Un percorso di alta formazione teatrale destinato a under 35 promosso da Pergine Festival in collaborazione con Estate Teatrale Veronese e con il sostegno del Ministero della Cultura e di Siae nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.
Sei artisti del teatro, selezionati tramite un bando cui hanno risposto più di 250 candidati; tre ragazze – Federica Cottini, Federica Torchetti e Maria Vittoria Barrella – e tre ragazzi – Tommaso Mattia Russi, Lorenzo Paderno e Andrea Palma – e tre “tutor” di vaglia quali Valeria Raimondi ed Enrico Castellani (Babilonia Teatri) e Fabrizio Arcuri. Due settimane di lavoro, a Verona e poi a Pergine, fra fine giugno e l’inizio di luglio, e un esito in forma di “azione di teatro urbano” andata in scena domenica 5 luglio in piazza Gavazzi nella cittadina della Valsugana e il giorno dopo nella scaligera piazza Bra.
Questi gli asettici dati tecnici di un progetto in verità denso di creativa vitalità e di urgenza – termine certo inflazionato e nondimeno in questo caso pregnante – comunicativo-politica.
Abbiamo seguito gli ultimi tre giorni di intensa attività, trascorsi a Pergine, nell’ambito del festival curato per il quarto anno consecutivo da Babilonia Teatri – e gli spettacoli in cartellone sono state ulteriori occasioni di condivisione e di confronto con i sei partecipanti, desiderosi di sfruttare ogni possibile opportunità di conoscere e sperimentare eterogenei modelli drammaturgici.Un percorso di formazione totalizzante dunque, non limitato alle sessioni di lavoro – con i tutor ovvero da soli, sfruttando la sala messa a disposizione dal Pergine Festival per mettere a punto intuizioni e idee, da soli e allo stesso tempo insieme. Il progetto, originariamente nato per quattro attori, un regista e un drammaturgo, ha visto, alla prova dei fatti, mescolare e, in fondo, annullare queste categorizzazioni: certo a Tommaso spetta l’ultima parola sulle questioni registiche ed è lui a dare i tempi ai compagni; e, certo, Federica Cottini è quella su cui gli altri fanno affidamento per i definitivi aggiustamenti alla drammaturgia; ma l’azione teatrale finale è frutto delle intenzioni, delle parole e delle azioni di tutti e sei.
Un “collettivo temporaneo” che si è dimostrato dunque capace di creare autenticamente insieme, stabilendo una dinamica interna orizzontale e adottando una pratica fondata sul confronto e sulla collaborazione. Una disposizione assunta spontaneamente e testimonianza di un’indubbia maturità da parte di questi giovani – l’età varia dai 25 ai quasi 35 anni – che, fra l’altro, mai avevano lavorato assieme. Un’assenza di protagonismo e un’attitudine a collaborare che, se da una parte risulta fondamentale per un’arte collettiva qual è – o almeno dovrebbe essere – il teatro; dall’altra, appare una non trascurabile peculiarità in un settore storicamente dominato da primattori e “divine”, inscalfibili maestri e capocomici… Una predisposizione che ha permesso al “collettivo temporaneo” di mettere a punto in pochi giorni una performance diffusa e dalle fondamenta, drammaturgiche e registiche, solide.
Il tema scelto per il progetto è stato l’overtourism, fenomeno assai attuale e trattato dai sei da prospettive differenti, senza dogmatismi né tesi preconcette da dimostrare, bensì interrogandosi e interrogando la realtà attorno a sé. Nell’azione teatrale realizzata e intitolata semplicemente Overtourism convergono quindi esperienze personali ma anche dialoghi e suggestioni ricavati dalle numerose interviste condotte dai sei artisti a Verona e a Pergine durante i giorni del progetto; letture e il confronto costante con i “tutor” – disponibili e mai rigidamente didattici.
Ci sono il racconto dell’affollata quotidianità domestica di Federica Torchetti, residente a Roma nel palazzo di ringhiera che, come segnalato su molte guide turistiche, fu il set de I soliti ignoti ed è dunque diventato meta di turisti a caccia di scatti “pittoreschi” ed alveare di AirBnb; ma anche la visionaria distopia di Lorenzo Paderna, che, con bombola, maschera, boccaglio e pinne, immagina una Venezia oramai completamente sommersa e, nondimeno, ancora affollata da frenetiche comitive. Maria Vittoria Barrella, invece, invita gli spettatori a sperimentare una “real italian experience” sfidandoli nel popolare gioco della morra; mentre Andrea Palma propone alcune “pratiche” intese a sostituire quelle “cattive” messe frequentemente in atto dai turisti, e incentrate in primo luogo sullo “sguardo”: anziché scattare compulsivamente fotografie senza nemmeno vedere ciò che si sta distrattamente inquadrando, (re)imparare a fermarsi e ad adottare prospettive differenti. È, poi, possibile ascoltare in cuffia le interviste condotte nelle due città ma anche inviare una lettera a personaggi più o meno reali: Giulietta e Babbo Natale, i Re Magi e il Papa… C’è, ancora, la panchina riservata ai “tre filosofi” veronesi, esemplificativi di un qualunquismo italico duro a morire; e il tavolo cui sedersi per ascoltare, “vis à vis”, il racconto di una “indigena”. A Pergine è la signora Maria, incaricata di rinnovare la memoria di quel manicomio che, per lunghi decenni, fu il principale catalizzatore di forza lavoro della cittadina trentina e di cui oggi si preferisce non parlare. A Verona, invece, la protagonista local è l’ex direttrice artistica del teatro d’avanguardia demolito per costruire una teleferica a uso e consumo dei turisti. C’è, poi, un momento corale, ripetuto all’inizio della performance e prima della conclusione, significativamente intitolato “fame di mondo”: una sorta di oratorio, allo stesso tempo appassionato e amaramente desolato, su vantaggi, in termini di conoscenza e apertura mentale, e derive disumano-capitalistiche dell’accorciamento delle distanze fra continenti ed emisferi terrestri. E, infine, il monologo Welcome to – recitato da Federica Cottini attorniata dai cinque compagni – in cui si ironizza sulla presunzione di autentica “italianità” che spinge i turisti ad affollare il nostro paese.
Overtourism è, come si può comprendere da questa sintesi, una performance articolata e drammaturgicamente plurima, diffusa nello spazio urbano – non a caso agli spettatori è fornita, all’inizio dell’azione, una cartina per orientarsi nella piazza e organizzarsi un proprio percorso di fruizione seguendo gli slot orari indicati – ed esplicitamente interattiva – c’è anche un luogo deputato allo scambio di souvenir. Una performance pensata per non essere attraversata nella sua completezza, proprio per contrastare quella fobia – è stato anche coniato un termine ad hoc, FOMO – di perdersi qualcosa di fondamentale affinché la propria esperienza di un luogo possa dirsi completa. La forma diventa così anche contenuto, rivelando l’intelligenza teatrale dei sei giovani artisti così come la loro capacità di osservare analiticamente la realtà che li circonda e di tramutare quello sguardo in autentica drammaturgia.
Due settimane di lavoro e un risultato maturo e denso di motivi che meriterebbero ulteriore sviluppo: l’auspicio è che l’esistenza della performance Overtourism possa proseguire ma, intanto, c’è la certezza di sei talenti maturi e generosi che molto potranno dire.
Foto Elisa Vettori