Mi piace immaginare, e con me penso tante altre persone, “SUQ”, evento e Festival teatrale in esso incastonato, come una nave corsara che, guidata dalla sua capitana Carla Peirolero e con la sua variegata 'ciurma' di minoranze, geografiche o etniche,
culturali e di 'Genere' che siano, si lancia all'assalto del “malström” del pregiudizio e delle diseguaglianze, del razzismo e dei fascismi di ogni colore di cui il moderno capitalismo di rapina si nutre e ingrassa, assumendo di recente l'inquietante nuovo (ma già vecchio e stantio) nome di “Remigrazione”.
Infatti “Ragazza BLU”, lo spettacolo scelto per Sabato 20 giugno, per la drammaturgia e l'interpretazione dell'iraniana Sanam Naderi e la regia di Irene Montanari, è una felice e profonda, anche militarmente parlando, incursione del femminile in quella che, nonostante i cosmetici ritocchi degli ultimi anni, rimane una ben presidiata cittadella dell'immaginario maschile ad ogni latitudine: “Il Calcio”.
Il racconto teatrale, ben scritto e che si articola drammaturgicamente quasi alla perfezione in una scenografia semplice ma ricchissima di suggestioni, ci racconta, appunto, innanzitutto che si può emigrare non solo per costrizione, per sfuggire a guerre, persecuzioni e povertà, ma anche per il desiderio di farlo, in nome e per conto di una libertà che irriducibile prescinde da ogni contesto e cerca di riaffermare la radice, continuamente negletta, dell'umano.
Lo fa costruendo una doppia narrazione scenica, quella dell'autrice e della sua scelta di emigrare nel 2004 in Italia (in aereo, si badi bene e senza meraviglia, non su un 'barcone') per studiare ingegneria e cercare le nuove strade della sua vita, e quella della giovane Sahar Khodaiari, la “Blue Girl”, bruciatasi viva per protesta sulle scale di un Tribunale Iraniano quindici anni dopo e diventata simbolo della lotta delle donne iraniane per i loro diritti.
Pur nella diversità delle vicende e dei loro esiti, un punto unisce le due donne, l'amore per il calcio e il desiderio di andare allo stadio, luogo proibito alle donne in Iran, per assistere, forse solo perché è proibito, ad una partita di calcio.
Entrambe cercano di entrare allo stadio 'travestendosi' da uomo, ed è qualcosa di più di un semplice 'escamotage' diventando rivendicazione di parità ed eguaglianza nella diversità, e se la giovanissima Sanam ci riesce, grazie anche ad una inaspettata e improvvisa 'solidarietà' maschile, Sahar non ce la fa, viene arrestata e vede alla fine come unica sua via di fuga il gesto estremo del rogo del suo corpo 'diverso'.
È lo scontro tra quel desiderio e quel divieto, uno tra i tanti possibili, che porta alla luce per entrambe una 'diversità' istituzionalizzata ma inaccettabile della condizione femminile, in Iran e non solo, che si declina nel mondo in mille modi, espliciti o più o meno subdoli.
Un divario, universale e quasi metafisico, tra il Desiderio femminile e i limiti socialmente determinati che diventa non più sopportabile e innesca la ribellione, che può essere anche 'gentile' e accogliente come la vita di Sanam Naderi, allontanatasi da una famiglia, che in fondo la capiva e la proteggeva, in nome di una libertà che quella stessa famiglia non poteva più garantire, scegliendo, ci dice la protagonista, l'Italia in nome dell'amore calcistico per Paolo Maldini.
Chissà anche la cittadella 'maschile' del Calcio prima o poi cadrà e forse sarà la sua salvezza dal proprio auto-sgretolarsi in nome di un capitalismo sfrenato che ama solo il Dio denaro oltre ogni 'Valore' sentimentale, sociale, sportivo e anche 'metaforico'.
Una storia di vita e degli incroci cui, come Edipo, incappiamo dovendo scegliere la strada senza sapere dove il destino ci porterà, nonché della 'paura' che tutto ciò provoca.
Un bello spettacolo, profondamente commovente ma anche illuminante, che ci indica forse una di quelle strade da scegliere agli incroci dell'esistenza.
È brava anche in scena la drammaturga attrice, che accende e spegne luci illuminando a rotazione ogni angolo della scena costruita su un tappeto d'erba a ricordare un campo di calcio, e la bella regia originale di Irene Montanari la accompagna con mano leggera ma ferma.
Uno spettacolo che in un certo senso conferma quella sorta di patto tra SUQ che lo ospita e “Teatro dell'Argine” di Bologna che lo produce, da cui abbiamo avuto e ancora ci aspettiamo ottimi esiti in scena e nella cultura italiana in genere.
Nel consueto e bellissimo 'luogo' dell'Isola delle Chiatte al Porto Antico di Genova, sabato 20 giugno. Il pubblico entusiasta ha a lungo applaudito in 'standing ovation”.
RAGAZZA BLU, regia Irene Montanari, di e con Sanam Naderi, collaborazione alla regia Clio Abbate. Produzione Teatro dell’Argine.
In prima nazionale in occasione della Giornata Mondiale del rifugiato.