Teatro che, nonostante la morte della figlia, deve vivere secondo le rigide e terribili regole del “the show must go on”. Questi momenti, riprodotti in scena oggi come una prova di scena, con copione e ripetizione di battute e consigli sulla dizione e sul movimento – operazione che Dalisi affronta egregiamente e con grande intensità – si frammentano, poi in una scena di morte e di dolore che Moscato avrebbe solo evocato. Ecco: forse la parola chiave è proprio evocazione. Candele, veli, suoni soffusi, nenie, ripetizioni, il teatro di Moscato è evocazione, misticismo, racconto trasfigurato. Anche all’interno di quei testi che raccontano la Storia con la S maiuscola e che, spesso, parlano di Morte, compagna di vita e rinascita catartica per il personaggio meno adatto a vivere in questo mondo, nel momento in cui la narrazione si carica di una natura eccessivamente umana e narrante, Moscato smorza, sfilaccia, evoca, offusca, lascia andare. Comincia, dunque, l’era del “Dopo Moscato”, di una nuova osservazione e permeazione della drammaturgia moscatiana da parte delle compagnie e regie contemporanee e future.  

TÀ – KAI – TÀ
Sala Assoli/Enzo Moscato Napoli
23-24 gennaio 2026

L’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” 
presenta Tà-kài-tà di Enzo Moscato 
regia Fabio Faliero 
supervisione artistica Arturo Cirillo 
con Michelangelo Dalisi e Giorgia De Simone 
Scene Dario Gessati 
Light Design Gianni Staropoli 
Musiche e progetto sonoro Laurence Mazzoni 

Foto Manuela Giusto