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Uno spettacolo italiano, dalla drammaturgia tipicamente italiana, caratterizzato da una struttura scenica e scenografica italiana, con attori italiani dall’impostazione recitativa italiana. Non si tratta di una lamentela o di una descrizione volta al commento negativo,

bensì di un’osservazione che mira ad un apprezzamento, ad un complimento. Un’ora e mezza di spettacolo che è trascorsa velocemente, un battito d’ali ricco di emozioni e di sfumature emotive intense. Un cast d’eccezione: Laura Morante, Eugenia Costantini (figlia dell’attrice), Fabio Marra, che è anche autore e regista, Sonia Palau, attrice di origine catalana. All’interno di questo spettacolo, dal titolo INSIEME, in scena presso il Teatro Mercadante per un’unica data, prodotto da ENTE TEATRO CRONACA e MAT & SCÈNE PRODUCTIONS, si ripresenta un tema ricorrente, che emerge ormai da anni, soprattutto all’interno della drammaturgia contemporanea meridionale, ma anche in tutta la drammaturgia italiana e, spesso, all’interno della drammaturgia latino americana contemporanea: l’assenza del padre e della figura maschile predominante all’interno di una famiglia sbilenca. Un nucleo formato da madre e due figli e che ha subìto l’abbandono da parte del padre, nominato ma mai presente, addirittura definito morto. Un nucleo che ha vissuto quindi sulle spalle di una madre forte e fragile allo stesso tempo. Il personaggio cardine dell’intera vicenda è il figlio, affetto da disabilità cognitiva, interpretato da Fabio Marra, napoletano attivo in Francia, legato anche al mondo della televisione e del cinema. L’autore, regista e attore, regala al pubblico un’interpretazione straordinaria, tanto da far sorgere il dubbio, negli spettatori, che sia affetto anche lui da disabilità reale. L’osservazione del mondo della disabilità e, soprattutto, della reazione e dell’approccio a queste difficoltà da parte delle famiglie e del mondo circostante, è racchiusa tra le mura di questa piccola casa, soprattutto della cucina. Questa stanza, non a caso, diventa il nucleo fondamentale dell’intera scenografia, curata da Luigi Ferrigno e corredata da effetti scenici digitali, proiezioni, effetti sonori, fino ad una cascata di pioggia reale sul palcoscenico, creando un’atmosfera poetica e narrativa, grazie anche all’elegante disegno luci di Luigi Della Monica e alle scelte musicali di Claudio Del Vecchio. La cucina diventa il fulcro della vita delle famiglie, soprattutto di quelle italiane; da lì si ramificano le altre stanze, nominate, ma mai visibili in scena. Il caffè, la spesa, il frigorifero, il telefono, il cassettino, le chiavi, il campanello, sembrano oggetti banali, ma in realtà immergono il pubblico all’interno di una quotidianità, spesso frenetica, in cui ci ritroviamo un po’ tutti. Se all’interno di questa ripetitività, però, poniamo dei frequenti momenti di cortocircuito, a causa della presenza di un disabile, che può reagire diversamente ad ogni stimolo, le variabili che intervengono nella routine casalinga sono molteplici. Su queste variabili o cambiamenti improvvisi costruiscono la vita tutte le famiglie e i genitori che si occupano di ragazzi o uomini, come nel caso del personaggio quarantenne descritto in questa storia, che presentino disabilità. Questo racconto ci fa comprendere quanto sia complessa la vita per un genitore che deve affrontare quotidianamente queste situazioni e che, soprattutto, rivolge il suo pensiero al futuro. Il grande interrogativo che si pone all’interno di questo spettacolo è la differenza di attenzione che un genitore rivolge ai figli tra i figli, quando uno di questi è disabile: la figlia abbandona il nucleo familiare, temendo di non avere spazio nella propria vita e di essere soffocata dalla responsabilità di un fratello disabile. Dall’altra parte la madre non si arrende a collocare il figlio in un istituto. La capacità di questo racconto scenico ci permette di alternare momenti ironici, divertenti, drammatici e dolcissimi nel corso di tutto lo spettacolo. Gli spettatori partecipano alla vita della madre, interpretata da una splendida Laura Morante, attraverso un racconto poetico e fluttuante, che alterna giorno e notte, non solo nella scansione del tempo, ma anche metaforicamente nell’evoluzione ed involuzione dei momenti della vita. L’amore tra madre e figlio mette in discussione l’inclusione, le attività terapeutiche a cui potrebbe accedere un disabile, soprattutto cognitivo, all’interno di un Istituto specializzato, i costi e l’impegno economico di una famiglia che preferisce mantenere questi figli in casa, educandoli ad una routine quotidiana che possa, in qualche modo renderli autonomi. Emerge, dunque, il rapporto con il denaro, il concetto di resto che il figlio sembra dimenticare, ma invece mette da parte per acquistare un bel regalo alla mamma, il rapporto tra disabili e il mondo del lavoro, tra questi e la società in generale, il legame con la comunità circostante e i mille occhi che aiutano o giudicano queste famiglie, compreso il vicinato. Forse in questo racconto manca la descrizione del rapporto con l’istituzione scolastica e con l’Università, ma in questa storia il personaggio è un uomo di quarant’anni, sebbene abbia la mente di un ragazzo o bambino. L’intero spettacolo emoziona profondamente il pubblico senza cadere in una descrizione stucchevole e cattura applausi: ci ritroviamo davanti alla realtà di migliaia di famiglie, pertanto, nonostante la profonda e intima poesia che caratterizza questa storia, soprattutto nella descrizione di quei sottili ma indissolubili rapporti familiari tra madre e figli, emerge prepotentemente anche una profonda riflessione su come affrontare queste problematiche, in assenza di supporti reali, istituzionali o economici. Questa è una condizione frequentissima che si osserva all’interno delle scuole italiane, perché l’inclusione permette una convivenza, non sempre facile, tra ragazzi normodotati e ragazzi seguiti dai docenti di Sostegno. Il grande interrogativo è cosa faranno questi figli durante l’estate, quali attività svolgeranno? Quando concluderanno il ciclo scolastico, cosa accadrà? L’ossessione di una madre che preferisce tenere in casa il figlio, nonostante l’età che avanza, il dubbio di una sorella che si sposa ma non invita madre e fratello per la vergogna nei confronti della famiglia del marito, la paura di dover accudire un fratello per tutta la vita e l’egoismo di chi non sa, suo malgrado, come gestire queste situazioni, sono tutte riflessioni e temi che spingono lo spettatore a non giudicare, perché probabilmente tutti questi personaggi hanno differenti ragioni, nonostante la situazione. Attraverso uno spettacolo fortemente “made in Italy”, si affronta un tema delicato e pericoloso, scottante ma attuale, analizzato e descritto attraverso delicata poesia ed una certa eleganza scenografica che ci riportano sicuramente ad alcune storie del cinema italiano, ma che ci regalano, attraverso la recitazione serrata, ritmica e mai noiosa di tutti gli attori, quella bella ed elegante scrittura drammaturgico-narrativa che in Italia amiamo ancora. Le storie, i racconti, gli esempi di vita, attirano ancora fortemente il pubblico italiano.

Foto Anna Abet

CAMPANIA TEATRO FESTIVAL 2026
INSIEME
Teatro Mercadante Napoli
28 giugno 2026
SCRITTO E DIRETTO DA FABIO MARRA
CON LAURA MORANTE
E CON EUGENIA COSTANTINI, FABIO MARRA, SONIA PALAU
MUSICHE CLAUDIO DEL VECCHIO
SCENE LUIGI FERRIGNO
COSTUMI ANNAMARIA MORELLI
DISEGNO LUCI LUIGI DELLA MONICA
VIDEO DESIGN STEFANO DI BUDUO
PRODUZIONE ENTE TEATRO CRONACA, MAT & SCÈNE PRODUCTIONS