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Con quasi distopica 'intelligenza', che guarda al futuro radicandolo nel presente, Elisabetta Pozzi direttrice della “Scuola di recitazione Mariangela Melato” del Teatro Nazionale di Genova, ha scelto, per dirigere il laboratorio di fine corso del terzo e conclusivo anno, di chiamare il bravo Fabrizio Matteini, regista italiano, anche lui a suo tempo diplomato

alla stessa scuola, ma che ha la sua base artistica a Londra.
Conseguente utilizzare, come studio, questo titolo del giovane drammaturgo inglese Nick Payne, assai famoso in Europa e che comincia ad esserlo anche in Italia, tra l'altro, significativamente, rappresentandolo in lingua originale.
Scelte che, dunque, attraversano più generazioni attoriali e drammaturgiche in modo da intercettare così sensibilità diverse che confluiscono in questa vera e propria 'mise en espace' nei locali della scuola stessa, di fronte a un pubblico di soli invitati, il 12 e 13 febbraio.
Magari, chissà, trasformando sin d'ora il laboratorio in un vero e proprio progetto teatrale 'parallelo' per un prossimo futuro/presente.
È di questo infatti che tratta la drammaturgia di Payne, di un futuro/presente in grado di metaforizzare la vita attraverso la lente quantistica dei mondi paralleli, ciascuno frutto di una nostra scelta che determina, al contrario che nella fisica tradizionale, non uno specifico e singolo esito ma una serie di opzioni e conseguenze che si svilupperebbero contemporaneamente l'una a fianco dell'altra, così trasformando l'Uni-verso in un Multi-verso all'interno del quale ci o veniamo posizionati in virtù di una casualità all'apparenza non governabile.
Del resto, senza qui ricordare il famoso Gatto di Schrodinger, la fisica quantistica è soprattutto una metafisica, quindi una filosofia e di conseguenza anche una estetica.
Come tale la utilizza il drammaturgo, costruendo il reiterato ripetersi di un cominciamento esistenziale per poi trasformarlo, nel surreale ma molto razionale dialogo tra una 'fisica teorica' ed un 'apicultore', in un sovrapporsi di esiti che non si negano l'uno all'altro ma si affiancano per mostrare gli innumerevoli aspetti, tra la vita e la morte, del caos che ci governa con scientifica razionalità, come fosse un algoritmo valido in modo 'differente' a seconda della scelta che compiamo o non compiamo, allo stesso modo con cui l'osservazione, quantisticamente disquisendo, modifica sempre anche l'oggetto del suo guardare.
La regia enfatizza scenicamente questo approccio facendo interpretare i due personaggi dai dodici allievi del corso, che si illuminano in coppia sul piccolo palcoscenico, in una giostra continua che è permanenza contemporanea in scena anche quando è controscena, a visiva evidenza di universi che si affiancano e coesistono in un multiverso drammaturgico ma insieme esistenziale.
Hanno dato un ulteriore e importante contributo a questa stessa evidenza i movimenti scenici e coreografici di Claudia Monti, capaci di coniugare alternanza e compresenza senza strappare la trama metaforica dello sguardo teatrale, anzi apportandovi, attraverso il gesto, una maggiore profondità.
Non è dunque una sorta di semplice rappresentazione di una teoria scentifica, drammaturgicamente elaborata, ma diventa un qualcosa che ci riguarda molto più profondamente, fornendo alla nostra consapevolezza nuove coordinate in presenza del dissolversi, o del perdere legittimazione, di molte delle tradizionali coordinate, etiche ed estetiche, storiche e sociali, in questo nostro 'oggi'.
I giovani diplomandi attori, chiamati ad un prova 'importante' per di più in una lingua per molti non 'madre', hanno mostrato di aver acquisito capacità e competenza in grado di aprire loro, mi auguro, la strada di una difficile 'professione'.
Merito della scuola, la cui rinomanza è nazionale e anche ultra-nazionale, e merito anche della Direttrice capace di trasformare la propria soggettiva sapienza recitativa ed esperienza per metterla al servizio dei suoi 'allievi'.
Speriamo, restando in 'fabula', che tutti loro, tra i tanti futuri che il 'multiverso' mette a disposizione, 'cadano' in uno professionalmente felice.
“CONSTELLATIONS” di Nick Payne, regia Fabrizio Matteini, movimenti di Claudia Monti, luci Michael Gift David, suono Lorenzo Corsi, assistente ai costumi Annalisa Recchioni. Con Lorenzo Corsi, Michael Gift David, Gaia De Giorgi, Alvi Dema, Luciana Eni, Chiara Gallo, Marta Garofano, Simone Huber, Matteo Ippolito, Marta Parpinel, Nicolò Giacomo Pinna, Giulia Poloniato.