Roberta Lidia De Stefano torna a calcare il palcoscenico del Teatro Gerolamo, una piccola bomboniera. Il teatro, riaperto nel 2017, è diventato in pochi anni un nucleo significativo di eventi teatrali nel cuore della città a pochi passi dalla Madonnina.
Ospita eventi musicali e teatrali ed è un piccolo gioiello di bellezza non solo architettonico ma anche culturale. I posti sono limitati si ha l’impressione di stare in una culla, lo spettatore e l’attore sono a pochi metri l’uno dall’altro.
Il nuovo progetto di Roberta Lidia De Stefano è uno sguardo sull’anima: “Zazà, con la banda in testa”, un atto d’amore e di rivolta dedicato all’indimenticabile Gabriella Ferri.
Non è un semplice omaggio: è una performance potente, dove parole e musica si fondono in un monologo ispirato al teatro dell’assurdo e alla vita vera che talvolta è davvero insensata.
Zazà è una figura sospesa una maschera tra varietà e solitudine, a metà tra la barbona e la stella del varietà. Una donna fragile, marginale, eppure dotata di una grande lucidità, sa analizzare in dettaglio quello che accade intorno. Vive in un non luogo simbolico, un minuscolo palcoscenico, aspettando una chiamata che non arriva mai.
Lo spettacolo lancia una riflessione critica: quanti artisti si osannano una volta morti, mentre in vita finiscono nel dimenticatoio? Siamo una società che rincorre le novità.
Zazà è la ferita aperta del passato che interroga il nostro presente.
La musica è parte centrale di questo spettacolo riarrangiata con un tessuto melodico moderno e uno sguardo al passato.
La drammaturgia Roberta Lidia De Stefano e Gabriele Scotti emerge fluida e viva in un romanesco musicale, che dialoga con Petrolini e Belli, capace di passare dall'ironia popolare, alla tragedia più profonda. C’è un dialogo continuo con tutta la banda... Sul palco prendono vita i personaggi delle canzoni di Gabriella: dal napoletano Ciccio Formaggio all'argentina Remedios, fino alla parigina Titina e al milanese Nanni. Un caleidoscopio di lingue e volti che abitano la mente della protagonista.
La scena è costruita con elementi semplici ed essenziali, due fili sospesi nel vuoto, presenze eteree che diventano a loro volta personaggi e che ricordano le vite appese, quelle in salita, dove la creatività diventa anche dolore
Lo spettacolo grazie alla performance esuberante e trascinante di Roberta Lidia De Stefano, consente di riflettere sul senso stesso dell’essere artisti oggi. De Stefano dimostra di reggere la scena con grande capacità: un piccolo incidente tecnico spegne il microfono, lei va avanti ugualmente ed emerge tutta la bellezza della sua voce naturale. Se la tecnologia viene meno il vero artista, riesce ugualmente ad andare avanti. In un’epoca dominata dagli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale, dove la perfezione è spesso un calcolo, De Stefano dimostra tranquillamente che l’arte risiede nell’imprevisto e nella fragilità che diviene forza. La sua voce nuda è stata un atto di resistenza, perché la scintilla umana resta sempre l’ultima luce accesa, anche quando tutto il resto si spegne.
Milano, Teatro Gerolamo 28 marzo 2028
Disegno sonoro Marcello Gori | video e luci Serena Serrani
scena Maria Spazzi | costumi Rossana Gea Cavallo | mise en espace Roberta Lidia De Stefano | produzione Roberta Lidia De Stefano – RO.SE indipendenti – Le Brugole
con il sostegno della MAB maison des artistes de Bard e del Teatro Gerolamo.
Foto di Serena Serrani