È straordinario sempre, anche se si ripete da decenni, come una miriade di emozioni e simbologie si concentri in Italia in una sola data. Il 25 aprile infatti è la primavera della natura ma è soprattutto la rinascita di un popolo che, passato l'oscuro inverno del fascismo,
ritrova e rinnova la sua vita, sociale, politica, culturale, teatrale ma anche singolarmente esistenziale.
Nell'approssimarsi della ricorrenza, ormai è l'ottantunesima, il “Gruppo Teatrale l'Atelier” di Genova ha scelto infatti di rappresentare teatralmente il senso profondo di un tale essenziale passaggio e, ospitata felicemente e non casualmente dal “Museo Biblioteca dell'Attore, ha messo in scena una lettura di testi accompagnata, come in ogni festa autenticamente 'popolare', da musica e canto.
Questo è in fondo lo spettacolo “Guerra, Resistenza e Libertà”, tutte con l'iniziale maiuscola perché ormai per noi sono un fatto personale, che mercoledì 15 aprile è accaduto in quell'accogliente luogo del ricordo che unisce vite e opere di tanti grandi del teatro italiano.
Un ricordo in più dunque che però ha avuto la capacità di unirne molti, nonostante il vento soffi purtroppo in senso assai contrario, richiamandoci ad una nuovo modo di resistere.
Così l'interessante ciclo “Vite e incontri straordinari”, che il gruppo teatrale L'Atelier ha in questi anni portato avanti, si è arricchito dell'incontro, quello con la Liberazione, che straordinario lo è quasi per antonomasia.
Sul piccolo spazio palcoscenico del Museo si sono dunque ben integrati, reciprocamente illuminandosi (Solisca è un nome derivato da Sole), due momenti distinti.
Innanzitutto il commovente racconto di Paolo Portesine che ci ha parlato della guerra di suo padre Lodovico, di cui ha raccolto e organizzato in volume lettere e scritti vari.
In un certo senso il prima, l'antefatto di tutta la storia che il 25 aprile demarca, una storia fatta di guerra e violenza, aggressioni e ritirate costellate da perdite e lutti (commovente l'uccisione del proprio mulo che l'alpino Lodovico non ha voluto guardare e la morte dell'amico soldato che gli affida una lettera per i genitori), e poi di quell'oscuro periodo di 'internamento' che ha riguardato centinaia di migliaia di soldati e di cui nessuno di questi centinaia di migliaia ha mai voluto o potuto parlare volentieri.
Ben lo sa chi è della mia generazione dai padri 'silenziosi' che desideravano solo dimenticare un'esperienza evidentemente 'raccontabile' solo con grande difficoltà e sofferenza.
Poi Cristina Luciani, Maria Elisa Gallo e Cristina Parodi hanno letto “Vita di Manlio e Solisca” dal Diario di Solisca Bagnone Tondi a rappresentare quella parte di Italia, minoritaria ed esule, che non ha mai rinunciato ad opporsi e che alla fine si è quasi miracolosamente fusa, in quel 25 aprile appunto, con quell'altra Italia deformata dalla guerra che ritrovava la propria identità rinnovandola attraverso la resistenza, attiva o passiva che fosse.
Nell'intimo una storia di amore, amore tra un uomo e una donna ma anche amore condiviso verso la comunità che della comunità si prendeva cura.
Una fusione di cui, ricordiamolo, le donne sono state tra i principali protagonisti.
La lettura è stata molto ben accompagnata dal canto solista di Luce Tondi, voce di qualità e grande empatia, e dalle musiche di Sandro Badino e Massimo Chinelli alle chitarre.
Una efficace rappresentazione del ritrovare insieme la strada della libertà, ben ideata e ben condotta in scena, resa ancora più viva e commovente dalla presenza in carne ed ossa dei discendenti dei protagonisti, presenza che guidava la narrazione oltre ogni astrazione ideologica.
Foto Maria Dolores Pesce