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La vita è fluida e scorre come un fiume tra gli argini del Tempo, e ciò che è 'fluido' sta dentro la vita in erotico abbraccio che platonicamente lo muove, e niente è più quello che era o che sarà, restando sempre simile a sé stesso. E con la vita anche Vita (Sackville-West) è un fluido

che come caldo e vivido sangue scorre nelle vene dell'eros, così mutevole e capace di attraversare, eludendolo, ogni limes, di Virginia Woolf, che l'amò nascosta dietro la trasfigurazione della sua scrittura, nella vita “più lunga e diversa delle parole” (dal foglio di Sala).
Così parla Virginia Woolf nell'epistolario “Scrivi sempre a mezzanotte”:
<<Vorrei dire milioni di cose su di te, Vita, che non riesco a dire. Supponi che il mio libro Orlando si riveli essere Vita e che sia tutto su di te e la lussuria della tua carne e la seduzione della tua mente.>>
Ma “ORLANDO”, il suo libro 'dedicato' e dunque la bella drammaturgia di Fabrizio Sinisi sulla altrettanto bella traduzione di Nadia Fusini, andato in scena al Teatro Gustavo Modena di Genova per la regia di Andrea De Rosa e la magistrale interpretazione di Anna Della Rosa, non è tanto una riflessione sul genere, nella moderna accezione post-femminista del 'gender', in quanto, pur ad essa riflessione 'necessario', la supera, custodendola dentro una più illuminata riflessione sull'amore, motore e fuoco che brucia gli steccati della convenzione (il nome proprio di ogni convenzione è Patriarcato), a partire dalla sessualità e dalla sua libertà, ma non fermandosi ad essi.
Credo che tutto ciò sia ben còlto nello spettacolo, a partire dalla raffinata e colta traduzione della Fusini e poi alla drammaturgia di Sinisi, che con intelligenza incista Romanzo ed Epistole, alla regia accorta di De Rosa e, ultima ma non ultima, alla partecipata ed immedesimata recitazione di una Anna Della Rosa che padroneggia il monologo/dialogante (con il personaggio e con la coppia di amanti che lo concepiscono) quasi fosse 'suo', ben oltre la sua stessa identità di donna che in quelle parole sembra fondersi e confondersi ma non perdersi.
Con un tale supporto di traduzione, che riverbera nel suo italiano ricco di sfumature la 'semplicità' della lingua letteraria di Woolf, il drammaturgo costruisce per il transito scenico una scrittura fluida, quasi al modo Joyciano pur non privandosi della punteggiatura, capace nelle pause e sospensioni solo suggerite di sostenere un parlato drammaturgico che non consente disattenzioni.
È una scrittura pensata per essere detta, concepita per la voce di un'attrice che la regia pone al centro della scena, accanto all'iconico albero della narrazione (citazione forse del famoso film di Sally Potter del 1992 interpretato da Tilda Swinton) liberando alla prossemica l'intero palcoscenico così da esaltarne la 'presenza'.
Lui/lei “Orlando” è Anna della Rosa, ormai matura di esperienze e dalla professionalità riconosciuta più volte, dal premio “Duse” e premio “ANCT” del 2024, al premio Hystrio 2025 all'interpretazione.
Sulla sua 'attorialità' è giusto e inevitabile spendere parole dedicate, soprattutto per questa sua splendida e per così dire trina interpretazione (in lei in scena convivono senza attriti Orlando, Virginia e Vita) nella quale l'oblio di sé stessa che caratterizza una grande attrice non priva il personaggio di spessore sentimentale, affettivo e umano ma bensì li trasfigura attraverso quella 'magica' presenza in corpo, sangue, voce, in mimica e dizione, in postura ed in prossemica, che crea l'ineludibile e irriducibile rapporto con noi, pubblico in sala, donandoci, appunto 'interpretato', un senso più profondo e ulteriore dello spettacolo stesso.
Il personaggio 'Orlando', nato uomo, diventato donna (restando se stesso) e vissuto 400 anni, metafora della fluidità dell'essere e della libertà dell'esserci, oltre gli stessi 'generi', frutto così concreto e insieme così 'metafisico' di un amore intensamente vissuto, assume attraverso Anna Della Rosa una coerenza narrativa straordinaria che non attenua le sfumature e le diversità ma, per così dire, le giustifica.
L'esito finale di uno spettacolo costruito su e da una serie di eccellenti competenze, cui vanno associati le belle scene di Giuseppe Stellato, i bellissimi costumi di Ilaria Ariemme, le luci di Pasquale Mari e il suono di G.U.P. Alcaro, è stato del tutto conseguente.
Al Teatro Gustavo Modena di Genova Sampierdarena, dal 13 al 15 marzo. La partecipazione è stata ampia e gli applausi convinti e numerosi. Molte le chiamate al proscenio.

“ORLANDO” dal romanzo di Virginia Woolf e dal carteggio tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West - Scrivi sempre a mezzanotte (Donzelli Editore, traduzione Nadia Fusini, drammaturgia Fabrizio Sinisi, regia Andrea De Rosa, con Anna Della Rosa, scene Giuseppe Stellato, costumi Ilaria Ariemme, luci Pasquale Mari, suono G.U.P. Alcaro, musica di scena Sinfonia n.6 (Patetica) di Čajkovskij. Produzione TPE – Teatro Piemonte Europa.