A volte, aristotelicamente ragionando, si ha l'impressione che la “Guerra”, che, come ci ricorda la Aleksievič, “non ha un volto di donna”, non sia in realtà che un 'accidente' della Storia, che peralto 'accade' persistentemente e ripetutamente come in una coazione a ripetere
quasi distopicamente a-temporale, la cui 'sostanza' è in verità il 'dolore', il dolore di vivere nella caduta da un dimenticato Paradiso.
“Appunti per il Futuro”, la bella lettura drammaturgica di Elena Arvigo andata in scena in prima nazionale al Teatro Out Off di Milano e che integra e quasi 'sublima' sue precedenti prove, nel suo essere inevitabilmente affondata nel passato nell'attimo prima che si faccia futuro, va direttamente a questa sostanza che qui si veste anche di altre 'tragedie', come ad esempio l'incidente nucleare di Chernobyl.
Di questa 'sostanza' di dolore, che diventa sonda di un intero e intimo universo di sentimenti, si fanno da sempre 'vestali' le donne, anche quando partecipano profondamente ai diversi accadimenti, in quanto intimanente custodi della 'passione', della 'commozione' e anche generatrici dell'amore, che, come la fiaccola sotto il moggio, continua ad alimentare la speranza anche quando sembra e per sempre perduta.
Elena Arvigo, con questo suo spettacolo e con il suo teatro in genere, si muove alla ricerca di questa trama interiore e irriducibile, riuscendo nel paradosso di trasfigurare quella funzione di custodia e cura, che nella società patriarcale si è voluta 'passiva', in un ruolo 'attivo' o 'proattivo' che si fa non ancora riconosciuto, ma forse non per molto, motore della Storia e, per tutti, di appartenenza consapevole ad essa.
“Appunti per il Futuro” è anche per questo molto di più che un coerente e illuminante 'assemblaggio' di testi diversi, ispirato al metodo narrativo di Svetlana Aleksievič (Premio Nobel per la Letteratura 2015) le cui parole si intersecano con quelle di Marguerite Duras e con altre, maschili in questo caso a rappresentare meglio l'universalità del dolore, scolpite quasi dalla raccolta “Ultime Lettere da Stalingrado” che raccoglie le testimonianze dei soldati tedeschi ivi assediati nell'inverno 42/43 del '900.
Da tutto ciò nasce uno spettacolo 'mobile', mutante in ogni sua apparizione ma sempre in sintonia con la contingenza propria della rappresentazione, uno spettacolo che è per sua natura un affresco ultra-storico di sensazioni e sentimenti filtrato dalla coscienza femminile, quella della Arvigo e quelle delle grandi scrittrici del '900 che sceglie con cura, in cui decantano anche le parole di quei soldati assediati che alle donne si affidano per salvare la parte 'umana' di sé in un mondo che l'umanità sembra avere perduto.
Ma non è solo questo e il titolo ne è disvelamento, lo spettacolo della Arvigo è anche un invito, consapevole o inconsapevole, alla riflessione sull'oggi delle donne e degli uomini, su cosa ciascuno e insieme siamo diventati e diventate, in una fluidità e sovrapposizione che sembra, forse per combattere e allontanare il dolore e la morte, aver perso il contatto con la matrice sentimentale di un mondo fattosi pieno di accidenti e povero di sostanza, in una mutazione di cui anche le donne non sono solo 'incolpevoli' vittime.
Un mondo che sembra aver soprattutto perso la capacità di 'ascolto' che è 'lettura' di sé e degli altri, una capacità di ascolto che, invece, Elena Arvigo cerca di preservare attraverso le sue incursioni nella letteratura al femminile del secolo scorso, prima della grande 'mutazione' digitale, e che infine, ci porge e rammenta, essenziale e irriducibile proprio come “la fiaccola sotto il moggio”, affinché non vada per sempre perduta.
In una scena vuota, con pochi oggetti che disegnano un ambiente familiare e domestico ribadito nei costumi, una sempre convincente Arvigo si muove creando con il suo stesso movimento, tra un tè versato e fiori sistemati in scena al modo di Eleonora Duse, quadri, spazi e situazioni singolari in cui la parola trova una dimensione appropriata e confidente.
Una ulteriore e significativa tappa del progetto “Le imperdonabili”, incentrato su figure di donne scomode e testimoni, mitiche e reali insieme, che da tempo e in maniera sempre più illuminante l'attrice genovese porta sulle scene.
Una lettura spettacolo che muove, come in non molte occasione, un sentimento profondo che in ciascun spettatore o spettatrice prende 'forme' diverse' e che assume, con le guerre che oggi ci circondano, un valore di necessità. L'attenzione e l'intensa partecipazione si è sciolta nell'applauso convinto.
“APPUNTI PER IL FUTURO” Prima nazionale. Un progetto di e con Elena Arvigo. Assistente alla regia Marta Comerio. Elementi scenici Elena Arvigo in dialogo con Maria Alessandra Giuri. Disegno luci Pablo Canella ed Elena Arvigo. Tecnico luci Lia Morreale eAlice Tanda. Video Pablo Canella. Produzione Teatro Out Off in collaborazione con Santarita & Jack Teatro. Si ringrazia la gentile collaborazione di Francesco Biagetti.
Al Teatro Out Off di Milano dal 13 gennaio al 1° febbraio.
Foto Manuela Giusto
