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Spettacolo del 2025, già in scena a Napoli durante il Campania Teatro Festival, METADIETRO torna nella città partenopea, precisamente nello storico teatro eduardiano, il Teatro San Ferdinando. Pubblico numerosissimo, parterre prettamente artistico

e di ambito teatrale e cinematografico, quello della prima del 25 febbraio, che riempie la sala e i palchi per acclamare Antonio Rezza, nel suo nuovo prodotto firmato anche da Flavia Mastrella. L’impatto con FOTOFINISH, un anno fa, al Teatro Bellini di Napoli, fu sconvolgente e travolgente. È evidente questa fortissima tensione di Rezza/Mastrella verso una polemica accesa, una denuncia ossessiva, grottesca e violenta nei confronti della contemporaneità. Come in FOTOFINISH, anche in questo spettacolo, appare in maniera più ampia e profonda la critica al pubblico, la stimolazione della reazione. L’assopimento di ogni ignaro e povero spettatore viene denunciato apertamente da Rezza che urla e inveisce contro il malcapitato, destando una risata generale, parossistica, inquietante. Questo tipo di lavoro, che è sicuramente profondamente corporeo e vocale, sostituisce un gigantesco e assordante urlo: l’attore denuncia continuamente, toccando temi scabrosi, attraverso un filtro-metafora scenico, mentre il pubblico ride. Risata isterica, risata liberatoria, il pubblico reagisce così. Forse, in alcuni momenti sarebbe opportuno rimanere in silenzio perché la denuncia riportata in scena da Rezza/Mastrella è tagliente, violenta, anche volgare, affinché il pubblico la smetta di ridere. Più sale e cresce la tensione, maggiore e sguaiata sarà la risata. Questo spettacolo, in scena a Napoli dal 25 febbraio al 1° marzo, ci trasporta all’interno di una bolla, sia essa in fondo al mare che nello spazio, in una città o in una realtà virtuale, essa ha come scopo l’osservazione della realtà attraverso uno sguardo forzatamente distaccato. Sulla scena Rezza, in una delle sue migliori performance esplosive, e il giovane Daniele Cavaioli, esecutore passivo di ciò che gli viene imposto. Quest’ultimo, personaggio delicato, ingenuo, oggetto di scherno, di sfruttamento, di manipolazione, esprime difficoltà motorie e verbali (probabilmente reali!). Quando Rezza si sofferma su di lui, attraverso la tipica azione reiterata fino all’ossessione, il tutto si trasforma in accanimento e il pubblico ride ancora di più. La scena ci trasporta in un mondo altro, a metà tra immaginazione, fiaba, mito e cinema e la scelta di creare un habitat, firmato da Flavia Mastrella, non definito scenografia, rende la scena meta-forica, meta-realistica, meta- teatrale. La preposizione greca “meta” che ci invita ad andare oltre, ad oltrepassare qualcosa, viene bloccata nella sua direzione dall’avverbio “dietro”: ci si spinge così avanti, dunque, ci si proietta oltre, da ritornare violentemente indietro in una sorta di degradazione e di involuzione. Il metaverso, così, viene deriso nella sua forma simbolica del metadietro. Tre aste possono servire per creare la prua e le vele di una nave, una tenda dove dormire, una navicella spaziale e così via; attraverso l’utilizzo di oggetti semplici, la cui posizione può essere modificata per stimolare l’immaginazione, possiamo intraprendere il viaggio simbolico di un comandante-performer e del suo equipaggio, i cui membri sono creati attraverso voci fuori campo. L’ultima parte dello spettacolo è quella esplicativa, perché tocca il mondo dell’Intelligenza Artificiale e della trasformazione in corso dell’intelletto umano, del pensiero critico, della forza intellettiva e intellettuale. Quest’ultima parte, la meno incisiva in verità, soprattutto perchè eccessivamente estesa e reiterata, appare infatti sbilanciata rispetto all’intensità che caratterizza la ricchissima prima parte, in cui ritroviamo quella denuncia ossessiva e violenta a cui siamo abituati. Una bandiera di un Paese viene sporcata di escrementi e il calpestarla sporca anche le scarpe di chi la calpesta. Questa immagine, lanciata qua e là, all’interno dello spettacolo, attraverso cui l’obiettivo è spesso il raggiungimento di un’asta che possa salvare e recuperare questa bandiera, è in verità emblematica, così come la descrizione della bellissima navigazione, immaginata e corredata di suoni e di colori, che però si infrange nei corpi morti, nelle profondità del mare. Se in FOTOFINISH la violenza simbolica, protratta nei confronti degli spettatori, che vengono trascinati sul palcoscenico e dietro le quinte, denuncia continuamente una forza fine a sé stessa, che non difende il mondo, il Paese e il pubblico stesso, in METADIETRO siamo arrivati a calpestare la bandiera, a prendere in giro la Chiesa, a deridere noi stessi come individui, fagocitati dal mercato e dal metaverso. L’umanità intraprende un viaggio futuristico senza una vera meta, attraverso l’apocalisse del mondo contemporaneo, ma i grandi pericoli potrebbero essere costituiti dal naufragio, dall’inversione di rotta e dall’ammutinamento, quest’ultimo, forse, da considerarsi come una forma di salvezza.

METADIETRO
TEATRO SAN FERDINANDO NAPOLI
25 FEBBRAIO -1° MARZO 2026
Teatro San Ferdinando dal 25 febbraio – 1 marzo
Metadietro
di Flavia Mastrella e Antonio Rezza
con Antonio Rezza
e con Daniele Cavaioli
habitat Flavia Mastrella
(mai) scritto da Antonio Rezza
assistente alla creazione Massimo Camilli
light design Alice Mollica
voci fuori campo Noemi Pirastru e Mauro Ranucci
montaggio traccia sonora Barbara Faonio
mix traccia sonora Stefano Falcone
macchinista Eughenij Razzeca
organizzazione generale Tamara Viola, Stefania Saltarelli
metalli Cisall
foto Flavia Mastrella, Annalisa Gonnella, Giulio Mazzi
ufficio stampa Artinconnessione
produzione La Fabbrica dell’Attore - Teatro Vascello - Rezza Mastrella

Foto Flavia Mastrella