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La futura classe dirigente è composta dai bambini e dalle bambine, dai ragazzi e dalle ragazze che oggi - già oggi - provano a rispondere alle domande urgenti che provengono dalla realtà: bambini e bambine, ragazzi e ragazze che affrontano

come possono quesiti e impegni, che scommettono sul futuro. Non stiamo parlando di un proclama politico più o meno retorico e nemmeno di una ricerca sociologica, ma di uno spettacolo teatrale visto a Kilowatt 2026 (19 luglio, Sansepolcro, Chiostro di Santa Chiara), intitolato appunto “La futura classe dirigente” scritto e diretto da Caterina Marino e con in scena, oltre a lei stessa, Federico Brugnone, Sara Mafodda, Daniele Paoloni. E no, non è una metafora dire che si tratta di risposte vere a domande vere: il testo di questo lavoro infatti è stato costruito utilizzando creativamente le risposte date da bambini e ragazzi di tre aree diverse del nostro Paese a delle domande poste loro dalla compagnia a mo’ d’inchiesta. Domande che riguardano anzitutto il cambiamento climatico (e sappiamo tutti quanto sia inquietante e tangibile la sua forza devastante) ma, in seconda istanza, tutte le altre problematiche che la contemporaneità porta alla luce della dialettica politica: dalla struttura del lavoro futuro alle relazioni umane, dai rapporti tra i sessi alle guerre. Certo sono risposte semplici, talvolta buffe, forse non parametrate, come è normale, all’oggettiva pericolosità delle realtà da cui scaturiscono le relative domande, ma non bisogna sottovalutarle - sembra dire lo spettacolo -, non bisogna sottovalutarle perché passa da esse, piaccia o meno, il futuro di tutti noi. Ovviamente si capisce subito dove si va a parare: lo spettacolo presenta ritmo e una gradevolissima dinamicità nella scrittura e nella costruzione, nella recitazione, nei movimenti scenici, nell’energica coralità del lavoro attorale, rivolge domande serie agli spettatori e, com’è giusto, non fornisce risposte chiuse e definitive. La lingua dei bambini è utilizzata con rispetto e senza eccessi di paternalismo, d’infantilismo o di futile tenerezza e questo assegna allo spettacolo un singolare tono di leggerezza scevro da inutili sofismi. Tuttavia ci sono due aspetti che non convincono: uno di senso e uno di drammaturgia. Da una parte, aver lavorato sull’autenticità, e quindi implicitamente sulla serietà e sull’importanza, delle risposte date dai bambini a domande così impegnative avrebbe dovuto implicare anche un confronto con il potenziale negativo che è presente nella cultura che bambini e ragazzi respirano, assorbono e quindi incarnano ed esprimono. D’altra parte, non si può non notare che, per quanto vivace, interessante e dal ritmo coinvolgente, questo lavoro non si dispiega intorno a un’unica azione o a un conflitto che possano fungere da motore drammaturgico e invece procede linearmente, e potrebbe procedere quasi all’infinito, come discorso politico animato perché non c’è in esso alcun fatto che si conclude o che esaurisce i suoi effetti.

La futura classe dirigente. 19 luglio, Sansepolcro (Ar), Chiostro di Santa Chiara, nel contesto del Festival Kilowatt 2026, XXIV Edizione. Drammaturgia, regia e performance Caterina Marino e con Federico Brugnone, Sara Mafodda, Daniele Paoloni, aiuto regia Marco Fasciana. Costumi Accademia italiana. Produzione Cranpi, 369gradi, La Corte Ospitale residenze Carrozzerie | n.o.t, Humus artistə nel terriorio/IAC Centro Arti Integrate, Teatro Biblioteca Quarticciolo. Con il contributo di MiC – Ministero della Cultura e con il sostegno di Atcl – Circuito multidisciplinare della Regione Lazio.

Foto Luca Del Pia