Una rassicurante routine quotidiana, la colazione in cucina, la cena nel forno, lo scroll dei post sui social. Poi arriva una mail e inizia la deflagrazione. Contiene alcuni brevi filmati da una webcam sulla mensola della cucina, che ha ripreso chissà da quando la vita ordinaria di Caterina e Gianmarco. Ha ripreso le loro piccole
meschinerie quotidiane. Il cellulare nascosto di proposito, la cena buttata perché immangiabile, i soldi rubacchiati dal portafogli e molto, molto altro.
Le mail continuano ad arrivare dal misterioso account anonimo che reca data e luogo del loro matrimonio, tensione e conflitto si inaspriscono. Ognuno si sente ferito dai comportamenti dell’altro, che ha ferito esattamente allo stesso modo.
“Non aprire quella mail” (Teatro Franco Parenti di via Pier Lombardo, 14 a Milano, fino al 22 febbraio) è la premiatissima pièce di Sébastien Thiéry che indaga sull’amore di coppia tra tecnologia, piccole miserie quotidiane, metafisica ed etica sociale. Ma facciamo ordine. Thiéry, lunga esperienza di regia (“Un figlio all’improvviso”) e scrittura scenica, sa che per scavare nella carne viva della nostra società ci vuole il sorriso sulle labbra di certi dialoghi arguti (e taglienti). Tra lazzi e gag, inizia la sezione chirurgica che non risparmia nessun organo, cuore incluso. La coppia, stanca della routine matrimoniale ultraventicinquennale, si ama e poi si odia e poi si ama, ma indossa sempre la maschera del garbo.
Poi le mail sfasciano tutto, il re è nudo, e una sera uno scimmione che si atteggia come Caterina si materializza in cucina brandendo un coltello e ballando da forsennato sul tavolo. Dalla terapia di coppia all’inconscio materializzato è un attimo, e il bello è che tutto ciò funziona molto. In un crescendo di rivelazioni delle piccole psicopatologie quotidiane attraverso le solite mail che arrivano a raffica, la coppia scoppia o si ristruttura. E’ la sincerità orgogliosa dell’essere davvero se stessi che può salvare (salvarci), col coraggio di gettare la maschera del perbene e prenderci cura delle strampalate stranezze di chi amiamo, perché in forno nessuno è normale visto da vicino.
Un messaggio di speranza e ripensamento delle relazioni, un’acuta analisi sociologica dell’ipocrisia cristallizzata razional-perbenista che pervade le nostre famiglie, come se sia sempre e solo un bene essere ciò che non siamo.
La webcam in cucina? E se fosse la vera scialuppa di salvataggio per questa coppia?
Gianluca Ramazzotti, Elena Arvigo (già Premio Le Maschere del Teatro Italiano come miglior attrice per monologo) e Camilla Ferrara reggono il ritmo serrato tra battute, picchi di tensione emotiva e silenzi penetranti, mentre la regia minimal-tecnologica di Marcello Cotugno gioca sul filo tra sitcom e metafisica delle relazioni.