Qual è il numero esatto nella nostra vita? Si parla sempre di numero della vita, numero del destino, ma cosa si intende per numero esatto? In verità, è un numero variabile, riconoscibile e identificabile per ognuno di noi quindi il concetto di “esatto” non è così univoco,
ma diventa tale per ogni persona. Fabio Pisano, drammaturgo napoletano prolifico, classe 1986, presente ormai da tempo nella cerchia degli autori della drammaturgia italiana contemporanea, riceve numerosi premi ed è oggetto di osservazione e di studi. Si sofferma spesso sulle tematiche connesse alla vita, considerando questo elemento come un macro contenitore attraverso cui possiamo analizzare sfumature dolenti dell’esistenza e anche della morte. Anche in questo testo, IL NUMERO ESATTO, pubblicato da Bulzoni nel 2024 e opera vincitrice del Premio Ugo Betti per la Drammaturgia 2024, ritroviamo una profonda riflessione, al femminile, sulla nascita e sull’esistenza. Interrogativi profondi, dolorosi, che spesso sembrano segnare e “sfregiare” gli animi dei protagonisti degli scritti di Pisano. Ricordiamo, a tal proposito, testi intensi come DE/FRAMMENTAZIONE, in cui si ragiona sulla possibilità di avere un figlio o meno, ma anche HOSPES, -ĬTIS, riflessione sulla morte intesa come momento di vita profondo e da seguire, passo dopo passo. Ancora una volta torniamo sul discorso concepimento-gestazione-nascita. Quante madri sono necessarie affinché la nostra vita possa essere considerata completa, solida? Oppure, è davvero solida la vita di una persona che abbia ricevuto le cure di diverse persone, o madri? Qual è il numero esatto? Nessuno può definirlo. Ogni storia di vita è complessa. Per IL NUMERO ESATTO, in scena in prima nazionale presso il Ridotto del Mercadante di Napoli, dal 9 al 19 aprile, Pisano sceglie la regia di Martina Badiluzzi. Un cast tutto al femminile, con alcune figure spesso presenti negli spettacoli firmati da Pisano, come l’attrice Francesca Borriero. Ancora una volta, come nello spettacolo “De/Frammentazione”, troviamo un tavolo che spesso taglia in orizzontale o in diagonale la scena. Il tavolo della conversazione e della riflessione divide ulteriormente il palcoscenico in parti, in questo caso sullo sfondo abbiamo anche un telo-filtro trasparente dietro cui osserviamo momenti del passato e momenti del presente. Questa suddivisione diagonale e in più parti del palcoscenico crea una certa frammentazione che caratterizza anche i dialoghi. L’intero testo è costruito attraverso questo complessa costruzione che si muove su diversi piani, trasversali e paralleli, temporali e anche geografici, costringendo lo spettatore ad un’attenzione costante affinché i tasselli del mosaico si possano ricostruire perfettamente, anche se, tra ogni tassello, a volte, rimane qualche piccolo spazio, perché nella vita accade proprio questo, non tutto combacia perfettamente. Alice, la protagonista, ha raggiunto quell’età, quel momento in cui ci si trova in bilico tra essere una ragazza ed una donna, in cui si pone domande importanti sul suo passato. Il nome del personaggio ci ricorda Wonderland e il viaggio negli abissi, non del tutto fiabesco, se ripensiamo alla storia della vita dell’autore Lewis Carroll e ai riferimenti all’infanzia negata e al rifugiarsi in un mondo trasfigurato e di fantasia. La protagonista di Pisano, Alice appunto, viaggia nel tempo e nei ricordi, ma soprattutto attraverso le parole di tutte le donne che incontra nella sua giovane vita e che vorrà scoprire e riscoprire, grazie ad alcune rivelazioni. Il racconto scenico inizia in medias res, attraverso un’azione e una conversazione che sembrano già in atto da tempo, mentre il testo riporta pochissime didascalie, nessun riferimento alle ambientazioni ed un’unica indicazione di tempo: «un tempo futuro, potrebbero essere vent’anni a partire da ora». Alice scopre che la madre non è biologica, ma adottiva. Nel corso dello spettacolo compare al tavolo della verità anche la madre biologica, che attraverso il racconto torna indietro nel tempo e piomba in Ucraina, vent’anni prima, in un luogo distante in cui un’altra donna ha messo al mondo la bimba, mentre la mamma biologica attende, guardando dalla finestra la neve che copre Kiev. Anche la madre gestante ha dovuto lasciare la bambina, perché catturata in un momento terribile della guerra, così da permettere ad una fantomatica Tata di crescere Alice, almeno nei primi anni di vita. L’imprinting, dunque, viene affidato ad un personaggio apparentemente minore, che però è colei che insegna ad Alice le basi della vita, per poi proseguire grazie ad un’altra mamma, quella adottiva, in Italia. Tra due donne che hanno scelto di amare profondamente Alice, ritroviamo due donne che non vogliono figli, che non desiderano averli, ma che ottengono una sorta di gravidanza per due motivi: convenzioni sociali, guadagno. La madre naturale pensa che sia giunto il momento di avere figli: la classe sociale, il marito, lo status, l’età, tutto questo richiede un figlio, un’imposizione che lei persegue, ma che non accetta. Non riesce a rimanere incinta. La madre-gestante, straniera, immersa in un contesto diverso, perseguitata dalla guerra, sembra apparire e sparire, interessata o meno, ma molto fragile, effimera e volubile. Mentre la madre biologica appare disinteressata, ma incuriosita, la seconda madre, quella adottiva, chiude il cerchio, mostrando una certa solidità. Alice cerca di trovare risposte, pensando di ascoltare la voce delle donne che non ha mai conosciuto, affinché possa sentire pronunciare il suo nome e quindi sentirsi in qualche modo reale e viva. La giovane attrice che interpreta Alice, Anna Carpaneto, incarna delicatamente e gioiosamente, nonostante i grandi interrogativi, un personaggio in fuga e alla ricerca: imbarazzata, confusa, disgregata, come affermerà lei stessa, ma profondamente elegante. Gli occhi dell’attrice trasmettono l’ingenuità e la curiosità di Alice, i suoi gesti, il suo agire da ragazza frastornata, ma decisa, tutti elementi che costruiscono il personaggio, piano piano, sulla scena. Pisano sceglie, all’interno di questo testo e in altri, di spezzare le battute attraverso segni grafici e indicazioni di interpretazione, che l’autore riporta all’inizio del copione: « il simbolo – indica cambio di intenzione della frase; il simbolo / indica interruzione con continuo nella battuta successiva; l’assenza del punto a fine frase indica un sospeso, anche solo di pensiero». Le attrici – insieme alla Carpaneto, osserviamo in scena Alessandra Borgia (madre adottiva), Giulia Weber (madre biologica), Francesca Borriero (gestante), Federica Carruba Toscano (Tata) – riescono ad interagire e ad intersecare tutti i dialoghi, seguendo le indicazioni di copione, ottenendo un lavoro ritmico sulla parola che accelera e rallenta continuamente, creando diversi piani recitativi. Anche questo “incastro” di battute, sebbene il testo sia stato rimaneggio e ridotto in alcuni punti dalla regista, rappresenta un meccanismo che sulla scena ha un effetto sicuramente più intenso rispetto alla lettura. Anche il ritmo recitativo e le battute spezzate o sospese definiscono ancora di più quella composizione “a mosaico” su cui è costruito l’intero lavoro, la scena, i piani temporali, i racconti, i dialoghi, e soprattutto il personaggio di Alice, che diventa una donna grazie ai tasselli inseriti e posizionati, anche in maniera sbilenca, da tutte le donne della sua vita, pezzi che anche lei prova ad identificare e a posizionare meglio. Per questo motivo, forse, sarebbe necessario mantenere tutti gli elementi previsti nel testo, seguendo la volontà dell’autore, così da tessere perfettamente l’intero racconto. In conclusione, dunque, la riflessione sul numero esatto forse è da rivalutare, da riprogrammare, da ricombinare, come si era detto all’inizio. Per ogni vita, per ogni donna, per ognuno di noi.
IL NUMERO ESATTO
Ridotto del Teatro Mercadante Napoli
9-19 aprile 2026
IL NUMERO ESATTO
di Fabio Pisano
regia Martina Badiluzzi
con Alessandra Borgia, Francesca Borriero, Anna Carpaneto, Federica Carruba Toscano, Giulia Weber
scene Roberta Guasco
costumi Alessandra Gaudioso
luci Fabrizio Cicero
musiche Francesco Leineri
direttrice di scena Teresa Cibelli
datrice luci Desideria Angeloni
fonico Guido Marziale
foto di scena Ivan Nocera
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
in collaborazione con Compagnia Liberaimago, AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, progetto promosso da MiC e Regione Marche, In__corpore, progetto di Residenze per artisti nei territori 25-27 del teatro del Grillo di Soverato (CZ), co-finanziato da Regione Calabria e Ministero della cultura
Testo finalista della 57^ edizione del Premio Riccione per il Teatro
Vincitore del Premio Ugo Betti per la drammaturgia, nel 2024
Pubblicato nella collana teatrale bettiana, per Bulzoni editore
Foto Ivan Nocera