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Un canto liberatorio che si snoda tra il candore dei ricordi poetici e l’oscurità di perdite dolorose. L’omaggio a Mia Martini firmato dalla produzione ATIR non è una semplice biografia cantata, ma una delicata armonia di suoni e parole, vivacemente interpretata da

Matilde Facheris, Virginia Zini e Sandra Zoccolan. La splendida cornice del Teatro Gerolamo aggiunge una marcia in più.
Le tre cantanti e attrici, dotate di grande versatilità, spaziando dal registro recitativo a quello canoro, restituiscono un ritratto vivido e polifonico della grande artista calabrese. Sul palco si alternano i momenti più luminosi della sua carriera e le ombre fitte delle invidie, fino a toccare il fondo di quelle ingiurie infamanti: “toccati, porta sfortuna...” che segnarono profondamente la sua esistenza. Mimì possedeva una voce potente e carica di personalià, preziosa come un diamante, incastonata in una vita difficile; eppure, proprio attraverso quel dolore, ha saputo dar voce alle emozioni più universali, cantando l’amore e l’abbandono con un’intensità senza pari.
Alternandosi nel canto e nella recitazione, con momenti corali armonizzati a cappella, le tre interpreti ci conducono nell’universo privato di Mia Martini: un viaggio intimo che, a distanza di anni dalla sua scomparsa, vibra ancora di un’attualità sconcertante.
Il racconto esplora la contraddizione tra grandezza artistica e fragilità umana. Si parte dalle radici, dal dialetto, da quella Calabria terra di sole chel’artista ha sempre custodito nel cuore. La narrazione procede serrata tra le sue canzoni più celebri e quei gioielli nascosti della sua discografia che meritano di essere riscoperti, intrecciandoli a frammenti di vita privata.
Emergono così i nodi cruciali della sua storia, il complesso rapporto con la figura paterna, il legame viscerale, fatto di amore e accesi contrasti, con la sorella Loredana Bertè, l’incontro fondamentale con Ivano Fossati, autore di capolavori indimenticabili e compagno di una storia d’amore profonda, travagliata e artisticamente feconda. Mia Martini era una donna mediterranea, calda e solare, ma costantemente accompagnata da un’ineluttabile solitudine. Lo spettacolo non dimentica i momenti bui, come l’esperienza traumatica del carcere, né la straordinaria capacità di risorgere dalle proprie ceneri, di ricominciare da capo ogni volta, celebrando il successo e le collaborazioni con i grandi compagni di viaggio della musica italiana. Il racconto in musica e parole è impreziosito dagli arrangiamenti al pianoforte di Mell Morcone, capace di cogliere ogni minima sfumatura delle composizioni originali, adattandole alla sensibilità delle tre interpreti. In un’opera così densa, un plauso speciale va a chi lavora nell’ombra per garantire la magia della scena: dalla cura dell’ufficio stampa, alla precisione dei tecnici del suono. Questi ultimi, hanno saputo gestire con estrema abilità l’equilibrio fonico, modulando perfettamente la voce recitata e quella cantata, fondendole in un’unica, potente performance corale. Mentre le ultime note sfumano nel silenzio della sala, resta addosso la sensazione che Mimì non se ne sia mai andata davvero, la sua voce, continua a vibrare. Lo spettacolo si chiude lasciando una consapevolezza preziosa: se è vero che il mondo ha saputo ferirla, la sua musica ha donato momenti di gioia. “Almeno tu nell’universo” diventa così non solo un titolo, ma una promessa mantenuta: quella di un’artista che, nonostante le tempeste, ha scelto di restare per sempre un punto fermo, un raggio di sole in mezzo alle tempeste che continua a splendere.

Milano, Teatro Gerolamo, 8 maggio 2026