Stefano Geraci, docente di discipline dello spettacolo presso l'università di Roma Tre, nonchè studioso, drammaturgo e saggista, raccoglie e riordina, in questa pubblicazione, le lettere inviate ai suoi studenti nel periodo della pandemia e i materiali prodotti
nel corso degli spettacoli Cechoviani su cui ha lavorato, per realizzare, grazie anche ai dialoghi e al confronto con il collega e amico Fausto Malcovati, un originalissimo itinerario che attraversa il mondo letterario e drammaturgico di Anton Cechov. A partire dall'ammissione di non riuscire a scrivere un romanzo, dalla straordinaria prolificità come novelliere, ai primi tentativi e fino all'approdo definitvo alla scrittura dei suoi capolavori teatrali, il lettore attraversa l'avventura creativa del grande scrittore russo, guidato da un approccio poco schematico e molto attento ai particolari, ai piccoli spunti, a riflessioni appassionate prima ancora che critiche o scientifiche. Seguendo un percorso cronologico, dalla scrittura dei racconti degli anni ottanta e novanta dell'ottocento, proseguendo per la stesura di Ivanov e, successivamente, per quella dei suoi capolavori, Il gabbiano, Zio Vanja, Tre sorelle e Il giardino dei ciliegi, Geraci appunta osservazioni, collegamenti, idee, rivelazioni, grazie anche a frammenti di lettere in cui lo stesso Cechov commenta il proprio lavoro, secondo un metodo critico originale, da cui traspare al contempo la professionalità dello studioso e la passione dell'operatore teatrale. Sarà perchè le fonti di questa pubblicazione sono una collezione di materiali prodotti in tempi e per scopi diversi, che alla lettura si percepisce la mancanza di uno schema analitico solido, tipico di molti saggi, ma proprio la ricchezza di spunti e idee, anche se talvolta poco sistematici, rappresenta, a mio parere, il reale punto di forza e l'originalità di questo lavoro.
Chissà perché
un itinerario nella drammaturgia di Cechov
di Stefano Geraci
Bulzoni 2026
pagg. 136 € 15,00