Il Teatro è fatto anche di idee e lo spettacolo “Il facente odio” di Riccardo Cacace, menzione speciale alla Rassegna “De Gustibus” 2025 del Teatro Nazionale di Genova e messo in scena dal 26 al 28 febbraio 2026 per la produzione dello stesso Teatro Nazionale,
di idee e delle più varie suggestioni è molto ricco, verrebbe da dire ne è fin troppo pieno fino a strabordare.
Ma il Teatro è anche racconto e coerenza narrativa nella forma drammaturgica, e la pur meritevole pièce di Cacace, da lui stesso diretta, tale coerenza, dopo un inizio abbastanza robusto e strutturato, sembra disperdere in molti rivoli, alla ricerca dei suoi molti fini e significati, fino a un po' impantanarsi prima di sboccare finalmente al mare.
In una sorta di eterogenesi dei fini il pittore presunto 'pazzo' Camillo Schivardi (nome pirandelliano) si trasforma in incalzante accusatore del suo psichiatra Dott. Scagnallara (latamente onomatopeico) e poi in guaritore di entrambi attraverso un rito sacrificale non privo di ironia e con spunti di comicità, tra surreali ristoranti e grotteschi 'sciamani', in cui entrambi assumono le vesti tragiche di improbabili 'capri espiatori' di una Comunità introvabile e liquida che ormai di capri espiatori, ovviamente di ascendenza più freudiana e 'girardiana' che biblica o mitopoietica (Edipo scorre nelle vene del racconto), non sa più che farsene.
C'è dunque dentro questo racconto scenico che tende a sfuggire i limiti dello stesso palcoscenico, l'aspetto psicologico forse prevalente e in parte, sembra, frutto di trasfigurate autobiografie, l'aspetto filosofico e fin metafisico di una tentata riflessione gnostica sul Mondo e sull'Universo, l'aspetto sociale o sociologico della 'funzione' della malattia mentale ieri e oggi, tra il disvelatorio e il liberatorio, e infine un aspetto più immediatamente narrativo nella forma però del racconto di un 'sogno' che non riesce a liberarsi del sonno che lo genera.
Riccardo Cacace, del quale su queste pagine è stato pubblicato nella rubrica “I Drammi segnalati” il precedente “La decapitazione di Marco Gualco”, si dimostra anche qui ricco di potenzialità, sia nella scrittura efficace che nella impostazione della messa in scena, ma non ancora pienamente maturo nella capacità di strutturare, anche controllandoli linguisticamente, i molti spunti che nascono dalla sua idea di Teatro, che vuole 'eterodossa' senza averne ancora interamente assorbito l'ortodossia.
In scena ovviamente Cacace è il pittore 'pazzo' Camillo Schivardi e la sua recitazione è piuttosto efficace in mimica, prossemica e dizione, e gli attori che lo affiancano (Nicoletta Cifariello, Marco Gualco, Silvia Napoletano, Adriano Walter Paschitto, Francesco Patané, Lorenzo Scarpino) sono altrettanto bravi e maturi a sostegno di una interessante organizzazione scenica, fatta più di vuoti, ombre e luci che di scenografia.
Nel complesso uno spettacolo interessante destinato, credo, ad essere ulteriormente migliorato per meglio assorbire una certa spinta centrifuga del transito scenico che talora, come detto, tende a sfuggire di mano e di penna.
Bene ha fatto il Teatro Nazionale di Genova a produrlo nell'ambito di una meritevole politica volta a sostenere, anche attraverso la importante Rassegna “De Gustibus” diretta da Elisabetta Pozzi che tra le altre cose dirige anche la “Scuola di Recitazione Mariangela Melato”, i giovani talenti che transitano nei suoi pressi.
“IL FACENTE ODIO” Drammaturgia e Regia di Riccardo Cacace. Interpreti Riccardo Cacace, Nicoletta Cifariello, Marco Gualco, Silvia Napoletano, Adriano Walter Paschitto, Francesco Patané, Lorenzo Scarpino. Alla Sala Mercato di Genova Sampierdarena dal 26 al 28 febbraio. Una produzione “DE GUSTIBUS 2026” del Teatro Nazionale di Genova.