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Un ragazzo vestito di stracci corre sulle pietre antiche: un’ombra d’azzurro mare o forse cielo, che sfida un fondale quasi rosso, di fuoco e di sangue. È Gennarino Capuozzo, tra i più giovani insorti delle Quattro Giornate di Napoli, che cadde a undici anni nel settembre 1943,

alla sua memoria fu conferita la medaglia d’oro al valor militare.
“Curre curre guagliò” è il titolo della nuova stagione del Teatro Trianon Viviani, si parte dalla poetica dei 99 Posse, per rivolgere una dedica al piccolo eroe napoletano, per tenere dritto lo sguardo verso i troppi bambini che, nei conflitti di oggi, vengono strappati ai loro giochi, costretti a correre in mezzo alle macerie, al fuoco e al sangue.
Un’immagine efficace per svelare i prossimi appuntamenti del cartellone, la cui direzione artistica è affidata per la prima volta a Pierpaolo Sepe. L’immagine di Gennarino è al centro della stagione, «per ricordarci – afferma il direttore – che ogni generazione è chiamata a custodire ciò che ha ricevuto e a consegnarlo, un po’ più libero, a chi verrà dopo».
Raggiungo il teatro attraversando Forcella, a piedi, uno dei quartieri più antichi della città, dove le pietre raccontano la storia.
Il Trianon, dopo un periodo molto critico, va verso una svolta. Il manifesto di Pierpaolo Sepe lo esprime chiaramente. Oltre le identità che creano confini, bisogna cercare nuovi sguardi:
«...Dove le differenze possano incontrarsi senza perdere la propria voce. Perché una comunità non cresce quando tutti si assomigliano. Cresce quando impara ad ascoltarsi».
Da questa idea nascono diverse proposte, l’identità diventa memoria, trasformazione e creazione, nel pieno rispetto del luogo che ha un alto valore storico.
«Siamo tutti più piccoli di un teatro. Più piccoli della sua storia. Più piccoli delle parole che vi sono state pronunciate. E perfino di quelle che devono ancora essere dette. Un teatro ci precede. E ci sopravvive. Nessuno può pensare di possederlo. Per un tratto di strada ne siamo solo custodi. Abbiamo il dovere di prendercene cura. Di ascoltarlo. Di renderlo un po’ più aperto di come lo abbiamo trovato. Di consegnarlo a chi verrà dopo di noi, un po’ più ricco di possibilità. Ed è questa la responsabilità più importante di chi dirige un teatro pubblico»
Nella sua presentazione — poetica e politica al tempo stesso, intesa nel senso profondo di polis — Sepe, evidenzia cosa vuol dire creare spettacoli: incontrare modi diversi di guardare il mondo e pensare in senso comunitario. Uno sguardo al passato con la consapevolezza di correre verso il futuro raccogliendo tutte le istanze e gli stimoli eterogenei di una realtà socio-culturale complessa. In tal modo, il Trianon dimostra di essere un luogo vivo, sintonizzato con le urgenze del nostro tempo. Non un museo polveroso, ma una piazza aperta sul presente.
L’originale nome del teatro, evoca l’antico villaggio che Luigi XIV rase al suolo per ampliare il parco di Versailles. Lì, il Re Sole creò un’oasi di svago per sfuggire all’etichetta di corte. Il nome fu scelto agli inizi del Novecento, proprio per dare uno slancio artistico e culturale. Situato a Forcella — cuore pulsante del centro storico e patrimonio UNESCO — sorge a breve distanza dal Rettifilo (corso Umberto I), il grande asse viario che si ispirava proprio al modello dei boulevard francesi. Di fronte, in piazza Calenda, si trovano i resti delle mura greche del V-IV secolo a.C., diventati nel dialetto locale il simbolo stesso di una cosa antichissima (a Napoli quando si parla di qualcosa di molto vecchio si usa dire: “S’arricorda ‘o cippo a Furcella!”). La struttura inoltre ha inglobato l’unica torre di guardia greca superstite della città, ribattezzata, Torre della Sirena, legandola per sempre al mito fondativo di Partenope.
Forcella è un quartiere complesso, ricco di vita, storia e leggende, ma anche di eventi dolorosi come l’assassinio di Annalisa Durante e di Maicol Giuseppe Russo, due giovani vittime innocenti della camorra, non si può non tenere conto di queste profonde tragedie che hanno scosso la città, per questo motivo, saranno programmate anche iniziative sulla legalità. Il rapporto con il territorio sarà fondamentale. Si darà spazio al progetto ventennale la Scena delle Donne, un percorso artistico con le donne di Forcella, ideato da Marina Rippa, Monica Castagnola e Fiorella Orazio. Uno dei cardini della direzione artistica di Sepe riguarderà l’Accademia dei Mestieri un’attività di formazione dei mestieri teatrali per dare nuove opportunità di vita e di lavoro oltre quelle che riguardano il facile guadagno di una strada nel clan. Dal 20 ottobre al 13 giugno, macchinisti, tecnici, fonici e attrezzisti sono avviati a una formazione che s’intreccia al lavoro reale e guarda e dialoga con le fasce più fragili del territorio.
Il cartellone si dipana da settembre a giugno, e in particolare a gennaio due eventi dedicati a una riflessione in chiave contemporanea proprio sul ‘43:
“Le Quattro Giornate di Napoli. Ovvero della dignità perduta”, diretta da Carlo Cerciello (dal 14 al 24 gennaio), una rilettura della sollevazione del popolo napoletano, per riflettere sull’omologazione liberista del presente;
“Tempo che fu di Scioscia” di Enzo Moscato, un progetto di Imma Villa, in scena con Cecilia Lupoli, e la musica di Paolo Coletta (27 gennaio).
Gli altri allestimenti teatrali firmati dal Trianon Viviani, di cui una ripresa, più un grande concerto di chiusura. Il primo è la ripresa di Festa di Piedigrotta, il capolavoro corale di Raffaele Viviani, con la regia di Nello Mascia e le elaborazioni musicali di Eugenio Bennato (dall’8 al 13 settembre).
“Mala-Mente”, di e con Peppe Lanzetta, per la regia di Raffaele Di Florio (dal 25 febbraio al 7 marzo) è una “sceneggiata in divenire”, con il riscatto di genere, l’amore e il tradimento, tra il repertorio musicale del Novecento e brani originali.
Dal 16 al 25 aprile va in scena “Na meza buscia” di Alessio Forgione, con Francesco Di Leva, Rosario Giglio, Daniele Vicorito e Anna Carla Broegg, per la regia di Pino Carbone, uno spettacolo tra memoria, verità e leggenda, sul poeta e paroliere Vincenzo D’Agostino, Annarella, oggetto del suo amore tormentato, Gigi D’Alessio e Mario Merola.
Dedicato agli “under 35”, “Pulcinella”. Ovvero una cosa che somiglia al mondo, uno spettacolo, scritto e diretto da Noemi Francesca con Giovanni Ludeno e Riccardo Festa, che sottrae la maschera al folklorismo e all’approccio colto, in scena dal 14 al 23 maggio.
Ultima produzione, che chiude anche la programmazione della stagione, la Festa finale – La scena rap napoletana, (10 giugno): un concerto dei protagonisti della nuova scena rap e urbana cittadina, coordinato da Polo (Alberto Cretara) del gruppo la Famiglia.
Un incrocio di linguaggi: nuove drammaturgie, musica, danza, multidisciplinarietà, guardando al patrimonio partenopeo e alle scritture del presente. Una direzione coraggiosa e contemporanea. Un progetto condiviso, artisti che provengono da realtà indipendenti e di ricerca. Un piano di lavoro che non si limita a intrattenere, ma che graffia, interroga e stimola il pensiero critico, partendo dalle radici popolari per parlare al mondo. Nel sito tutte le informazioni su tutti gli eventi www.teatrotrianon.org
Il direttore artistico vede il teatro pubblico di Forcella come un porto: in un quartiere dove da secoli s’incontrano persone, lingue e racconti, non si ospitano soltanto spettacoli, ma si rendono possibili incontri, «...l’identità come memoria trasformazione, creazione.»
La nuova stagione non è un semplice palinsesto di eventi, ma un atto di resistenza culturale. Su quel palco, la storia di ieri e le ferite dell’oggi si fondono in un unico, potente canto di riscatto. Sostenere la sua programmazione significa sostenere la cultura come presidio di legalità, bellezza e inclusione sociale. Quel “guaglione” che corre non è solo un ricordo del passato: è l’invito, rivolto a tutti noi, a non fermarsi. Il sipario si alza, per trasformare il dolore in arte, e la memoria in futuro.
Andare al Trianon Viviani, non significa solo uscire di casa, ma compiere un atto di partecipazione civile e d’amore per la città.

Napoli, Teatro Trianon Viviani, 6 luglio 2026