La vicenda della statunitense Lisa Montgomery è un tale incredibile coacervo di male subito e agito, ferocia subita e agita, relazioni tossiche subite e agite, che sembra davvero impossibile possa esser raccontata. Se non la si conosce basta fare un giro su un motore di ricerca
o in una qualunque piattaforma di Podcast e si resterà basiti dalla torsione feroce per cui una bambina prima e poi una donna, abusata sessualmente, fatta prostituire e tormentata e annichilita per anni e anni dalla madre stessa, dal patrigno e da una infinita sequenza di orchi (compresi fidanzati e compagni), chiude la sua vita operando a sua volta il tremendo omicidio di una donna incinta e rubandone il feto. Una serie di mostruosità raccapriccianti e disgustose che la portano direttamente alla condanna a morte (per iniezione letale) a 52 anni, proprio alla fine del primo mandato di Trump (13 gennaio 2021): una condanna che si sarebbe potuta tramutare in ergastolo se fosse arrivata in tempo la presidenza di Biden il quale aveva già dichiarato che avrebbe sospeso le condanne a morte di persone di cui non era sicuro il grado di consapevolezza nel momento del reato. Perché è chiaro che il tremendo delitto compiuto da Lisa Montgomery, arriva a valle di una intera vita, lunghissima e infernale che letteralmente l’ha spezzata, ne ha spezzato la lucidità della psiche e qualunque tipo, anche residuale, di consapevolezza morale. Eppure questa vicenda di cronaca così tremenda deve proprio essersi piantata nella più fertile profondità dell’immaginario creativo di Fabio Pisano se il testo che ha realizzato per raccontarla, dopo averlo presentato con poca fortuna tre anni fa con la regia di Livia Gionfrida, lo ha riproposto oggi, in prima assoluta con un allestimento nuovo e radicalmente diverso. Uno spettacolo che, questa volta, appare molto convincente. Di che cosa si tratta? Si tratta di “Lisa, rapsodia di una mente spezzata” il monologo andato in scena il 17 luglio scorso a Sansepolcro, nel Chiostro di San Francesco, nel contesto del Festival Kilowatt 2026, giunto alla sua XXIV Edizione. La regia è condivisa tra Pisano e l’interprete Mariangela Granelli: bianca e luminosa la scena, bianco il costume (pantaloni e camicia) tutto bianco su bianco ad eccezione delle scarpe rosse a simboleggiare l’impegno nella lotta contro la violenza sulle donne. La vicenda è sordida e il sudiciume morale di cui è ricolma non sembra cambiare segno nemmeno quando Lisa Montgomery da vittima diventa silenziosa carnefice ed infine ancora vittima di fronte al boia. Mariangela Granelli è straordinariamente intensa nell’attraversare la vicenda di Lisa per il tramite del testo di Pisano: ovviamente la comprensione, l’assimilazione e la memorizzazione del testo hanno avuto un percorso molto lungo, verosimilmente molto difficile, ma al dunque altrettanto fecondo che si percepisce in ogni gesto e in ogni parola. Però ciò che conta qui è provare a capire come funziona la dinamica di questo attraversamento: ci si sofferma non sui fatti (l’elenco sarebbe sato straordinariamente lungo e doloroso), ma sugli effetti dei fatti e sugli strumenti usati per ottenerli. Non le spaventose brutalità esercitate sulla bambina, ma la camera costruita appositamente per compierle, non l’amore della sorellina ma la sua mano che la sostiene nel momento della profanazione, non la depravazione violenta ma il tanfo acre lasciato sul corpo della bambina, non il delitto finale e persino spettrale di Lisa ma il coltello con cui viene sanguinosamente esercitato. Non infine una sintassi piana, ma una lingua frantumata e un ritmo interiore sincopato che prova a esprimere la violenza e il terrore conseguente. Il grumo di tragica violenza (tragica in senso letterale, ovvero come dolorosa impossibilità di trovare una composizione alle opposte spinte del male) che è al cuore di questa vicenda è lasciato alla comprensione e alla partecipazione emotiva e morale del pubblico, è lasciato al giudizio politico del pubblico che è inaggirabile se appena non basta il cuore a farsi vincere dall’indifferenza (comoda, sovrana indifferenza) e a girarsi dall’altra parte.
Lisa. 17 luglio, Sansepolcro (Ar), Chiostro di San Francesco, nel contesto del Festival Kilowatt 2026, XXIV Edizione. Regia di Mariangela Granelli e di Fabio Pisano, aiuto regia Francesca Borriero, drammaturgia di Fabio Pisano. Con Mariangela Granelli. Disegno luci di Fabrizio Cicero, programmatore luci Lud Sciannamblo, tecnico del suono Giuseppe Bob Lattanzi, collaborazione al progetto Fabio Marchisio. Produzione: Giro Teatro – Cooperativa Montessori (Bs), in collaborazione con la compagnia Liberaimago, con il supporto del Centro Studi sul Teatro Napoletano, Meridionale ed Europeo, del Teatro Comunale “Maestro Giuseppe Vessicchio” di Cardito (Na) e Casa del Contemporaneo.
Foto Luca Del Pia