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Sarebbe facile, difronte a un lavoro come “Oltre” di Fabiana Iaccozzilli, liquidare la pratica del giudizio critico sciorinando una serie di aggettivi (potente, intenso, magnetico, tragico) che seppure esatti e pertinenti – lo sono, certo - direbbero ben poco di ciò su cui è sostanziale interrogarsi

per comprendere questo lavoro: per comprenderlo nella dimensione di verità di cui quegli aggettivi raccontano. La storia rappresentata è una vicenda realmente accaduta che colpisce profondamente e non smette di commuovere chi ne viene a conoscenza. Per riassumerla, ecco le parole asciutte della regista: «Il 13 ottobre 1972 il volo 571 dell’Aeronautica militare uruguaiana si schiantò sulle Ande con quarantacinque persone a bordo. L’aereo trasportava i membri di una squadra di rugby insieme ad alcuni amici e familiari. La rotta era da Montevideo, in Uruguay, a Santiago, in Cile. Allo schianto sopravvissero in ventinove e dopo settantadue giorni solo sedici di loro furono salvati dai soccorsi. I corpi dei cadaveri furono utilizzati dai sopravvissuti per nutrirsi e continuare a vivere». Una vicenda incredibile, letteralmente straordinaria. Una storia con i suoi eroi, Nando Parrado e Roberto Canessa, che se possibile riescono a spingere ancora più oltre, fino alla soglia dell’eroismo, il limite della resistenza e della resilienza di quel gruppo di sopravvissuti al disastro aereo: mocassini leggeri ai piedi e nello zaino calzettoni da rugby pieni di tranci di carne umana per alimentarsi, si allontanano dalla carlinga disastrata, bloccata tra le rocce e coperta di neve e ghiaccio per raggiungere la più vicina zona abitata e riuscire a ottenere i necessari soccorsi. Complessivamente la regista, che con la dramaturg Linda Dalisi è andata fino a Montevideo per ascoltare, intervistare e registrare alcuni dei sopravvissuti, si chiede fin dove siamo capaci di spingerci per sopravvivere e, certo, la vicenda del cannibalismo contribuisce fortemente a rendere teso, interessante, inquietante lo spettacolo. Eppure non è solo nella vicenda attraversata e rappresentata che si trova il pregio fondamentale di questo lavoro, ma in tutta evidenza nell’uso di quei pupazzi a grandezza umana che vengono attivati a vista da operatori/attori (Andrei Balan, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Giselda Ranieri, Evelina Rosselli, Isacco Venturini, Simone Zambelli) partecipi, silenziosi e, pur vestiti totalmente di nero, ben visibili sulla scena. Perché - ci chiediamo - questa scelta? Perché virare così decisamente – anche questa volta - sul linguaggio del teatro di figura? La risposta che ci sentiamo di dare concerne la possibilità di una riflessione sulla forza potente e, paradossalmente spirituale, dei corpi che di tanto sembrano deperire, disgregarsi, consumarsi, trasformarsi in alimento nel dispiegarsi della vicenda, di quanto al contrario sembrano semplificarsi e ingigantirsi come sostanza e struttura spirituale delle persone che, a partire da essi, dalla consapevolezza di essi, riescono ad affrontare la morte e celebrare eroicamente la vita. Non fantasmi, ma amplificatori di umanità nel grado più profondo, vitale, originario. Spettacolo, straordinario e giustamente super-premiato, visto a Palermo nella Sala Grande del Teatro Biondo il 24 gennaio.

Oltre – Palermo Teatro Biondo Sala Grande 20 – 25 gennaio 2026.
Ideazione e regia di Fabiana Iacozzilli. Con Andrei Balan, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Giselda Ranieri, Evelina Rosselli, Isacco Venturini, Simone Zambelli. Dramaturg Linda Dalisi, scene di Paola Villani, musiche e suono di Franco Visioli, luci di Raffaella Vitiello, cura dell’animazione di Michela Aiello, aiuto regia Cesare Del Beato. Produzione Teatro Stabile dell’Umbria, in coproduzione con Cranpi / La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, con il sostegno e debutto nazionale Romaeuropa Festival, con il sostegno del Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale / Teatro Biblioteca Quarticciolo. Con il contributo dell’Istituto Italiano di Cultura di Montevideo. 

Foto Gianluca Pantaleo