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Per un anno, dal 2012 al 2013, la scrittrice – allora non ancora Premio Nobel – Annie Ernaux tenne un diario assai anomalo: sulle pagine non erano annotati appuntamenti, incontri, pensieri, bensì le sortite all’imponente ipermercato Auchan

dell’hinterland parigino, a poca distanza dalla dimora dell’autrice. Ma, poiché sempre di Annie Ernaux si tratta, le osservazioni e le riflessioni generate dalle visite, piuttosto frequenti in realtà, all’ipermercato innescano considerazioni di carattere universale, tanto su questioni socio-economiche quanto su fragilità e idiosincrasie affatto individuali. Nell’ipermercato acquistano immediata e fisica evidenza le disparità economiche - è sufficiente un colpo d’occhio alla differente organizzazione degli antitetici settori “discount” e “bio” – così come quelle di genere – la prevalenza maschile nel settore “tecnologia” –; così come la scala valoriale dominante nel nostro mondo occidentale – per cui la zona libreria risulta appartata e comunque dominata dai best-seller-; e, infine, il progressivamente isolamento di singoli e anche famiglie pur nella folla che spesso abita i centri commerciali.
Denso e profondo, dunque, il diario compilato da Annie Ernaux, capace come sempre di combinare la propria spietata lucidità di analisi della realtà – a partire da quella del proprio modo di agire e pensare – all’ironia e a una certa genuina affettuosità verso l’umanità.
Un libro ricco di qualità che ha convinto Michela Cescon a realizzarne una versione teatrale, contando sulla collaborazione drammaturgica del traduttore italiano – ed editore – di Annie Ernaux, ovvero Lorenzo Flabbi di L’orma. Complici del progetto di Cescon, due attrici dai percorsi assai diversi, Valeria Solarino e Silvia Gallerano, in cui è “sdoppiata” la voce narrante dell’autrice francese.
Visualizzando sul palcoscenico i due luoghi di incubazione del libro – l’ipermercato, sintetizzato da uno schermo variamente illuminato, e lo studio della scrittrice, con scrivania ingombra di libri e una poltrona per pensare – la regia ne porta in scena la quasi totale completezza, accompagnando le parole con effetti sonori naturalistici – i suoni delle casse automatiche ovvero lo sbattere dei carrelli, ma anche le esplosioni quando Ernaux riporta la notizia delle tragedie accadute in Bangladesh, con la morte di operai sottopagati per produrre magliette e pantaloni per i grandi marchi occidentali, fra cui appunto Auchan.
Ecco, fra i limiti dello spettacolo diretto con sincera adesione da Cescon e interpretato con altrettanta generosa partecipazione dalla solida Gallerano e dalla purtroppo incolore Solarino, c’è proprio l’insistito – e registicamente anacronistico – naturalismo, palese nella gestualità che mima quanto viene raccontato in scena. Un altro limite, forse più grave, è poi la tendenza al macchiettismo: una traduzione scenica dell’intelligente e sottile ironia di Ernaux che ne banalizza la portata analitica e critica.
Lo spettacolo, così, procede un po’ stancamente – qualche taglio del testo sarebbe stato auspicabile e avrebbe contributo ad amplificare la profondità delle riflessioni dell’autrice – e, soprattutto, genera la sensazione, completamente errata, che quello di Ernaux sia stato un semplice esercizio di stile, intellettualistico e compiaciuto, e non, come invece è, uno specchio tutt’altro che indulgente della nostra fragile e contraddittoria realtà.

Dall’omonimo libro di Annie Ernaux. Riduzione drammaturgica di Lorenzo Flabbi, Michela Cescon. Regia di Michela Cescon. Scene, costumi e luci di Dario Gessati. Sound design di Shari DeLorian. Con Valeria Solarino e Silvia Gallerano. Prod.: Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale; in collaborazione con Teatro di Dioniso, Riccione Teatro e L’Orma Editore.

Visto al Teatro Gobetti di Torino il 3 marzo 2026.

Foto Studio Le Pera