Elia, Vito e Lucia s’incontrano di nuovo per concludere la “lettura” del testo buttato giù da Elia, ispirato all’atto unico pirandelliano: “L’uomo dal fiore in bocca”. Questa volta si trovano in una saletta attigua al piccolo teatro, nel quartiere Appio Latino
dove in genere Vito e Lucia e la loro compagnia tengono le prove dei nuovi lavori. Vito propone di continuare la lettura allo stesso modo della volta precedente, suggerendo, visto che non si trovano in un luogo pubblico, di alzare il tono delle voci, e aggiunge che se lo ritenessero utile, si immedesimassimo pure, recitandoli, in alcuni passaggi del dialogo. Lucia ed Elia assicurano Vito di essere pronti a riprendere la lettura del testo.
Elia:
Ma ti rendi conto di quello che dici? Tu sei veramente impazzita; mi hai forse preso per un assassino?
Lucia: Beato te, io non avrò più nulla e nessuno!
Elia: Datti da fare, guardati attorno; ci sono centri specializzati, che all’estero, vi possono aiutare!.
Lucia: Ma la verità è che mio marito “vuol” morire; non vuole curarsi più.
Elia: Perché è depresso, e tu devi farlo uscire da questo stato…
Lucia: Lui vuole che lo lasci stare, che così capisce finalmente tante cose della vita che prima gli sfuggivano. Dice che così morirà contento comprendendo dentro sé stesso il valore della vita.,.. E’ un filosofo, a suo modo, capisci? Io ormai penso che lui non mi abbia mai veramente amato; ora capisco tante sue stranezze.
Elia: Se è così dagli il tempo di morire, lascialo stare, fai per lui quello che puoi, con discrezione; la tua intenzione di… mi pare un’enorme sciocchezza, oltreché un delitto.
Lucia: Non è così semplice, perché sono sicura che mio marito… recita!
Elia: Sarebbe a dire?
Lucia: Si, recita, fa finta, elucubra per consolarmi, si mostra forte, ma è solo un poveretto con “la morte addosso”. Come potrei raccontarti, prima che arrivi il treno, tutti i miei e i suoi tormenti, le sofferenze, le angosce e il baratro in cui stiamo? Ho finito per recitare anch’io con lui, di assumere la parte della moglie che s’affanna, che lo segue.
Elia: Mi dispiace, non vedo vie d’uscita, mi dispiace davvero, non so più cosa dire.
Lucia: Lo vedi? Non ci sono più parole, non c’è più via d’uscita se non quella che io voglio percorrere assieme a te.
Elia: Assieme a me!? Ma io che c’entro? Tu insisti, tu vuoi rovinarmi le vacanze, no, eh!?
Lucia: E tu come passeresti le tue vacanze, senza darmi il minimo aiuto; con quale cuore te ne andresti con la tua famiglia a passeggiare lungo il mare?
Elia: Io non so spiegarmi come… è una situazione assurda, questa, paradossale… Io penso che… certo … Che tu hai un amante!!
Lucia: Ma no Totò, che pensi! Te l’avrebbe detto lui stesso… sicuro, te l’avrebbe detto!
Elia: Comunque io non posso fare quello che mi chiedi.
Lucia: Perché tu devi portare tua moglie al mare, eh? Accompagnarla di sera, arrivare alla rotonda sul promontorio, da dove si vedono lontane le luci tremolanti dei pescherecci, mentre la luna sale all’orizzonte. E far quattro salti al suono di un’orchestrina, con dentro l’anima quel senso di leggerezza che solleva da tante piccole ansie: aaaah, la vacanza! Quella che io e mio marito non faremo più!
Elia: Per piacere, lasciami stare, io non c’entro nulla con le tue disgrazie!
Lucia: E nell’intimità delle notti, con la brezza che tira da terra, col canto dei grilli che attraversa la finestra, come potrai solo avvicinarti a tua moglie, pensando che per noi non ci saranno più notti d’amore?
Elia: Ti prego di finirla, di lasciarmi stare! Adesso calmati. Vedrai che affronterai con le tue forze questo terribile momento.
Lucia: Si, ma prima dobbiamo fare quello che ti ho detto.
Elia: Non é possibile, io devo ripartire, potrei perdere il mio treno.
Lucia: Potrebbe essere un segno del destino.
Elia: Non credo al destino, io; adesso non credo più a nulla; sono confuso, tu mi stai confondendo
Lucia: Perché a te la morte non si è posata addosso, come un insettaccio schifoso; per te è facile parlare così…
Elia: e tu lascialo vivere, per quel che gli rimane da vivere, come vuole; ne ha tutto il diritto, no?
Lucia: Può darsi, certo: una ragione in più per chiudere la partita; liberare lui, e anche me. D’altra parte chi saprebbe comportarsi opportunamente, giustamente, in simili circostanze. Tu ne saresti capace?
Elia: Ma tuo marito ne parla invece, seppure con una sua logica difficile da seguire.
Lucia: Con te ne ha parlato, forse proprio perché eri per lui uno sconosciuto; è con me che non ne vuol parlare; prende la sua fisarmonica ed esce, anche di notte, come adesso.
Interviene all’improvviso Vito:
“Scusatemi, e scusami soprattutto tu, Elia. Innanzi tutto, per correttezza, devo dirti
che Lucia mi ha già letto, in anteprima, per così dire, tutto il testo che hai scritto.
Lei me lo ha dato perché non era molto convinta di come lo hai concluso, e non ti
ha detto nulla, preferendo lasciare a me di sciogliere in un modo o l’altro i dubbi
emersi. Ti offende la cosa Elia?”.
Elia, incerto se rispondere o no, con una lieve smorfia d’imbarazzo, respira a fondo e:
“Offeso assolutamente no! Lucia ha fatto bene ad esporti i suoi dubbi, ed anch’io
ne ho circa il finale. La cosa importante è che il testo arrivi sul filo di lana in
ottime condizioni. A ‘sto punto, Vito, anche grazie al tuo finissimo sguardo registico, hai
delle idee circa la conclusione dell’intreccio?”.
“Qualche idea, ce l’ho, certo. Prima di tutto la soluzione da te scelta circa la donna che
pare buttarsi sotto il treno in arrivo, la trovo esagerata, non in linea con alcuni sottotesti
legati al carattere di lei. In secondo luogo, che la signora quasi si prostituisca per avere
l’aiuto di quel povero disgraziato dell’avventore per far fuori il marito non può essere
un buon colpo di scena per lo spettatore, che ha davanti, sulla scena, un contesto sia
psicologico che relazionale che renderebbe tale trovata troppo stravagante!”.
“Capisco… si… non è un giudizio fuori luogo il tuo… hai dei suggerimenti?”.
E Vito, guardando anche Lucia:” Beh, più che altro qualche raccomandazione, tipo l’evitare di assumere registri tragici, che peraltro non aggallano neanche
nel testo pirandelliano d’origine. Io mi limiterei a mostrare agli spettatori, facendo udire e immaginando così il treno che riparte col suo sferragliare, la signora che con la mano saluta il signore che se ne va, mentre si sente il suono della fisarmonica che si sta avvicinando. Appare la sagoma del marito che, con tutta la scena in controluce, dà il braccio alla moglie, e, abbassandosi le luci di scena fino al buio totale, si vedono i allontanarsi, quindi come personaggi della vita inerti rispetto a quanto la vita stessa li porta a dover accettare... o, chissà, persone che non possono non consumare il loro amore finché la vita ancora li tiene assieme. Giusto un suggerimento il mio, eh!?”.
“Scenicamente bellissimo Lucia, vero?” fa Elia, e lei: “Mi sento risollevata dalle tue parole, Elia, pensavo di aver compiuto un’azione ripugnante, e invece, così, son sicura che saprai ora come chiudere con grande efficacia il tuo testo. Giusto?”.
Ed Elia: “Datemi qualche giorno di tempo e chiuderò la scrittura del copione!”.
“Fai bene a chiamarlo <<copione>>”, aggiunge Vito “perché sarà un testo destinato fin da ora alla messa in scena, caro Elia…”.
I tre si abbracciano, ed Elia, congiungendo le mani e inchinandosi, ringrazia col cuore gonfio di gratitudine e la mente già proiettata verso la scena futura.