Classe 1980, Mike Bartlett è un drammaturgo, sceneggiatore e produttore televisivo britannico e quest’ultima attività si rivela fortemente all’interno della struttura drammaturgica dello spettacolo CONTRACTIONS, in scena presso la Sala Assoli/Moscato
durante il Campania Teatro Festival 2026. Il debutto assoluto in Italia è affidato al regista Yaser Mohamed, affiancato dalla produzione di Casa del Contemporaneo. Il testo firmato da Bartlett risale al 2008, parliamo dunque di una scrittura non recente, pur presentando temi ancora purtroppo attualissimi in Italia. Il lavoro televisivo sicuramente influisce sulla scrittura, costituita da un dialogo dalle battute sintetiche, altalenanti in alcuni momenti, ripetitive volutamente. Il titolo è un palese riferimento alla problematica lavorativa, ai licenziamenti, alla crisi economica. Se nel 2008 la Gran Bretagna descriveva in scena questa situazione, il testo sembra più attuale che mai e viene inserito in quel particolare genere definito “ink black comedy”, commedia dall’umorismo nero con risvolti drammatici. In scena due attrici, Gea Martire, nei panni della Manager rappresentante di un’Azienda e addetta al controllo dei dipendenti, e Dalal Suleiman, nei panni della dipendente. Due donne a confronto, all’interno di un ambiente lavorativo che pretende, richiede, minaccia, non lascia spazio. La descrizione della vita della dipendente si inserisce all’interno della cornice fondamentale, ossia un colloquio reiterato tra le due donne, attraverso cui si recuperano le informazioni sul privato dell’impiegata. La Manager, invece, interroga continuamente e spudoratamente sui rapporti privati e intimi che nascono e si sviluppano tra l’impiegata e un altro dipendente. Il racconto sembra costruito su due piani, uno che segue cronologicamente il tempo verso il futuro, e un altro che si aggroviglia sul presente, attraverso una dilatazione costante. La regia ha scelto un’atmosfera asettica, una scrivania, una luce-lampione, una sedia. Musiche ed effetti ottici e di luce diventano protagonisti del pensiero, del ricordo, dello scandire del tempo. L’unico movimento previsto è l’avvicinarsi dell’impiegata e della sua sedia alla scrivania della Manager: ad ogni colloquio-interrogatorio la sedia si avvicina sempre di più. I toni cambiano, si modificano, si arriva anche allo scontro verbale, ma la Manager appare come un automa, non è scalfita assolutamente dal dolore della donna, costretta a lasciare il marito trasferito in altro Paese, costretta a riesumare il figlioletto perché l’azienda non crede alla morte e al congedo per lutto, costretta a lavorare in un’azienda vorace e terribile. Naturalmente il discorso assume connotazioni surreali e drammatiche, ma il dialogo sostiene una tensione fortemente percepita dal pubblico; il rischio di una “comedy”, intesa secondo il gusto e la tradizione anglosassone, scartando assolutamente il genere all’italiana, è quello di annoiare, di stancare presto. Questo testo, invece, è costruito, anche nella versione italiana, attraverso un sapiente gioco di incastri e di tensioni, così da allentare e da agganciare continuamente l’attenzione del pubblico. Più che ironia, intesa alla maniera anglosassone, potremmo parlare di sarcasmo, di dolore, di dramma vero e proprio, se consideriamo la sensibilità del pubblico italiano. Le due attrici appaiono perfettamente calate nel loro ruolo, gli spettatori odiano la Manager, ridacchiano, commentano sottovoce, si immedesimano nel dolore dell’Impiegata, si innervosiscono, si ammutoliscono. Bisogna sottolineare che l’esperienza di un’attrice come Gea Martire, legata anche ad altri generi teatrali, qui emerge fortemente: incarna perfettamente tutte le sfumature della Manager, la ripetitività ossessiva, la falsità, la compostezza inquietante, la perseveranza e, anche la cattiveria, l’assenza totale di empatia. Il personaggio sembra cucito addosso alla Martire, che dimostra una fortissima presenza scenica e un abile uso del linguaggio, delle molteplici battute e delle numerose sfumature che questo personaggio e l’intero racconto assumono continuamente. Il rapporto con la Suleiman, carnale, passionale, drammatica e intensa, è vincente. Questo spettacolo, seppur presentato durante il Festival, è ancora attualissimo, coinvolgente, elegante, adatto a qualsiasi teatro o stagione teatrale, grazie anche alla coppia teatrale al femminile, che funziona e piace al pubblico. “Ottimo!”, dunque, come affermerebbe la Manager, anche davanti al dramma terribile che l’impiegata ha vissuto per anni, pur di non perdere il lavoro. Lunghi applausi per le due attrici che speriamo di rivedere ancora insieme, in scena.
CAMPANIA TEATRO FESTIVAL 2026
CONTRAZIONI
SALA ASSOLI/MOSCATO
3 LUGLIO 2026
DI MIKE BARTLETT
CON GEA MARTIRE E DALAL SULEIMAN
REGIA YASER MOHAMED
TRADUZIONE DI MONICA CAPUANO
PRODUZIONE CASA DEL CONTEMPORANEO
Foto Sabrina Cirillo