Ritorna la Spagna in scena e caratterizza il Campania Teatro Festival 2026 con una produzione Barco Pirata e Teatro de la Abadìa, attraverso cui l’attrice, regista e ideatrice di CASTING LEAR, ossia Andrea Jiménez, coinvolge il pubblico del Festival
con la presenza di due attori noti agli spettatori napoletani e italiani. La questione è complessa, poiché l’artista spagnola sceglie, nel corso di ben 125 repliche, in tutta Europa, di cambiare interprete ogni volta. In occasione del Campania Teatro Festival, sceglie per la replica del 1luglio Paolo Mazzarelli, e per la replica del 2 luglio Enrico Ianniello. Ma questo è solo l’inizio. Il testo di riferimento è appunto il RE LEAR shakespeariano nella traduzione di Juan Mayorga, quindi in spagnolo. Abbiamo un punto di partenza, ossa il testo in lingua originale, per arrivare poi alla traduzione in spagnolo e alla relativa traduzione in italiano. Lo spettacolo, infatti, presenta ben tre schermi con sovra titoli, attraverso cui lo spettatore legge simultaneamente in italiano e in inglese, mentre l’attrice-regista continua a parlare in spagnolo, costringendo l’attore prescelto a recitare in spagnolo. Ma non è tutto: l’attore non conosce il copione, o meglio, conosce alcune delle più famose battute del testo shakespeariano, pronunciate dal re e dalla figlia amata e poi odiata, ossia Cordelia. La storia del padre e delle figlie, della sete di potere sovrapposta all’amore paterno, presunto o reale, e agli incastri con la storia e con le conquiste portate avanti da alleanze e popoli, viene qui scarnificata e violentemente collocata nel nostro tempo. Ma non basta: la storia di re Lear è analizzata dalla Jménez, divorata in lettura, filologicamente confrontata con altre versioni, esaminata alla lettera e in ogni battuta, affinché l’artista possa guarire, possa guarirci, possa condurci per mano. Numerosi personaggi, in scena, sono eliminati e l’artista sceglie di rappresentare solamente il rapporto tra padre e figlia, riportando in scena solo determinati dialoghi o monologhi del re. La storia personale della Jiménez si intreccia con quella shakesperiana e viene apertamente raccontata sul palcoscenico da questa attrice che dalla Spagna si forma sugli insegnamenti di Jacque Lecoq, si laurea in Giurisprudenza e raccoglie premi in tutta Europa. L’artista pianta il suo corpo esile e scattante e i suoi occhi affamati dentro ai nostri, sull’ampio palcoscenico del Teatro Mercadante di Napoli. Cacciata da un padre che la ripudia per la scelta del teatro come mestiere, incarna una Cordelia ambigua, in quanto rifiutata dal padre che l’aveva amata profondamente, e Jiménez chiede apertamente al pubblico la conferma di aver fatto bene, di aver preso una decisone giusta. Tutto questo attraverso la costruzione in itinere di uno spettacolo-confessione, ad ogni replica sempre diverso. La sua propensione è evidentemente proiettata al mestiere di regista, ma in verità bisogna affermare che la Jiménez è un’ottima attrice. Che cosa accade in questo spettacolo? Sicuramente non esiste nessuna distinzione tra palco e platea, poiché il pubblico deve interagire in qualche modo con la confessione dell’artista, attraverso una seduta psicanalitica teatrale in cui la donna parla di perdono, di tradimento, di sofferenza, di rapporto padre-figlia. È evidente che la ferita non è stata ricucita, ma l’obiettivo è far comprendere come il teatro possa mantenere in vita l’animo di una persona che non riesce a superare un trauma intimo, una delusione, un dolore così forte. Durante la prima replica l’attore Paolo Mazzarelli, che negli ultimi anni stiamo apprezzando fortemente anche per le straordinarie interpretazioni all’interno delle tragedie greche e delle produzioni dell’INDA, viene prima presentato al pubblico, poi viene dotato di un auricolare e messo alla prova. Ecco il punto: un attore messo alla prova, mentre attraverso una vera e propria prova sperimentale, si costruisce, passo dopo passo un intero spettacolo. Si parte da un testo esistente, da battute incastrate, da improvvisazioni, da una direzione scenica che varia, ogni volta, in base all’interpretazione dell’attore prescelto, il quale ascolterà, passo dopo passo, attraverso l’auricolare, le battute e i suggerimenti forniti dall’attore Pablo Gallego Boutou, ma che il pubblico non sentirà. La stratificazione della recitazione è uno degli elementi importanti di questa produzione, perché migra continuamente tra realtà e finzione, fino a quando gli spettatori non percepiscono più il meccanismo del suggerimento, ma riescono ad osservare e ad ascoltare come se l’attore conoscesse davvero il copione e le azioni da svolgere. Se all’inizio le micro pause frammentano, seppur velocemente, l’interazione tra l’attrice-“directora” e il suggeritore e l’attore prescelto, quest’ultimo posto al centro del palcoscenico e in posizione sopraelevata, nel corso dello spettacolo invece si attiva quella magica immedesimazione che coinvolge anche il pubblico e che mette in comunicazioni le parti con fluidità. Il suggeritore, dunque, adotta, un tipo di tecnica recitativa, l’attore ne mette in atto un’altra, attraverso l’ascolto e la rielaborazione immediata, l’attrice dirige osservando e dando delle indicazioni, sottovoce, affinché l’attore possa muoversi in un determinato modo, sfruttando lo spazio, sebbene sia libero di scegliere. Una vera e propria marionetta, guidata e diretta, che poi, in qualche modo e autonomamente taglia i fili invisibili e procede liberamente, una volta impossessatosi del personaggio. Sullo sfondo dei piccoli schermi proiettano ulteriori informazioni sulle azioni, delle didascalie che permettono, sia al pubblico, che allo stesso attore, di porre l’attenzione su determinati elementi e gesti. L’ultima parte dell’intero spettacolo, è caratterizzata fortemente dalla presenza dell’attrice. In qualche modo, dopo aver presentato un lavoro scenico ribaltato, quindi non costruito e poi presentato, ma presentato mentre è costruito, espone liberamente i suoi dolori. Il ringraziamento profondo che rivolge al teatro e agli spettatori si rivela come un vero e proprio ringraziamento alla vita, a quel palcoscenico che l’ha salvata da un baratro profondo e che potrebbe salvare molte persone, come si augura la Jiménez, perché sedersi a teatro distoglie la mente da qualsiasi problema sia sorto nella nostra vita, prima di entrare. La purificazione catartica, in questo spettacolo, si mescola alla psicoanalisi, alla contemporaneità e ai grandi problemi sociali e psicologici di questi nostri tempi, pur partendo da un padre stolto che ha ripudiato una figlia, anche se questo si chiamava King Lear. Paolo Mazzarelli interpreta il re mettendo in evidenza la sua formazione, il suo animo votato anche alla tragedia classica, e commuove fortemente il pubblico quando, pentito e in punto di morte, incontra la figlia e chiede perdono. Coinvolge la platea, nella sua follia, chiedendo agli spettatori di baciargli la mano, riconoscendo in loro personaggi della sua corte, dando vita a quella follia cara al Bardo, ma fortemente collegata al mondo classico. L’azione si concluderà con una richiesta dell’attrice, la lettura della mail che il padre le inviò per cacciarla e ripudiarla a causa della sua scelta di vita artistica: Mazzarelli legge, ma non rivela al pubblico il contenuto e il suo volto mostra l’inquietudine manifestatasi a causa di quelle parole. Anche il silenzio è rivelatore di verità e nonostante Shakespeare costruisca questo testo sul concetto di nulla e di niente, come ripete spesso l’attrice, forse dal vuoto e dalle assenze nascono i prodotti migliori, le reazioni più intense, le evoluzioni prolifiche.
Foto Cennamo
CAMPANIA TEATRO FESTIVAL 2026
CASTING LEAR
Teatro Mercadante Napoli
1-2- luglio 2026
CON ANDREA JIMÉNEZ
E CON LA PARTECIPAZIONE DI PAOLO MAZZARELLI
CREAZIONE E TESTO ANDREA JIMÉNEZ
A partire da Re Lear di WILLIAM SHAKESPEARE nella traduzione di JUAN MAYORGA
REGIA ANDREA JIMÉNEZ E ÚRSULA MARTÍNEZ
DRAMATURG OLGA IGLESIAS
SCENE E DISEGNO LUCI JUDIT COLOMER
SOUND DESIGN LUCAS ARIEL
COSTUMI YAIZA PINILLOS
DIREZIONE DEL MOVIMENTO INES NARVÁEZ E AMAYA GALEOTE
ASSISTENTE ALLA REGIA ÓSCAR MARTÍNEZ-GIL
DIREZIONE DI PRODUZIONE E PRODUZIONE ESECUTIVA NURIA – CRUZ MORENO
VICEDIRETTORE DI PRODUZIONE FABIÁN OJEDA VILLAFUERTE
RESPONSABILE DI PRODUZIONE E DIREZIONE DI SCENA BLANCA SERRANO
TOUR MANAGER E DIREZIONE DI SCENA PACO FLOR E MÉLANIE PINDADO
DIREZIONE TECNICA MANUEL FUSTER E ALBERTO DE LAS HERA
COORDINAMENTO ATTORI OSPITI MARÍA DÍAZ
TECNICI LUCI RAÚL BAENA E EDUARDO VIZUETE
REALIZZAZIONE SCENE ÓSCAR MUÑOZ (LA CAVERNA DEL ÉREBO)
AMMINISTRAZIONE HENAR HERNÁNDEZ
RESPONSABILE UFFICIO STAMPA MARÍA DÍAZ
FOTOGRAFIA SERGIO PARRA
GRAFICA EVA RAMÓN
TRASPORTI FJS TRANSPORTES
PRODUZIONE BARCO PIRATA E TEATRO DE LA ABADÍA CON ANDREA JIMÉNEZ