Spesso chi scrive di scuola non mette piede in un’aula dai tempi dell’esame di maturità e raramente si prende la briga di informarsi in modo approfondito tanto sulla quotidianità scolastica quanto sulla complessa burocrazia che la sottende.
Accade, dunque, che prevalga il ritratto stereotipato e in fondo accomodante di quel microcosmo allo stesso rigido e quantomai policromo che è la scuola, utilizzato quale comodo sfondo per raccontare altro. Chi scrive è anche insegnante di scuola superiore ed è, dunque, inevitabile che questo sia stato il primo pensiero scaturito assistendo allo spettacolo scritto e diretto da Ivan Cotroneo e magistralmente interpretato da Marta Pizzigallo (la professoressa Clelia) ed Elisabetta Mirra (l’allieva Alice).
Ma da cosa è generata la suddetta sconsolata considerazione? Dalla sostanziale inverosimiglianza della situazione descritta: quali presunte lezioni si terrebbero mentre sono in corso gli esami di maturità? Le commissioni di maturità, poi, sono presiedute da un presidente esterno il cui compito principale è assicurarsi che la farraginosa burocrazia degli esami – verbali su verbali, rigoroso rispetto dalla forma, il tutto ratificato da un sigillo in ceralacca – sia certosinamente assecondata e, quindi, quale potere potrebbe avere un membro interno addirittura di modificare i voti degli scritti? E, ancora, una scuola vuota, in cui restino solo un’insegnante e una studentessa, come se la prima avesse la chiave per chiuderla e non fossero, invece, i bidelli a occuparsi di tutto ciò…
Insomma il contesto e la situazione descritti da Cotroneo risultano assai poco realistici: un’insegnante e una studentessa trascorrono da sole un’ora in un’aula scolastica, dopo che tutti se ne sono andati. La prima, Clelia, è preoccupata per l’insoddisfacente risultato ottenuto agli scritti della maturità dalla studentessa – ancora minorenne, avrà iniziato la scuola due anni prima… - mentre la seconda, Alice, è inquieta perché intende iscriversi a una prestigiosa università, che le potrebbe addirittura cambiare la vita, e deve raggiungere un punteggio di almeno 90/100.
Il testo, comunque abilmente costruito, prevede un flashback e un flashforward, introdotti da una prima parte in cui le due interpreti, sedute a una certa distanza l’una di fianco all’altra, raccontano alternativamente la propria versione di quanto accaduto a un’invisibile preside. L’alunna denuncia la professoressa di avere tentato un approccio sessuale, offrendole in cambio il proprio aiuto per modificare i voti dell’esame. La professoressa, da parte sua, spiega come sia stata l’allieva a “offrirsi” per ottenere quel 90-94 che le avrebbe permesso di accedere all’università dei suoi sogni. La posizione dell’insegnante appare immediatamente quella più vulnerabile, anche a causa della sua notoria inclinazione sessuale: è lesbica ed è stata a lungo legata a una ex-studentessa. Questa prima parte, grazie soprattutto alla sfaccettata e precisa interpretazione delle due protagoniste, è sicuramente la più efficace: la sottigliezza psicologica e il ritmo dei due soliloqui, incalzante e avvicendato, mettono in secondo piano l’inverosimiglianza della situazione e avvincono lo spettatore, ansioso di comprendere in primo luogo la vera personalità di ciascuna delle due. La seconda parte, invece, ci riporta nell’aula in cui tutto è avvenuto, rivelando come siano andate veramente le cose; mentre la terza ci fa saltare nel futuro, con un incontro finalmente sincero fra ex allieva ed ex professoressa, in cui toni e contenuti risultano di conio più melensamente televisivo che teatrale.
Una tematica attuale e dalle molteplici implicazioni quale il rapporto fra insegnante e allievo, il primo costretto dal ruolo a un’autorevolezza e a un distacco che stridono sia con la propria umana vulnerabilità, sia con un’empatia istintiva verso almeno alcuni studenti; il secondo in lotta fra ribellione e necessità di figure adulte di cui fidarsi. Tematica affrontata qualche anno fa in Socrate. Il sopravvissuto, lo spettacolo che Anagoor creò a partire dal romanzo di Antonio Scurati. Là convivevano visione e realtà, tenute insieme da un autentico ascolto di studenti e insegnanti, quello che avrebbe certo dato credibile nerbo al testo di Cotroneo.
Testo e regia di Ivan Cotroneo. Scene di Monica Sironi. Costumi di Alberto Moretti. Disegno luci di Gianfilippo Corticelli. Musiche originali di Gabriele Roberto. Con Marta Pizzigallo e Elisabetta Mirra. Prod.: Diana Or.i.s
Visto al Teatro Gobetti di Torino il 25 marzo 2026
Foto Manuela Giusto