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Dario De Luca, ha presentato a Primavera dei Teatri 2026, il terzo episodio della sua trilogia dedicata alla favola calabrese: dopo “Re Pippuzzu fattu a manu” e “I quattro desideri di Santu Martinu”, è arrivato il momento de “Le tre cicoriane”,

prodotto da Scena Verticale e portato in scena il 30 maggio al Teatro San Girolamo. Avendone liberamente tratto il testo dalla fiaba calabrese “Le tre raccoglitrici di cicoria”, raccolta da Letterio Di Francia e pubblicata da Donzelli, De Luca questo lavoro se l’è proprio cucito addosso come regista, drammaturgo, interprete e questo non è un elemento secondario perché appare evidente che in questa direzione di ricerca si trova a suo agio e che la trova feconda e congeniale alla sua realtà di artista contemporaneo. Perché? Perché passo dopo passo De Luca sta molto probabilmente chiarendo e raffinando quello che è il suo principale talento teatrale, ovvero il talento comico. E non è affatto un piccolo talento: se si va in scena con una fiaba recitata in una forma antica del dialetto calabrese e il pubblico, che in gran parte non è calabrese (come nel caso di Primavera dei teatri), capisce esattamente ciò che si racconta e accade in scena e, soprattutto, ride di gusto, allora c’è la prova del nove che quel che viene presentato funziona. Funziona il testo, funziona l’equilibro tra emozioni e comprensione, funzionano tempi e meccanismi comici di ribaltamento e paradosso, funziona l’allestimento semplicissimo ma capace di contenere e amplificare la magia della perfomance dell’attore/narratore (in questo contesto, tra l’altro, l’apporto sonoro creato da Giafranco De Franco è ancora una volta molto efficace). De Luca trascina e fa ridere tanto, di gusto, con semplicità, ma mentre si ride ridendo e ci si gode la storia di quella madre poverissima, delle sue tre figlie da sfamare, dell’orco sotterraneo che se le ruba quelle ragazze e dell’intrepida Mariuccia, la terza delle tre, che sa come fare a dargli scacco matto. Ed ecco che ci si trova immersi in un mondo ctonio, distopico, perturbante in cui non si può evitare di accorgersi che ciò che sta accadendo a quelle tre sorelle è, in fondo, quel che è sempre accaduto alle ragazze quando incontrano un orco e dunque non ci si può sottrarre dall’obbligo di mettersi accanto a loro e provare a evitare insieme il rischio d’incontrane uno, tanto più se quest’incontro è causato e favorito dalla fragilità e dalla povertà delle persone. Da questo punto di vista non appare necessaria la scelta di indossare, sia da parte di De Luca si da parte di De Franco, delle maglie nere di latex che appaiono legate a mondi e atmosfere degeneri della realtà contemporanea e, semplificando il dispositivo mitico di questa favola, colpiscono e indirizzano fortemente l’attività di comprensione.

Le tre cicoriane. Castrovillari, Primavera dei teatri, 30 maggio 2026, Teatro San Girolamo. Liberamente tratto dalla fiaba calabrese Le tre raccoglitrici di cicoria raccolta da Letterio Di Francia (“Fiabe e novelle calabresi” – Donzelli Editore, 2015). Testo, interpretazione, spazio scenico, disegno luci e regia: Dario De Luca. Sonorizzazioni elettroacustiche originali eseguite dal vivo: Gianfranco De Franco. Luci: Vincenzo Parisi. Oggetti di scena e allestimento: Giovanni Spina. Organizzazione e amministrazione: Tiziana Covello. Distribuzione: Egilda Orrico. Produzione: Scena Verticale. Con il sostegno di: CURA (centro umbro delle residenze artistiche) e Spazio MAI – Movement Art Is – Perugia.

Foto Angelo Maggio