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“UP TO YOU” (“Tocca a Te!”) è un'assunzione di responsabilità, o meglio un invito alla responsabilità diretta rivolto ad ognuno di noi, quasi chiamato per nome, che vive nel, per e a fianco del teatro, una formula giovane diretta come di consueto soprattutto alla platea dei nuovi artisti teatranti 'under 30”.


Un invito ancor più accentuato dall'esergo di questa settima edizione, “US” (“Noi”), a dirci che la responsabilità è individuale ma l'azione non può essere che condivisa e collettiva, essendo il Teatro per sua natura una comunità.
Una modalità innanzitutto praticata dalla Direzione Artistica che, qui a Bergamo dal 17 al 24 maggio, è una “Direzione Artistica Partecipata” ad anticipare un evento e, perché no, un mondo, in cui, come scrivono nella presentazione i direttori partecipanti, “la voce del singolo entra in contatto e allo stesso tempo in conflitto con quella del gruppo, ne nascono silenzi, fraintendimenti, crisi, ma anche rinascite”.
Non una comunità pacificata dunque, ma dinamica perché conflittuale e così capace di creare congiunzioni relazionali e di sprigionare energie che il palcoscenico esteticamente intercetta ma non esaurisce.
Molto significativa al riguardo, all'interno di un incontro che ha visto attivamente in opera anche nell'organizzazione molti giovanissimi, l'iniziativa di costituire un 'tavolo' in cui alcuni di questi giovani provvedevano a tradurre nelle lingue diverse presenti i lavori drammaturgici e ogni altro evento.
Un ulteriore segno di 'inclusione' nel confronto con una comunità come quella bergamasca in cui forte è la presenza di tante etnie ma altrettanto forte appare il livello della loro integrazione.
Ne è stato esempio l'evento centrale del Festival, cioè il convegno “TEATRO, WELFARE, COMUNITA'. Pratiche di cultura attiva in Lombardia” che ha praticamente interessato l'intera giornata di giovedì 21 maggio.
Alla Sala dell'Orologio l'incontro è stato curato e coordinato dalla Associazione Etre e dall'Associazione Culturale Ateatro ETS con Oliviero Ponte di Pino e Giulia Alonzo, tra gli altri, personalmente presenti.
Un convegno che è stato un luogo di scambio di esperienze sul territorio, che spesso 'proattivamente' agisce e reagisce, dirette peraltro non solo a contesti cosiddetti fragili ma anche, io credo, a contesti di 'normalità' (parola da usare con delicatezza sempre), contesti di vita consueta e per questo ancor più significativi.
Nel corso della giornata, ai saluti Istituzionali e all'introduzione di critici e studiosi è seguita una effervescente discussione di alcuni operatori teatrali e infine, a chiosa, le “Buone pratiche” raccontate da chi giorno per giorno, anche con fatica tra le mille difficoltà dell'oggi, le mette in campo.
Tra queste “Buone Pratiche” vorrei comprendere indirettamente anche la bellissima mostra fotografica “Prospekt Palestine Project” a cura di Prospekt in collaborazione con Activestilis, un evento che ha attraversato l'intero festival, legandolo ancora di più ai suoi temi e ad una attualità urgente e purtroppo insaguinata.
Tra le foto esposte, e raccolte in catalogo, vorrei segnalarne in particolare una, quella scattata da Dooa Albaz all'Al-Nasser Hospital di Khan Yunis.
Rappresenta una giovane donna velata e in lutto, abbracciata e quasi custodita da altre donne in lutto, una sorta di “Stabat Mater Dolorosa” di Jacopone da Todi della Palestina in questo secolo tragico e dolente.
Ma c'erano ovviamente anche gli spettacoli e questo è un breve diario critico di ciò che ho potuto vedere.

uptoyou1DJ SHOW. Sotterraneo
L'immersione nella musica conturbante e perturbante fino al deragliamento emotivo di un 'finto' (al modo in cui è 'finto' il Teatro) “DJ SET” è l'atmosfera percettiva di questo 'strano' spettacolo, che suggerisce, credo, la partitura sonora e musicale che caratterizza l'oggi, non solo quello sociale ma anche e soprattutto quello personale. Dentro questo 'movimento' che si fa anche coreografia di cui il pubblico stesso, eterodossamente, diventa protagonista, “Sotterraneo” (“nomen omen” come non mai) innesta lacerti di linguaggi drammaturgici per sperimentare se e come questo lievito possa produrre 'pensiero' e identità, un giudizio cioè che possa dare a questo ambiente liquido e fantasmatico un significato qualunque che sembra perduto. Il luogo come detto è una vera e propria discoteca in cui il pubblico che balla è il personaggio principale in commedia, un personaggio che non solo balla ma risponde attivamente alle sollecitazioni che i due DJ in vario modo propongono. Una ricerca di significato trasversale che però parla quella stessa lingua che lo circonda, piegandola in uno spazio-tempo condivisibile e forse condiviso. Pensieri, tra attualità storica e sociologia, gettati come semi per una rinnovata 'ecologia' del cuore e della mente. In fondo quello che ha sempre fatto per e da millenni il Teatro dentro il flusso della storia umana e delle sue singole 'esistenze'. Un esperimento antico che usa i nuovi linguaggi così diffusi tra le nuove generazioni. Che sia riuscito è una domanda a cui ciascuno non può che rispondere da solo.
Creazione e produzione Sotterraneo, ideazione e regia Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa con Sara Bonaventura, Claudio Cirri, scrittura Daniele Villa, sound design Simone Arganini, Mattia Tuliozi luci Marco Santambrogio, tecnica Nicolas Baggi, con il contributo di Fondazione CR Firenze, Comune di Firenze, Regione Toscana, Mic con il sostegno di Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’Arboreto-Teatro Dimora | La Corte Ospitale”.
Allo “Zero Club” di Bergamo, mercoledì 20 maggio.

uptoyou2UN LIVE PODCAST. Collettivo divanoproject e Centro R.A.T.
Spettacolo selezionato dalla Direzione Artistica Partecipata Under30. Che il “Teatro” tradisca la realtà per meglio rappresentarla è un assioma secolare che non necessita di ulteriori spiegazioni. Ma quanto nei nuovi linguaggi mutuati dall'elettronica del Web si preserva di questa qualità unica, e quanto invece viene disturbato e dissociato in una sorta di tradimento del tradimento? Qui quattro ragazzi che producono podcast, la strana modalità con cui oggi si farebbero gli 'approfondimenti', si confrontano nell'ambito di un concorso radiofonico per nuovi talenti del settore. Nel momento stesso in cui una storia 'vera' (quella d'amore di uno dei protagonisti) entra i contatto con una storia 'inventata' (quella dell'Otello shakespeariano) esplodono le contraddizioni. Contraddizioni incentrate però non tanto sulla 'realtà' quanto sulla 'verità' che, non sempre figlia della sincerità, riesce ad essere canalizzata in un podcast, o in qualcosa di simile. Un'analisi teatrale che mette a nudo i conflitti che coinvolgono i nuovi linguaggi e le loro potenzialità molto poco 'guidate', tra fake news, realtà virtuale e ora anche 'Intelligenza artificiale' che insieme sembrano aver trasformato il reale in una opinione, dentro la quale ogni interpretazione diventa quasi inconsistente e mutevole. E sono inevitabilmente i più giovani, i cosiddetti 'nativi digitali' quelli che più di altri si confrontano su questi temi, interrogandosi anche su quel certo disagio che li percorre. Comunque ben fatto e interessante.
Produzione collettivo divanoproject e Centro R.A.T., testo Marzio Gandola, Margherita Fusi Fontana, regia Giammarco Pignatiello, scene Gaia Fossati, con Alessandra Curia, Maria Canino, Michele Correra, Gionata Soncini, tutor Fabrizio Lombardo, con il sostegno di Fondazione Claudia Lombardi per il Teatro e Campo Teatrale, con la collaborazione di Eccentrici Dadarò Vincitore del bando Testinscena2024.
Al CULT! Auditorium di Bregamo, giovedì 21 maggio.