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Ormai, con tre anni di repliche, una delle commedie 'simbolo' di “Capotrave”, “Le Volpi”, per la drammaturgia di Lucia Franchi e Luca Ricci, è andata ancora una volta in scena il 7 febbraio nel molto all'italiana Teatro Sociale di Camogli.

È una commedia, a mio avviso, più etica che sociologica che guarda 'nel piccolo' (e il piccolo non è mai irrilevante nell'hegeliano Spirito della Storia) ad uno degli endemici mali dell'Italia (ma non solo ovviamente), la corruzione con la sua appendice inevitabilmente 'familistica'.
Non però nella modalità falsamente consueta con cui si traveste e appare, bensì in un modo piuttosto singolare e quasi in 'tralice', facendo sorgere così la domanda che già Leonardo Sciascia si era posto: la piccola giornaliera corruzione è un riflesso irresistibile della Grande Corruzione che ci governa regolando i meccanismi del potere, ovvero è la Grande Corruzione un modo d'essere che trae alimento e anche legittimazione da quella piccola e ordinaria da cui siamo continuamente 'innaffiati' e in cui affonda le sue radici?
Una domanda un po' 'cattolica', se vogliamo, che impregna quella irresistibile tentazione alla auto-assoluzione che in fondo ci inibisce, come nel caso della evasione fiscale, una più generale e meno generica 'indignazione' luterana e calvinista, una reazione moralmente, socialmente e politicamente 'forte' e dunque veramente efficace a quei mali di cui comunque continuiamo a subire le conseguenze (e non sono poche).
Luogo e tempi dell'intreccio, una sala da pranzo agostana, il rito del caffè, due piccoli notabili di provincia, ci dicono infatti molto di più di quella che potrebbe sembrare una storia banale di scambi di favori, che inevitabilmente (in fondo noi italiani, che male c'è?, abbiamo tutti famiglia) vanno a riguardare alla fine anche le relazioni parentali.
L'esito è atteso, ma non è scontato perché la 'moralità' entra sempre e comunque in gioco e impone scelte di cui, qui, ovviamente non daremo conto lasciando il compito, suggerito dagli stessi drammaturghi, alla coscienza di ciascuno.
Alzare le spalle e rassegnarsi oppure indignarsi e ribellarsi?
Una commedia semplicemente 'agra', rubando il termine a Luciano Bianciardi, che, con una quasi disarmante 'ingenuità' bontempelliana, ci pone di fronte ad una parte di noi stessi con cui non vorremmo, se non malvolentieri, avere a che fare.
Un bel testo, votato intimamente al teatro che un po' suggerisce Broadway ma anche, con meno asprezza e disincanto, Edoardo Erba e i suoi scenari, messo in scena con grande 'misura' da Luca Ricci, con una regia dinamica e disinvolta, regolata come un orologio dai movimenti scenici e dalle improvvise sospensioni durante le quali, oscurata la scena, la brava Manuela Mandracchia, sotto l'occhio di bue, si confronta confidente con noi che siamo, e altro non possiamo essere, l'eco a specchio della sua coscienza.
Con la citata Manuela Mandracchia (la madre Direttrice della locale ASL), in scena due attori di altrettanto spessore professionale, Giorgio Colangeli (Il Sindaco amico di vecchia data) e la più giovane ma già esperta Federica Ombrato (la figlia), anche se i veri e muti protagonisti sono in realtà i “biscotti vegani” scelti per accompagnare il caffè.
Scenografia, costumi, luci e suono danno un ché di spontanea naturalezza ad un ambiente alle prese con una incipiente ipocrisia.
Come gli spettacoli più riusciti anche “Le Volpi” ha ormai un considerevole passato ma è sempre nuovo, ogni sera che approda al suo destino (le assi del palcoscenico ovviamente).
Al Teatro Sociale di Camogli, ospite per una sola sera della Stagione 2025/2026, il 7 febbraio. Ha richiamato un pubblico discretamente folto che ha seguito con interesse e applaudito con  convinzione.

LE VOLPI, uno spettacolo di Lucia Franchi, Luca Ricci, con Giorgio Colangeli, Manuela Mandracchia, Federica Ombrato, costumi Marina Schindler, suono Michele Boreggi, Lorenzo Danesin, luci Stefan Schweitzer, tecnico Piero Ercolani, Nicola Mancini, amministrazione Riccardo Rossi, organizzazione Giulia Randellini, ufficio stampa Maria Gabriella Mansi, Elisa Nocentini, scena e regia Luca Ricci. Produzione Infinito SRL.

Foto Artemisia Moletta