Il capolavoro di Alessandro Manzoni, “I Promessi sposi”, ambientato in Lombardia tra il 1628 ed il 1630, durante il dominio spagnolo, continua ancora ad incantarci con la sua poesia ed il suo linguaggio, con l’umanità e la verità dei suoi personaggi puntando dritto al cuore di ognuno di noi.
A tal proposito risulta felice e particolarmente intrigante la trasposizione teatrale de “I Promessi sposi”, produzione Teatro della Città - Centro di Produzione Teatrale, proposta al Teatro Brancati di Catania, dal 12 al 15 febbraio. Si tratta di una operazione complessa, condotta con intelligenza e rigore da Giuseppe Argirò, nella duplice veste di regista e drammaturgo che ha saputo allestire un atto unico di circa due ore catapultando lo spettatore tra le pagine di un romanzo storico, uno dei massimi capolavori della letteratura italiana.
Da sottolineare che l’operazione di Giuseppe Argiro, con l’essenziale scena di Vincenzo La Mendola (autore anche dei costumi, pertinenti all’epoca) rispetta e mantiene la vita poetica che pervade ogni pagina del romanzo e durante la pièce sono letti anche brani indimenticabili come “Quel ramo del lago di Como”, frase di apertura del romanzo e “Addio monti”, tratto dal capitolo ottavo in cui vengono riportati i pensieri di Lucia mentre dalla barca saluta il paese natio.
A introdurre lo spettatore nella storia del matrimonio osteggiato di Renzo e Lucia è lo stesso scrittore, interpretato da un esemplare Giuseppe Pambieri, nei panni del narratore. Pambieri, nella parte di Manzoni, evoca alcuni personaggi del romanzo uscito nel 1840 e parla del libro, modello della nuova lingua italiana, alla giovane figlia Giulia (resa da Greta Porcelli), la prediletta dello scrittore. Nella pièce Pambieri e Greta Porcelli impersonano, con autorevolezza, anche i ruoli rispettivamente dell’Innominato e di Lucia Mondella.
Il pubblico in sala ha come l’impressione di leggere le avvincenti pagine del romanzo di Manzoni e vivere così una storia d’amore, di paura e di fede, di sopraffazione e di speranza, che interroga- ieri come oggi - l’uomo e il suo destino. Con un linguaggio che abbraccia tutta l’Italia la pièce, ben raffigurando i vari personaggi della vicenda, si sofferma sull’amore ostinato e fragile di Renzo e Lucia, su un matrimonio osteggiato da un sistema, da una società ingiusta e ostile, fatta di soprusi e ingiustizie. Attorno ai due giovani Renzo e Lucia, timorati di Dio ed impulsivi ed al pavido e codardo Don Abbondio si muovono personaggi indimenticabili quali la saggia Agnese, il nobile ed arrogante Don Rodrigo, il prepotente Griso, il coraggioso ed umano Fra Cristoforo, il meschino avvocato Azzeccagarbugli, il temuto Innominato, la tormentata Monaca di Monza con la sua coscienza lacerata, il pacato ed altruista Cardinale Federico Borromeo e la struggente Cecilia.
Oltre a Pambieri in scena si fanno apprezzare Ruben Rigillo che da corpo e voce all’arrogante Don Rodrigo e Paolo Triestino nel doppio ruolo di Don Abbondio e del Cardinale Federico Borromeo. Accanto a loro, poi, Elisabetta Arosio (la perpetua di Don Abbondio, Agnese la madre di Lucia, la donna al servizio dell’Innominato e Cecilia), Roberto Baldassari (il Griso, l’irrequieto Lodovico, Fra Cristoforo, l’avv. Azzeccagarbugli), Giovanna Mangiù (la tormentata Monaca di Monza), Vinicio Argirò (l’irruento e semplice Renzo) e Greta Porcelli (la determinata Lucia e la dolce Giulia). Tutti contribuiscono a dare coralità allo spettacolo dando vita ad un racconto teatrale ricco di umanità e verità.
Alla fine applausi convinti del pubblico per uno spettacolo intenso grazie ad un cast affiatato e ad una convincente riduzione drammaturgica capace di regalare tanta poesia ed autentiche emozioni.
I promessi sposi
di Alessandro Manzoni
Regia e drammaturgia Giuseppe Argirò
con Giuseppe Pambieri, Paolo Triestino, Ruben Rigillo e con Elisabetta Arosio, Roberto Baldassari, Giovanna Mangiù, Vinicio Argirò, Greta Porcelli
Scene e costumi Vincenzo La Mendola
Produzione Teatro della Città - Centro di produzione teatrale
Stagione 2025/2026 - Teatro Vitaliano Brancati - 12-15 febbraio 2026.
Visto il 13 febbraio al Teatro Brancati di Catania
Foto Dino Stornello