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Si è chiusa la bella rassegna/concorso internazionale “De Gustibus” promossa dal teatro Nazionale di Genova e curata da Elisabetta Pozzi, anche in qualità di Direttrice della “Scuola di Recitazione Mariangela Melato” (un fiore all'occhiello dello stesso Nazionale) e volta alla selezione e promozione di drammaturgie originali “under 35”.


Oltre centoventi, molte quelle dall'estero, le proposte giunte alla giuria, composta da operatori teatrali, dramaturg e critici e presieduta ovviamente da Elisabetta Pozzi, giuria che dopo la lettura dei testi ha selezionato cinque opere di cui è stata prodotta per ciascuna una lettura scenica, con i giovani diplomandi della Scuola, alla Sala Mercato di Genova Sampierdarena, sempre con un interessante afflusso di pubblico giovane e meno giovane.
Eccole nell'ordine di presentazione al pubblico: “Illuminare la notte” di Denise Diaz Montalvo, “Il repertoire incredibilmente unico degli abitanti della casa di Dio” di Giulia Ghiglione, “Il macello” di Federico Mattioli, “Frenzish! Late Night Show” di Stella Bouchard e “Tedesca” di Simone Guaragna.
Alla fine, poiché come in ogni concorso che si rispetti un vincitore ci deve essere, anche qui il pubblico ha dato il responso finale che ha premiato “Tedesca” del romano Simone Guaragna, classe 1995, testo che il 24 marzo scorso ha avuto, ultima tra le cinque, la sua lettura scenica.
Sono dovute alcune considerazioni generali sulla rassegna stessa il cui successo è ogni anno sempre più significativo e se vogliamo, vista la crisi generale, quasi inaspettato, essendosi grazie ad essa confrontate drammaturgie molto interessanti, tra le quali vorremmo segnalare in particolare “Il macello” dell'emiliano Federico Mattioli, in parte nell'aspro dialetto di Reggio Emilia.
Un successo che da una parte conferma la vocazione esplicita del Teatro Nazionale di Genova, nella direzione di Davide Livermore, verso il nuovo e le giovani generazioni che, anche nei diversi settori della prestigiosa scuola, hanno occasioni e modo di perfezionare le proprie qualità.
Dall'altra è prova confortante di una vitalità dell'ambiente teatrale che sopravvive alle difficoltà evidenti, soprattutto economiche, ma anche a quel senso di depressione e impotenza che si vorrebbe dominante, almeno in certi suoi settori, ma che dominante evidentemente non è ancora, o almeno non del tutto.
Il lavoro uscito vincitore, e che la stagione prossima sarà prodotto e rappresentato dal Teatro Nazionale di Genova, un po' riassume in sé queste istanze generali, rappresentandole efficacemente dal suo punto di vista teatrale, al confine tra psicologia e sociologia, storia e metafisica, andando oltre il semplice sguardo generazionale che pure lo alimenta.
Lo è dal punto di vista linguistico purificando il cosiddetto romanesco standard da ogni inflessione folcloristica (e televiso-cinematografica) in una lingua quasi gaddiana, che del Gadda di “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” ha il distacco alienante capace di costruire un universo di pensieri e suggestioni oltre ogni limitante localismo.
Crea cioè una sorta di koinè che appartiene a tutti oltre il regionalismo e anche oltre le generazioni, andando e venendo dal passato e dal futuro e soffermandosi sul presente ma senza perdere la 'speranza', al contrario quasi rianimandola dal suo presunto 'coma'.
Anche narrativamente peraltro, poiché la vicenda che narra, pur oscura e tragica nelle sue conclusioni di degrado e morte, è trattata con profondità e insieme con estetica delicatezza, con tratti talora di purificante ingenuità, e non si rinchiude mai in sé stessa, autocompiacendosi della propria sofferenza, ma appunto si apre ad un orizzonte di riscatto che elabora il dolore e lo trasfigura in speranza.
In metafora (giocare alla tedesca nel calcio di strada è cercare, palleggiando, di non far mai cadere il pallone) è il tentare di non lasciare cadere il pallone della vita che ci appartiene per poterlo poi lanciare oltre l'orizzonte.
Tutti elementi che la bella lettura scenica ha valorizzato efficacemente ed in maniera anche commovente e che lo spettacolo della prossima stagione, che attendiamo con curiosità, speriamo possa ulteriormente valorizzare.
Augurandoci dunque e augurandole 'futuro', della drammaturgia vincitrice pubblichiamo i credits della versione in lettura scenica.
“TEDESCA” di Simone Guaragna. Lettura scenica a cura di Elisabetta Pozzi e Francesco Biagetti.
Personaggi e interpreti: Nico Simone Huber, Pelè Lorenzo Corsi, Seppia Marta Garofano. Coro di adulti: Diego Cerami, Michael Gift David, Alvi Dema, Gaia De Giorgi, Luciana Eni, Matteo Ippolito, Nicolò Pinna, Marta Parpinel, Giulia Poloniato. Didascalie Chiara Gallo. Luci Francesco Traverso. Suono. Daniele D' Angelo