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Tutto è incentrato su una folle, affascinante, ipotesi: cosa sarebbe successo se, nel 1907, il giovane Adolf Hitler fosse stato ammesso all’Accademia delle Belle Arti invece di, come avvenne nella realtà, essere respinto alle selezioni? Cosa sarebbe diventato l’aspirante pittore

se quella volta gli si fosse stata data la possibilità di iniziare una vita molto diversa da quella che poi lo portò ad essere un feroce criminale e dittatore? Su tale interrogativo, che si è posto l’autore pavese Edoardo Erba, è costruita la commedia “Senza Hitler”, messa in scena al Teatro del Canovaccio di Catania, a conclusione della rassegna “Fragori”, produzione Associazione in arte e Teatro del Canovaccio, con la puntuale regia di Rosario Minardi.
Lo spettacolo, in un capovolgimento della storia, quella tragica, reale e che ha visto protagonista di stragi immani il dittatore Adolf Hitler, mostra uno scenario ambiguo, oscuro e ricostruisce, sulla scena di Bernardo Perrone (un angusto appartamento), la figura di un uomo che nell’immaginario collettivo ha incarnato il male, in una situazione che avrebbe potuto probabilmente vivere se il destino non lo avesse portato a rinunciare alla carriera artistica. L’autore nel suo testo ci mostra un pezzo di storia, un personaggio dissociato da una diversa prospettiva, raccontandoci di un incompreso Mussolini esule in Argentina; di Togliatti al governo dell’Italia dopo il primo sciopero generale e di un Hitler che, rifiutati i suoi quadri in Italia, rientra clandestinamente in patria dove gli viene sequestrato il passaporto. Accanto ad un sessantenne pittore, incattivito da una carriera deludente, una figura ripiegata sul culto di se stesso, incline all’odio c’è Eva Braun, che si spaccia per sua modella, accetta qualsiasi maltrattamento ed umiliazione pur di stare accanto all’uomo che ama e che immagina e dipinge nelle sue inquietanti tele, stermini e guerre, omicidi e torture e che maledice tutto il mondo e l’umanità che lo circonda.
Lo spettacolo, in un capovolgimento della storia, quella tragica, reale e che ha visto protagonista di massacri, il dittatore Adolf Hitler, mostra uno scenario ambiguo, oscuro e ricostruisce, sulla scena di Bernardo Perrone (un angusto appartamento), la figura di un uomo che nell’immaginario collettivo ha incarnato il male, in una situazione che avrebbe potuto probabilmente vivere se il destino non lo avesse portato a rinunciare alla carriera artistica.  L’autore nel suo testo ci mostra un pezzo di storia, un personaggio dissociato, da una diversa prospettiva, raccontandoci anche di un incompreso Mussolini esule in Argentina; di Togliatti al governo dell’Italia dopo il primo sciopero generale e di un Hitler che, rifiutati i suoi quadri in Italia, rientra clandestinamente in patria dove gli viene sequestrato il passaporto.
Accanto ad un pittore sessantenne, incattivito da una carriera deludente, una figura ripiegata sul culto di se stesso, incline all’odio c’è la fedele Eva Braun, che si spaccia per sua modella, accetta qualsiasi maltrattamento ed umiliazione pur di stare accanto all’uomo che ama e che immagina e dipinge nelle sue inquietanti tele, stermini e guerre, omicidi e torture e che maledice tutto il mondo e l’umanità che lo circonda. 
Il lavoro, in circa novanta minuti, punta sulla estrema caratterizzazione dei personaggi, da Hitler alla Braun, disegnando con estrema attenzione la figura della giornalista Anna Frank. Di grande impatto ed espressività le interpretazioni di Rosario Minardi, davvero impressionante per la sua somiglianza, nella seconda parte, al dittatore tedesco e di Lydia Giordano, che ritraggono rispettivamente Hitler e la Braun. 
Minardi, anche se nei panni di un pittore, esprime magnificamente la malvagità incontenibile di Hitler e Lydia Giordano, con la sua eterea Eva Braun, fluttua sulla scena col suo personaggio e rappresenta l’estrema libertà. Rigorose, poi, anche le interpretazioni del sergente burocrate di Concetto Venti e della giovane Anna, resa con naturalezza e grinta da Loriana Rosto che veste i panni dell’intervistatrice e che sostiene l’originale trovata del testo di Erba.
La regia dello stesso interprete, Rosario Minardi, rende lo spettacolo, ben costruito, estremamente interessante e godibile al pubblico - coinvolto ed incuriosito dalla ipotesi dell'autore - che nel finale tributa ad interpreti ed allestimento lunghi e calorosi applausi. Le scene sono di Bernardo Perrone, i costumi di Rosy Bellomia, le luci di Marco Napoli e il trucco di Alfredo Danese. 
Testo di notevole interesse che riflette sul destino, sul talento artistico, sulla storia e su come un singolo evento mancato avrebbe potuto cambiare drasticamente il corso del XX secolo.

SENZA HITLER
di Edoardo Erba
Regia di Rosario Minardi
Con Lydia Giordano, Loriana Rosto, Rosario Minardi, Concetto Venti
Assistente alla regia Rita Stivale
Assistente tecnico Francesco Rizzo
Luci di Marco Napoli
Scene di Bernardo Perrone
Costumi di Rosy Bellomia
Trucco e parrucco Alfredo Danese
Produzione Associazione culturale in arte e Teatro del Canovaccio
Stagione Fragori - Teatro del Canovaccio Catania -15, 16, 17, 22 e 23 maggio 2026
Visto il 23 maggio 2026 al Teatro del Canovaccio di Catania
Foto di Agatino Di Polito