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Arcipelago G è uno spettacolo che presenta una grande quantità di motivi di interesse e di riflessione. Il testo è di Paolo Bruguglia con Enrico Cibelli, la regia dello stesso Briguglia, in scena ci sono Pierluigi Bevilacqua, Asia Correra, Mario Mignogna, Celeste Morese.

Lo spettacolo si è visto in prima nazionale il 24 gennaio scorso a Palermo (ai Cantieri culturali della Zisa) sulla scena di Spazio Franco, prodotto dalla “Piccola Compagnia impertinente” nel contesto di  “Segni-residenze franche”, il programma di residenze artistiche di Spazio Franco appunto, recentemente riconosciuto come Centro di Residenza delle Arti Performative in Sicilia. «Due fratelli, Laio e Jakob, - usiamo le parole di Briguglia per attraversare la vicenda rappresentata - presidiano un avamposto militare in attesa di un attacco che forse non arriverà mai. Laio, cecchino paraplegico e comandante fanatico, vive immerso in una disciplina ossessiva e in una fede cieca nel Senato che governa l’arcipelago. Jakob, incatenato al suolo come punizione, è l’opposto: disilluso, rabbioso, in costante tensione tra il desiderio di fuga e il legame irrisolto con il fratello. Intorno a loro si muove un universo grottesco e allucinato: una Panda gigante modificata, devota e ambigua; Suor Angelica, ufficiale di collegamento visionaria, sospesa tra misticismo, propaganda e follia; una natura mutata che partorisce gabbiani ciechi, tigri sentinella e lombrichi che cantano come un coro tragico». E dunque: nel contesto di un futuro distopico e allucinato, il motivo della guerra e della violenza (politica e interpersonale), il motivo della pervasività dell’attitudine al controllo e della tendenza alla repressione, il motivo della devastazione ambientale e della natura umana culturalmente e, in qualche modo, persino geneticamente modificata, il motivo – molto interessante - della comunicazione massificata e della propaganda che, svuotate di senso esse stesse, svuotano di senso e frantumano le lingue riducendole quasi a materiali di scarto decontestualizzati eppure impossibili da espellere. Inoltre, accanto a questa densità concettuale, non può essere tralasciata anche la grande varietà di esperienze teatrali, filmiche, romanzesche, che interagiscono attivamente e visibilmente con e nella la scrittura scenica. In questa grande complessità concettuale e in questa molteplicità di temi, di motivi, di segni e indizi (per fare solo un esempio, basti pensare agli stessi nomi dei due protagonisti), ciò che non convince è però, quasi paradossalmente, la mancanza o, se si vuole, l’estrema debolezza di una focalizzazione chiara, e soprattutto chiaramente percepibile, dell’azione centrale del dramma. Non è una carenza lieve perché, oltre a complicare eccessivamente il lavoro attorale (che non può recuperarla), rende evidentemente faticose la percezione e la comprensione dello spettacolo.  

ARCIPELAGO G
Palermo, Spazio Franco, Rassegna “Scenanostra” 24 gennaio 2026. Di Paolo Briguglia ed Enrico Cibelli, con Pierluigi Bevilacqua, Asia Correra, Mario Mignogna, Celeste Morese. Regia di Paolo Briguglia. Scene e costumi di Alessandra Traina. Musiche di Marco Maruotti. Produzione di Piccola compagnia impertinente. 

Foto Samuele Romano